La carica dei 3500 per Bregović
I ritmi gitani rapiscono Civitanova

RIVE FESTIVAL - Il compositore bosniaco ha chiuso la rassegna civitanovese. Caldissimo il pubblico giunto da tutta la regione per danzare i suoni forsennati della musica rom all'insegna della follia

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Gli oltre 3500 presenti al concerto di Goran Bregović

 

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Goran Bregović

di Marco Ribechi

La carovana nomade di Goran Bregović (leggi l’articolo) approda a Civitanova e rapisce il pubblico giunto da tutta la regione per ascoltare le sue sfrenate ballate zigane. Oltre 3500 persone hanno affollato lo spazio del tiro al volo, luogo non troppo adatto per un concerto ma con gran potenziale, che però senza dubbio ben si è adattato ai ritmi popolari del compositore bosniaco. Un palco scarno, praticamente vuoto riempito soltanto dalle note della sua orchestra di ottoni, composta da 5 elementi, accompagnati da due splendide voci femminili e da sfrenate percussioni. La “Wedding and funeral” band ha saputo far saltare i presenti per oltre due ore, in un vortice di canzoni incalzanti come nella più classica tradizione gipsy. “If you don’t crazy, you are not normal” il nome del tour in anteprima assoluta, e la performance mirava appunto a sfiorare la pazzia. Come nel parcheggio di un luna park (che in realtà si trovava a pochi metri dal tiro al volo) il concerto ha assunto un’atmosfera familiare nomade, trasformando per qualche ora i presenti nei personaggi caricaturali ma anche concreti già visti nei film di Kusturica. Non solo giovani tra i presenti, tante le famiglie e anche coppie di una certa età, rinvigorite dall’atmosfera trascinante e coinvolgente che si elevava dal palco. Uno spettacolo che puntava allo sfinimento dei presenti proprio come la musica dei gitani strema suonatori e ballerini, normalmente alterati anche dal vino.

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Il compositore con la sua band

Toccante l’esecuzione di Ederlezi, canzone popolare rom già presentata nel film “Il tempo dei gitani”, il cui meraviglioso canto si è innalzato nell’unico momento di pausa di tutto il concerto. Bregović, come consuetudine vestito interamente di bianco, sempre seduto e armato di chitarra in una mano e di bicchiere nell’altra, ha guidato in maniera sapiente ma anche scellerata i propri musicisti, coinvolgendo il pubblico in alcuni momenti e brindando alla sua salute in altri. La follia della cultura dei gitani, più odiata che amata come ammette lo stesso Bregović, racchiude tradizioni secolari fatte di gesti istintivi e sregolati, mal sopportati dalla cultura estremamente razionale e produttiva (ma non sempre altrettanto logica) della contemporaneità. Il gitano presentato dal compositore è appunto un emblema della diversità, un monito a ricordare che soprattutto nella pazzia esiste il germe della genialità che cerca spazio in un mondo che tende sempre più a emarginare chi rifiuta il suo sistema. Le ultime canzoni ricordano le guerre mondiali, prima nei balcani e poi in Italia con l’inno partigiano “Bella ciao” da sempre canto di battaglia di Bregović. L’ultimo pezzo, anticipato dall’urlo “All’attacco” del pubblico è Kalazmicov, universalmente conosciuto e cantato a squarciagola dai fan in ormai delirio. Saluta soddisfatto il suo pubblico in perfetto italiano: «Siete un pubblico fantastico, sono contento che vi piace la mia musica, è un piacere suonare per voi» e l’ambasciatore dei gitani esce di scena.

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