Tassa rifiuti, imprenditore
accusa Monachesi
e fa causa a Comune e Smea
MACERATA - L'Agrotecnica di Giovanni Orlandi, attraverso i suoi avvocati, ha portato alla luce una vicenda finita al vaglio della magistratura. Due le azione legali. Una in sede civile per un risarcimento danni avanzato alla ex partecipata e al Comune di 22mila euro e una in sede penale con una denuncia che ipotizza i reati di tentata truffa aggravata e falso. I legali di Monachesi: "Mai attivata la convenzione"
di Marina Verdenelli
Il costo dei rifiuti finisce al centro di una vicenda giudiziaria. E in tribunale ci finisce anche la gestione della Smea di Stefano Monachesi, ex amministratore delegato della partecipata del Comune di Macerata per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, acquistata dal Cosmari nel 2013. Monachesi oggi è il responsabile del servizio igiene urbana alla Sintegra. A indicare il suo nome, è stato il titolare dell’azienda Agrotecnica di Piediripa, Giovanni Orlandi, 52 anni, di Camerino, che attraverso i suoi legali gli avvocati Federico Valori e Oberdan Pantana ha portato alla luce una vicenda finita al vaglio della magistratura. Orlandi ha intrapreso due azione legali. La prima in sede civile per un risarcimento danni avanzato alla ex Smea di Monachesi e al Comune di Macerata, pari a 22.421,41 euro, relativo agli importi sborsati dalla Agrotecnica per la Tarsu 2010, 2011 e 2012 e per quelli pagati per la Tares 2013.
La seconda in sede penale con una denuncia che ipotizza i reati di tentata truffa aggravata e falso nei confronti di Monachesi. Chiuse le indagini, è stata fissata l’udienza preliminare il 27 maggio quando il giudice valuterà le accuse e le ragioni della difesa e deciderà come procedere. Intanto si sa che la vicenda della Agrotecnica sarebbe solo uno stralcio di una indagine più grande avviata dalla procura di Macerata sulla questione della raccolta differenziata e che avrebbe portato nei mesi scorsi anche al sequestro di numerosi documenti proprio in Comune.
«Tutto ha inizio dopo una delibera del Consiglio comunale – spiega l’avvocato Federico Valori – la 232 del 21 luglio 2010 e relativa al progetto di raccolta dei rifiuti nella frazione Piediripa, nell’area produttiva di Sforzacosta e nel mercato ortofrutticolo di Piediripa. Una fase sperimentale. A seguito di questa delibera la Smea tolse tutti i cassonetti ad uso comune. Alle imprese commerciali fu data la possibilità di fare contratti con la Smea per lo smaltimento dei rifiuti esentandole dal pagamento della relativa tassa. Così fece l’Agrotecnica. Dopo il contratto iniziò la raccolta dei rifiuti». Stando alla ricostruzione dell’avvocato di Orlandi, l’Agrotecnica scrisse poi al Comune chiedendo appunto di non pagare la tassa sui rifiuti perché reduce del contratto con la Smea. L’azienda presentò all’Ente la relativa documentazione, i formulari di identificazione dei rifiuti (Fir), che provavano l’avvenuto smaltimento. «Nei Fir però – prosegue l’avvocato Valori – non veniva riportata l’azienda di Orlandi ma l’intestazione del Comune. Lo stesso Comune obiettò questa dicitura spiegando che non c’era prova che i formulari erano della Agrotecnica. Fu fatto presente da Orlandi alla Smea la contestazione ma la Smea ribadì che andavano bene». Secondo quanto riferisce l’avvocato Valori, le contestazioni furono fatte, per il Comune, dal dirigente del servizio Finanziario e del Personale Roberta Pallonari. La stessa non avrebbe ritenuto validi i Fir per chiedere l’esenzione. La dirigente Pallonari fu anche sentita dalla sezione di polizia giudiziaria e avrebbe specificato nel dettaglio la vicenda chiarendo anche che l’Agrotecnica presentò ricorso alla commissione tributaria. «La dirigenze ha riferito alla Pg che la ditta comunicò l’esistenza di un rapporto con la Smea come operatore privato ma la Smea non aveva confermato tale tipo di rapporto e non aveva mandato al Comune i formulari relativi alla raccolta in questione» dice Valori. Ma stando a quanto racconta la parte offesa, i formulari furono presentati in Comune, più volte. Orlandi pagò la tassa sui rifiuti al Comune e non pagò per il servizio la Smea. Di qui la denuncia per tentata truffa e falso. Contro la Smea l’Agrotecnica agirà in sede civile per inadempienze contrattuali e contro il Comune invece per mancato controllo.
La difesa di Stefano Monachesi ribalta le accuse. «L’Agrotecnica non ha mai reso possibile l’attivazione della convenzione – sostengono gli avvocati Andrea Tassi e Massimo Gentili – perché non si è mai accordata con la Smea. Non ha mai messo i cassonetti scarrabili indispensabili per i prelievi. Inoltre non ha mai fornito i dati per l’intestazione dei Fir che sono arrivati dopo molto tempo e su sollecitazione della Smea. La Smea non ha mai chiesto soldi all’Agrotecnica perché non ha mai attivato i prelievi».

