Truffa sui nullaosta per il lavoro,
condannato a due anni

IN AULA - Il 45enne Salvatore Maenza avrebbe chiesto 5mila euro a cittadini pakistani ai quali secondo l'accusa fornì documenti falsi per fare entrare dei loro parenti in Italia. Al processo un altro imputato è stato assolto mentre il Tribunale ha deciso una sentenza a sei mesi per una terza persona per tentata violenza privata

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Tribunale Macerata (2)

Cinquemila euro per far ottenere il nullaosta per l’ingresso in Italia: condannato a due anni il 45enne Salvatore Maenza, originario di Camporeale. Nello stesso processo erano imputati al tribunale di Macerata, per tentata violenza privata e tentata estorsione, Moris Maikols Mercuri, 34 anni, di Vercelli, (che è stato assolto) e Rosario Giordano, 42 di Napoli, (condannato a 6 mesi per la sola accusa di tentata violenza privata). I fatti contestati risalgono al 2010 e sarebbero avvenuti a Monte San Giusto, Civitanova e Porto Sant’Elpidio. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Pietro Moscianese Santori, Maenza avrebbe fornito a tre pakistani, in cambio di 5mila euro, documenti poi risultati falsi o contraffatti per far ottenere a dei loro parenti il rilascio di nullaosta per il lavoro stagionale. Ma i visti non vennero mai rilasciati dalle autorità pakistane perché la documentazione era risultata fasulla. Maenza era accusato di falso e truffa. In concorso con gli altri due imputati era inoltre accusato di tentata violenza privata per avere cercato di costringere i pakistani a non rivolgersi alle forze dell’ordine. Inoltre erano accusati di tentata estorsione perché, dice l’accusa, avrebbero cercato di costringere uno dei pakistani a consegnare loro 10mila euro per indurlo a vendere i documenti falsi a suoi connazionali. Da quest’ultima accusa sono stati tutti assolti. Maenza è stato invece condannato a 2 anni per gli altri capi di imputazione, Mercuri è stato assolto, mentre Giordano è stato condannato a sei mesi per la tentata violenza privata. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Roberta Bizzarri, Sante Monti, Andrea Natalini. Parte civile si sono costituiti tre pakistani, assisiti dagli avvocati Raffaella Cesari e Alessia Pepi.

(Gian. Gin.)


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