“Indebolire Camerino e San Severino
mette a rischio
anche l’ospedale di Macerata”
SANITA' - Le preoccupazioni di Mario Chirielli del comitato per la difesa dell'Eustachio: "In pochi anni il capoluogo non sarà più riferimento per l'ambito sanitario. Non vorrei che succedesse in questo contesto ciò che è avvenuto con la pallavolo a vantaggio di Civitanova"
di Monia Orazi
San Severino e Camerino sono strutture ospedaliere da potenziare, altrimenti anche Macerata rischia di perdere il suo ruolo di punto di riferimento a livello provinciale. Hanno destato apprensione nel comitato per la difesa dell’ospedale B.Eustachio di San Severino, le parole di Gianni Genga, direttore generale Asur, intervenuto sulla sanità marchigiana, nel corso di una serata organizzata dal Rotary Club di Tolentino (leggi l’articolo). «Ciò che ha colpito e ha destato preoccupazione è quando dice che ora gli amministratori si concentreranno sui 13 ospedali di riferimento e che a breve il binomio San Severino-Camerino dovrà essere messo in discussione. Mantenere un ospedale sotto casa non è possibile secondo il dottor Gianni Genga», scrive Mario Chirielli, segretario del comitato settempedano. Nel corso dell’incontro, i componenti del comitato si sono posti vari interrogativi. Anelido Appignanesi, ad esempio, ha ricordato come tutto dipenda dai numeri e come occorra fare il possibile per mantenere le utenze, facendo presente che nel giorno dell’incontro al centro unico di prenotazione dell’ospedale di San Severino erano state registrate ben 380 presenze,«questi numeri dovrebbero far riflettere», ha concluso.
Per Chirielli si presenta il rischio di ridurre ulteriormente i servizi sanitari: «Altri tagli e ridimensionamenti ai presidi di San Severino e Camerino? Fare in modo che questi abbiano un ruolo marginale che li porterebbero ad una perdita di utenze? Ciò avverrebbe dopo le elezioni regionali? Perché questo accanimento nei confronti di zone già in difficoltà per la mancanza di servizi e di infrastrutture? Perché sotto casa l’ospedale dovrebbero averlo solo a Macerata o lungo la costa?», si chiede il segretario. L’analisi porta dritto al capoluogo di provincia, che secondo il comitato presenta una struttura non adatta a garantire il ruolo di ospedale provinciale: «A Macerata in questi ultimi anni sono stati sperperati ingenti finanziamenti, tanto che il loro nosocomio oggi è un ospedale cittadino e non provinciale perché struttura inadeguata. I sindaci che si sono succeduti nel capoluogo in queste ultime legislature non sono stati certo lungimiranti e hanno procurato enormi danni alla sanità della nostra provincia», si legge nella nota. Per il comitato sarebbe stato opportuno costruire in passato un ospedale provinciale in una zona baricentrica, quale Villa Potenza o Montecassiano, ai tempi in cui c’erano risorse disponibili.
La mancanza di un grande nosocomio provinciale si fa sentire: «Una struttura sanitaria adeguata costruita in quel sito sarebbe oggi anche il punto di riferimento per Recanati, per la medio alta valle del Potenza, per Cingoli (oggi in un altra area vasta), inoltre avrebbe attinto utenze dalla costa e dall’anconetano. Peccato che gli utenti del capoluogo così non avrebbero avuto un ospedale sotto casa». Indebolire Camerino e San Severino, significherebbe per Chirielli, mettere a rischio anche Macerata e spingere altrove i pazienti, verso l’Umbria, complice il potenziamento della Ss 77 Valdichienti:«Siamo convinti che se si dovessero indebolire i presidi ospedalieri di San Severino e Camerino , oggi dei fiori all’occhiello produttivi ed efficienti perché catturano utenze, nel volgere di pochi anni Macerata non sarà più la città di riferimento per la nostra provincia per quanto riguarda l’ambito sanitario. Non vorrei che per la città di Macerata avvenisse in questo contesto ciò che è successo con la pallavolo a vantaggio di Civitanova».
