Animali maltrattati a Ussita,
chiesta la condanna per il pastore

IN AULA - Nove mesi è stata la richiesta del pm Stefano Lanari al temirne della requisitoria, il giudice ha rinviato l'udineza al 12 giugno per repliche. La difesa "Al processo non è stato provato nulla, solo che un cane era legato ad una catena senza il moschettone"

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Pasquale Marziali, a sinistra, nel servizio di Striscia

Pasquale Marziali, a sinistra, nel servizio di Striscia

Animali maltrattati a Ussita, il pm chiede la condanna a 9 mesi per il pastore 62enne Pasquale Marziali. L’udienza è stata rinviata per le repliche. L’imputato è stato protagonista di servizi di Striscia la notizia (l’ultimo nei primi mesi di quest’anno) che parlavano del cattivo stato con cui, a loro dire, venivano tenuti ovini e cani. Questa mattina al tribunale di Macerata il pm Stefano Lanari, al termine della requisitoria in cui ha preso in esame fatti relativi al 2010 e 2011, ha chiesto la condanna a 9 mesi per Marziali. Il giudice Giovanni Manzoni ha poi rinviato il processo al 12 giugno per le repliche di accusa e difesa (Marziali è assistito dall’avvocato Tiziano Luzi). L’accusa si basa su diverse ispezioni che c’erano state nel casale dove l’allevatore teneva agnelli, pecore e cani. Il primo controllo risale al 19 luglio 2010: vennero trovati 80 agnelli, di età tra i 3 e i 40 giorni, chiusi in box senza le madri e quindi senza la possibilità di essere allattati con regolarità e senza contenitori d’acqua o mangimi per lo svezzamento. In seguito altri controlli verificarono sempre la presenza di agnelli e pecore privi di cibo. Inoltre, il 21 gennaio 2011 vennero trovati 4 cuccioli di cane morti, secondo l’accusa, perché Marziali aveva legato la madre dei cagnolini ad una catena e questa non aveva potuto allattarli. I cuccioli, dice l’accusa, erano morti di stenti. Anche un quinto cagnolino, trovato ancora vivo nel corso di un controllo dei carabinieri era poi morto, dice l’accusa, per il cattivo stato di salute. «Di questi episodi contestati nel corso del processo non è emerso niente – dice l’avvocato Luzi –, solo che c’era una cagna legata ad una catena senza che vi fosse il moschettone girevole e questo comportava che la catena di attorcigliasse (e appunto per questo, secondo l’accusa, la catena non era regolare, ndr). Per il resto è emerso che gli animali stavano bene, e tutti quelli che li hanno visti hanno detto che non è vero che Marziali non dava da mangiare agli animali. Sui cinque cuccioli di cane morti, sono morti perché avevano la verminosi, nonostante il mio cliente avesse sempre fatto tutte le vaccinazioni obbligatorie».

(Gian. Gin.)


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