“La Torre che ride” apre con Goldoni
Una Compagnia veneta debutta all’Arena "Florida" di Porto Potenza
La quarta edizione della rassegna di teatro brillante “La torre che ride”ha preso l’avvio all’arena “Florida” di Porto Potenza, nuova location dopo un triennio in quel di Porto Recanati, con l’esibizione della Compagnia “La Bottega” di Concordia Sagittaria in provincia di Venezia che ha messo in scena La Bottega del caffè di Carlo Goldoni, per la regia di Filippo Facca, che ha interpretato anche il ruolo di Ridolfo, il saggio e avveduto proprietario della caffetteria, classico luogo di incontro di molti personaggi della città. Lo aiuta nel suo lavoro Trappola (Attilio Sguerzi) , un servitore scansafatiche e sempre pronto alla battuta di spirito. Insieme a Spazzola (Andrea Bigai), il sonnolento garzone del vicino barbiere, apre lo spettacolo servendo al pubblico, in maniera simpaticamente chiassosa e tra frizzi e lazzi, una tazzina di caffè, specialità e vanto della bottega di Ridolfo.
Siamo a Venezia, all’alba di un freddo mattino d’inverno, nel periodo di carnevale. La città è un tripudio di maschere. Il locale, che si affaccia sul tipico campiello veneziano, è frequentato con assiduità da don Marzio (Giorgio Achino), nobile napoletano, un po’ ambiguo, chiacchierone e intrigante, ma sempre galante con le belle donne. Altro habitué del caffè è Eugenio (Giulio Cesco), affascinante mercante di tessuti e impenitente e poco fortunato frequentatore della bisca di Pandolfo (Stefano Scaringi). È perennemente a corto di quattrini, malgrado il disinteressato e costante aiuto del buon caffettiere Ridolfo, sempre disposto a onorare i suoi debiti e a dargli buoni consigli, peraltro inascoltati. Nel campiello c’è un discreto giro di belle donne: la ballerina Lisaura (Flora Perissinotto), Vittoria (Isabella Bucciol) e Placida (Serena Tenaglia). Non possono mancare i soliti intrighi, i camuffamenti, gli scambi di persona ecc., ovvero tutti quegli ingredienti che caratterizzano la classica commedia goldoniana. La trama della commedia in sé è tenue, ma il divertimento è assicurato dalle gags spiritose dei due garzoni, dalle argute battute di don Marzio, dal movimento e dal buon ritmo, così come è assicurato il lieto fine: le coppie, dopo qualche schermaglia, si ricongiungono in un rasserenato ménage famigliare, mentre il losco Pandolfo viene arrestato per truffa, dietro segnalazione…..involontaria di don Marzio il quale, ritenuto spione e diffamatore, viene abbandonato da tutti e costretto a lasciare in fretta la città.
Di buon livello la performance fornita dalla compagnia veneta, con una particolare menzione per Stefano Scaringi, attore dotato di ottima presenza scenica e di una bella voce dal timbro profondo e per Giorgio Achino:coinvolgente la sua vis comica e buona la dizione partenopea. Che si davvero napoletano? Ricchi e d’effetto i costumi di Anita Galasso, mentre qualche perplessità ha destato in più d’uno la scenografia di Mauro Gentile. Sicuramente pratica e funzionale per la sua modularità che le consente di adattarsi ad ogni contingenza ed una certa agevolezza nelle operazione di allestimento, è tuttavia apparsa discutibile sotto il profilo estetico con quel massiccio impiego di pannelli metallici di un piatto color grigio, monotoni nella loro ripetitività e soprattutto assolutamente privi di elementi decorativi, fatta eccezione per le scritte identificative (bottega del caffè, barberia, locanda ecc.) che proprio per questo evocano più un algido e anonimo spazio da centro commerciale che un grazioso e colorato campiello veneziano. A parte questa considerazione, c’è da dire che il pubblico ha apprezzato la buona esibizione del gruppo veneto.
(Foto di Cristian Drigo)

