Nel Maceratese i fondi per gli attentati
Tanti i contatti dei presunti jihadisti
con la nostra provincia
CIVITANOVA - Quasi tutti gli indagati finiti nella rete perché sospettati di appartenere ad un network con contatti con Al Qaeda e i talebani sono entrati in Italia o hanno vissuto sulla nostra costa o nel capoluogo. Il pakistano preso all'Hotel House era ospite di alcuni amici ma vive a Roma
di Gianluca Ginella
Il Maceratese serviva a reperire fondi per la presunta cella terroristica che avrebbe anche avuto legami con Al Qaeda e i talebani. Secondo gli inquirenti della Digos di Sassari i 18 presunti estremisti islamici arrestati ieri in varie comunità italiane erano quasi tutti passati per Civitanova o per Macerata nel corso degli anni. Qualcuno vi aveva anche risieduto e spesso la nostra provincia, per via delle attività manifatturiere, era stato il punto di ingresso in Italia. Non solo degli indagati, ma anche per clandestini pakistani e afghani che venivano fatti entrare in Italia, sempre secondo gli investigatori, attraverso falsi permessi di lavoro ottenuti con imprenditori compiacenti. Clandestini che pagavano il pass per l’Italia 6-7mila euro. Denaro che poi, stando alle indagini, veniva mandato in Pakistan e Afghanistan per organizzare attentati e acquistare armi.
Da ieri sono dieci le persone arrestate, tre nella nostra provincia. L’ultimo a finire in manette, preso all’Hotel House di Porto Recanati, è il 46enne Alì Zubair che risiede a Roma e che al palazzone multietnico era andato a trovare alcuni amici (leggi l’articolo). Lì è stato preso dalla polizia nel pomeriggio di ieri. L’uomo, sempre in base a fonti investigative, si occupava solo del finanziamento dell’organizzazione ma non ha parte agli attentati che vengono contestati al network terroristico. Tra gli episodi di sangue dei presunti terrorisit c’è l’attentato al mercato di Peshawar, in Pakistan, nel 2009 quando furono uccise oltre 100 persone. A Zubair viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo. I due arrestati di Civitanova, Sher Ghani, 57 anni, e Shah Zuabair, 37, si sarebbero occupati di agevolare l’ingresso in Italia di pakistani e afghani. Tuti i tre arrestati nelle Marche sono in carcere a Camerino. Ghani è il padre di Faqir Ghani, il 26enne espulso nei mesi scorsi per aver scritto su dei social network frasi che inneggiavano alla jihad. Gli investigatori hanno avviato l’indagine che ha portato agli arresti di ieri nel 2005. E nel corso delle investigazioni è emerso che una bella parte del gruppo degli indagati ha vissuto o è passato da Civitanova, dai comuni vicini e da Macerata. Città che, a quanto emerge, sono ricorrenti nelle indagini. Macerata, Civitanova e anche Ascoli sono punti di arrivo per cittadini pakistani e vi abitano colonie nutrite. Oggi sono anche cominciati gli interrogatori di garanzia per gli arrestati. Il primo ad essere sentito è Yahya Khan Ridi, 37 anni, che è stato arrestato a Foggia. Altri interrogatori proseguiranno la prossima settimana.



Rinnovate congratulazioni alle Forze dell’Ordine e alla Procura titolare delle indagini. Ripulire seriamente la nostra Italia (e nella fattispecie la nostra provincia) di queste malepiante, può soltanto giovare – oltre che a noi – ai cittadini extracomunitari che vivono e lavorano qui seriamente, comportandosi bene e pagando le tasse.