Martedì il voto in Consiglio
sui referendum anti trivellazioni
I termini per la presentazione dei quesiti scadono il 30 settembre prossimo. Il presidente dell'assemblea regionale Antonio Mastrovincenzo e il vice presidente Renato Claudio Minardi in Commissione Ambiente: "Nuove trivellazioni sono un pericolo per l’ambiente e l’ecosistema delle Marche”
La strada per il referendum popolare che tenta di bloccare le trivellazioni in Adriatico potrebbe trovare una corsia alternativa alla raccolta firme in corso a cura dei comitati di Possibile (leggi) se entro il 30 settembre almeno cinque consigli regionali delibereranno di presentare la proposta. I quesiti sono stati concordati, all’unanimità, durante l’ultima seduta della Conferenza dei presidenti dei consigli regionali e devono essere approvati in forma identica. A prendersi l’impegno, in seno alla Conferenza, il presidente Antonio Mastrovincenzo che aveva dichiarato la piena disponibilità a sottoporre subito alla commissione Ambiente e ai capigruppo la presentazione della proposta di referendum da discutere in Consiglio regionale. «Nuove trivellazioni – afferma Mastrovincenzo – sono un pericolo per l’ambiente e l’ecosistema delle Marche». Oggi Mastrovincenzo e il vice presidente Renato Claudio Minardi hanno presentato alla Commissione competente le proposte di deliberazione su normative statali relative ai permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare e terraferma.

Renato Claudio Minardi e Antonio Mastrovincenzo
Le proposte sono state immediatamente assegnate alla commissione Ambiente, per consentirne l’approvazione da parte del Consiglio nella seduta del 22 settembre. La prima riguarda alcune norme del “Decreto sviluppo” che avevano riammesso i procedimenti concessori in corso relativi alle aree marine protette e a quelli entro le 12 miglia dalla costa, precedentemente vietati ai fini della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Ove il referendum fosse approvato verrebbero fermate le attività di prospezione, ricerca e coltivazione in itinere con eccezione di quelle per le quali siano stati già rilasciati i titoli abilitativi. La seconda riguarda l’abrogazione di alcune norme del “Decreto sblocca Italia “, tra le quali la più significativa ha lo scopo di consentire alle Regioni, attraverso un’intesa in seno alla Conferenza unificata, di esprimersi sui piani delle aree in cui sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e loro stoccaggio e non solo su quello relativo alle attività sulla terraferma, evitando che in caso di mancato raggiungimento dell’intesa si possa bypassare la posizione della Regione ricorrendo a procedure sostitutive semplificate. Mastrovincenzo e Minardi si sono detti molto soddisfatti della discussione, svoltasi in Commissione che, di fatto, avvia il percorso per il referendum: «L’auspicio – hanno affermato – è di riscontrare, il 22 settembre in Aula, la stessa adesione rilevata oggi su questo tema che riguarda il benessere ambientale, economico e sociale dell’intera regione».
Infatti é molto probabile che cinque regioni targate pd facciano ciò….. Andando contro sua maestà Renzi…… Si si.
ma che vittoria e vittoria…
qua a chi ha l’autorizzazione mica la revocano…
significa che chi ha ottenuto il permesso di sbucare potrà farlo a norma di legge.
VERGOGNATEVI !!!
e aprite gli occhi, tutti quanti. SVEGLIAAAA!