Nei panni di chi non vede
Cena al buio per riscoprire i sensi

MACERATA - La sezione locale dell'Unione ciechi e ipovedenti coglie l'occasione dell'elezione del nuovo presidente Paolo Angeletti per promuovere l'evento e raccogliere fondi. Siparietto dell'assessore Ricotta: «Noi democristiani quando si tratta di mangiare lo facciamo anche al buio»

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Alla fine del pasto, con le luci accese

di Marco Ribechi

Una stanza completamente scura in cui orientarsi e svolgere tutte le piccole azioni legate ad un normale pasto. Comprendere la propria posizione nello spazio, avvertire suoni e profumi in maniera più nitida, aver bisogno di 3 minuti per versarsi un bicchiere di vino. Le cene al buio promosse dalla Uici – Unione italiana ciechi e ipovedenti – offrono la possibilità di mettersi nei panni di chi vive la disabilità ogni giorno e allo stesso tempo permettono di scoprire sé stessi tramite una prospettiva che difficilmente altre esperienze di vita quotidiana possono dare. Con questa attitudine la Uici ha voluto ufficializzare mercoledì scorso il cambio di presidenza dell’associazione stessa: Paolo Angeletti succederà per i prossimi cinque anni a Mirko Montecchiani chiamato in servizio dalla Irifor, costola dell’Unione dedicata alla ricerca e formazione.

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Da sinistra Amet Mokni, volontaria, Jenny Lancillotti vice presidente della Uici, Paolo Angeletti presidente dell’associazione e Narciso Ricotta assessore ai Servizi sociali

 

«Da vari anni la Uici offre molti servizi necessari per chi ha una disabilità visiva – spiega il nuovo presidente – dall’inserimento nel mondo del lavoro, la crisi si è fatta sentire anche per i non vedenti, al sostegno scolastico, dalle attività ludico ricreative all’assistenza per tutti i servizi burocratici e digitali. Negli ultimi anni c’è stata una fortissima spinta all’informatizzazione specialmente grazie allo sviluppo di una piattaforma digitale adottata poi a livello nazionale in tutte le unioni ciechi d’Italia». L’associazione ha inoltre sviluppato in collaborazione  con il Comune un servizio di accompagnamento gratuito su prenotazione. «L’impossibilità di essere autosufficienti negli spostamenti è quello che veramente frustra i non vedenti – spiega il vice presidente Jenny Lancillotti – per questo il fatto di avere 3 accompagnatori pagati dal Comune, contattabili anche nella stessa giornata in cui si richiede il servizio, è un sostegno molto prezioso». L’Unione organizza mediamente una cena al buio ogni mese, tranne che nei mesi estivi, la prossima sarà il 22 aprile, l’ultima prima della pausa.

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Alcune spiegazioni prima della cena

Come il nome già spiega si tratta di trascorrere il periodo di un pasto serale in una stanza completamente scura allestita per l’occasione. Finestre, porte, serrature vengono perfettamente sigillate per non lasciar passare il minimo spiraglio. Lo staff, ad eccezione di qualche impareggiabile volontario, è formato da non vedenti che aiutano i commensali e servono le vivande al tavolo. In questo ambiente buio e innaturale ognuno è chiamato ad orientarsi, ad inventare delle strategie per controllare se il piatto sia finito, per trovare il pane, per andare al bagno, anch’esso buio. L’esperienza della cena è un mettersi alla prova calarsi per un paio d’ore nella disabilità e comprendere come anche piccole attenzioni e sostegni possano veramente fare la differenza. Allo stesso tempo si scoprono nuovi sapori, nuovi ritmi, le distanze si trasformano e anche il tempo sembra dilatarsi. E’ un incontro con se stessi e con l’altro che può aprire uno spiraglio di luce anche a chi di luce non ne vedrà mai. Ha assaporato l’esperienza della cena al buio, fini alla portata dell’antipasto, l’assessore comunale ai Servizi Sociali Narciso Ricotta che a tavola si è lasciato sfuggire questa battuta: «Noi democristiani quando si tratta di mangiare lo facciamo anche al buio».

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Prima della cena è stata letta una lettera di saluti dell’ex presidente Mirko Montecchiani

«Le cene al buio sono un’esperienza sensoriale perché è necessario utilizzare le altre percezioni per fare delle azioni che normalmente affidiamo alla vista – illustra Jenny Lancillotti, curatrice del service – Per noi il successo è quando c’è partecipazione.  Molti ritornano dopo la prima esperienza ma ancor più bello è constatare che alcuni avvertono il problema in maniera tanto sincera che poi decidono di aiutarci e sostenerci con il loro volontariato. E’ importante anche diminuire l’imbarazzo con cui ci si avvicina alla disabilità per aiutarsi nella reciproca comprensione». Le iniziative si svolgono all’agriturismo Moretti di Macerata, è possibile prenotare contattando l’Uici o visitando la pagina facebook, metà dei ricavati sono devoluti alle attività dell’associazione.

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