Il check up economico delle Marche:
“Pochi investimenti in tecnologia
e sistema produttivo inadeguato”
Il docente dell'Università Politecnica di Ancona Pietro Alessandrini ha illustrato a Macerata l'analisi sociale ed economica commissionato dalla Regione. Impietosi i numeri sulla produttività e gli investimenti. “Gli scenari futuri che si prospettano sono molto preoccupanti se non si cambia il modello di sviluppo”
di Marco Ricci
Un report, quasi sconosciuto e scarsamente pubblicizzato e di cui è difficilissimo ottenere una copia cartacea, quello presentato ieri sera a Macerata dal Circolo Aldo Moro, un corposo studio terminato nel 2014 e curato dal professor Pietro Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche sullo stato della Regione, sui problemi in atto e sulle sue prospettive di sviluppo. Il volume di oltre 400 pagine dal titolo “Marche +20, sviluppo nuovo senza fratture”, frutto di tre anni di lavoro e commissionato dalla stessa Regione, meriterebbe infatti un’attenzione ben maggiore di quella ricevuta fino ad ora e di fatto limitata alla presentazione ufficiale, essendo senza dubbio uno dei lavori più articolati mai prodotti sullo stato delle Marche, un vero e proprio check up del sistema economico e sociale che, andando al di là di tanti luoghi comuni, guarda in faccia la realtà senza fare troppi sconti, con una mole di numeri, confronti, risultati e spunti che dovrebbero farne un bagaglio non solo per i decisori politici ma anche per le associazioni di categoria e le forze sociali, guardando a una regione diversa da qui a vent’anni.
“Mettere ordine in casa propria”, inizia Alessandrini, davanti a quella fragilità strutturale di un motore marchigiano meno potente e meno evolutivo di altri, un motore in affanno davanti a una crisi sistemica pagata dalle Marche in termini di produttività, anche in raffronto alla già scarsa performance italiana degli ultimi anni. Una crisi nella crisi, come tante volte abbiamo cercato di illustrare con i nostri articoli, tutta del sistema regionale. Le lacune del sistema, evidenziatesi dal 2007, e la gravissima frenata degli investimenti, hanno portato alla perdita in pochi anni di quanto guadagnato in passato sia in termini di Pil che di esportazioni rispetto al resto del paese, con la produttività industriale (vedi il grafico a fianco) non solo ben inferiore alla media italiana ma anche a quella delle regioni prese a confronto (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Veneto e Abruzzo). “Gli scenari futuri che si prospettano sono molto preoccupanti se non si cambia il modello di sviluppo”, conclude il passaggio il professor Alessandrini, ben consapevole di come sia necessaria andare oltre il presente.
Scarsissimi investimenti (anche pubblici) in tecnologia e nell’informatizzazione, progetti a volte troppo faraonici, assenza pressoché completa di banda ultra larga, di banche dati pubbliche, le Marche in molti indicatori fanno la parte del fanalino di coda o quasi se si accettua la banda larga ordinaria, un’arretratezza tecnologica e di infrastrutture immateriali che sono un duro prezzo per la competitività delle imprese e l’efficienza delle amministrazioni. Le aziende ospedaliere delle Marche, per fare un esempio ben noto ai cittadini, non offrono la possibilità di prenotazioni e pagamenti on-line e solo il 25% rilascia referti elettronici, numeri che si confrontano con quasi il 100% dell’Emilia Romagna. E se è buona la formazione di base, la formazione professionale continua mostra invece numeri molto bassi e dunque non va in direzione dell’alta specializzazione o dell’aggiornamento, esattamente il contrario di quello che ci si aspetterebbe in periodi di crisi.
Anche il tessuto sociale, rileva lo studio, rischia di non tenere davanti a una società che invecchia e che ha di fronte i problemi e i costi derivanti dall’immigrazione. Se nelle Marche si vive bene, il bene è però controbilanciato con la bassa ricchezza (e dunque con la minor capacità di spesa) e con la frammentazione dei servizi sociali spesso di competenza comunale e spesso meno controllati rispetto a quelli propriamente sanitari. Se la sanità è tra le migliori del paese, sono però gravissime le carenze nell’assistenza domiciliare o quasi-domiciliare che portano la Regione Marche agli ultimi posti della graduatoria. Di strada dunque ce ne è molta da fare, con una riforma sanitaria ancora rimasta a metà.
Alessandrini è impietoso anche davanti alla governance bancaria di una Regione dove il deterioramento del credito, dal 2011 in poi, si è accentuato in negativo rispetto alla media italiana. “La perdita gestionale di importanti banche locali – scrive il professore – mette a nudo un gap di capacità imprenditoriale della classe dirigente bancaria regionale intesa in senso ampio: dal governo degli assetti societari alla gestione manageriale”. Un gap non dissimile da quello che lo studio individua nel più largo contesto dell’imprenditorialità, alle prese con un ricambio generazionale non sempre all’altezza dei frutti sperati e con la perdita del controllo di importanti realtà produttive finite a gruppi stranieri.
E difficile, ovviamente riassumere uno studio di tale mole a cui si affiancano, al termine del volume, contributi di altri importanti ricercatori. Sfogliando qua e là, emergono le mappe con le distribuzioni di centri commerciali costruiti apparentemente senza pianificazione territoriale, o il dato allarmante sul dissesto idrogeologico che colpisce una percentuale altissima del territorio regionale (“nodo problematico da affrontare con il massimo impegno”, dice Alessandrini) o la fragilità di un sistema ricettivo turistico che funziona a giorni alterni, o l’asimmetria territoriale che riempie la costa e svuota l’interno della Regione.
“Il futuro non aspetta”, conclude lo studio Pietro Alessandrini, dopo aver delineato i possibili scenari di crescita, gli interventi improcastinabili e quelle linee guida che potrebbero indirizzare lo sviluppo della regione, partendo dalla suddivisione del territorio regionale in diciotto ambiti locali di cui il rapporto affronta le caratteristiche e le peculiarità, dal turismo, all’agricoltura, alla piccola impresa.
Per chi volesse approfondire, il testo completo dello studio è disponibile a questo indirizzo sul portale della Regione Marche.



