La Galleria dell’Accademia candida con Leonardo Sinisgalli
Macerata polo dell’arte contemporanea
MOSTRA - Una grande stagione che vedrà protagonista anche Ivo Pannaggi. Per lo scienziato-umanista che disse no ad Enrico Fermi si tratta di un ritorno dopo 27 anni dall'antologica di palazzo Ricci. Una grande eredità culturale che nasce dalla Galleria voluta da Enrico Panzacchi. Paola Taddei: "E vorrei anche Osvaldo Licini". E su un quadro del grande artista fermano emerge la storia di un 'colpo' sul mercato dell'arte da parte della Carima, qualche decennio fa
di Maurizio Verdenelli
Il genio matematico che disse ‘no’ ad Enrico Fermi il quale lo voleva tra i ‘ragazzi di via Panisperna’ insieme con Ettore Majorana, ma che disse sì ad Adriano Olivetti (lavorando con Libero Bigiaretti, l’unico matelicese a non voler essere assunto da Enrico Mattei) ‘ritorna’ a Macerata a distanza di 27 anni da quella sfolgorante estate del 1988, nello stesso gran edificio che includendo i palazzi Ricci e Galeotti, s’affaccia su piazza Vittorio Veneto. Allora le opere di Leonardo Sinisgalli, ingegnere, poeta, scrittore, art director, critico d’arte, tecnico pubblicitario, pittore (consulente, lui sì, anche di Eni!) fecero parte di quel percorso aureo delle c.d ‘Antologiche di Palazzo Ricci’, finanziate e curate dalla Carima. Un grande viaggio inaugurato da Scipione (al secolo il maceratese Gino Bonichi) e quindi da Mario Mafai. I maestri della Scuola Romana, legati da intensa amicizia a Sinisgalli da Montemurro (Potenza).
Spiritualmente l’iniziativa legata a quello che viene definito ‘Leonardo del Novecento’, promossa dall’Accademia di Belle Arti si lega non solo perché sotto lo stesso mirabile tetto, a quella della Cassa di Risparmio di Macerata, grande mecenate nel nome del suo direttore generale Enrico Panzacchi e del proprio braccio destro Antonio Parisi Presicce Parliamo appunto dalla galleria di Palazzo Ricci. Un altro elemento di suggestione ed evocativo è anche il ‘titolo’ di questo progetto all’interno della nuova galleria: l’arte contemporanea di cui è appunta permeato al piano superiore la galleria voluta dall’ex dg della Cassa allora più potente del Centritalia e del medio Adriatico (bei tempi!). Non sarà più , al piano inferiore, Galleria Galeotti ma GABA.MC. Un’iniziativa già partita con l’esposizione di Filiberto Menna, uno dei critici più ammirati di Sinisgalli. E non… gabberà per contemporaneo ciò che non vi appartiene. “Non solo, con Gaba.Mc la città stessa si candida ad essere punto di riferimento regionale ed oltre dell’arte contemporanea, un segmento ancora da statuire completamente e dunque affascinante”. La promessa è della prof. Paola Taddei, direttrice dell’Accademia che ha tenuto questa mattina una conferenza stampa nella sala della presidenza, dalle pareti quasi completamente nude (ad eccezione di due tele, una chiaramente ispirata alle ‘chiavi del cielo’, dei ‘diplomi’ Svoboda e della scultura-esercitazione di uno studente). Spogliata inoltre della precedente quadreria Monti. “Hermas (il presidente Ercoli ndr) ha voluto così –spiega la direttrice- i quadri di Cesare Monti hanno trovato ospitalità negli altri uffici”. Il mandato di Ercoli scade ad aprile, ma è tradizione che venga rinnovato quasi automaticamente per un altro triennio. Fecero infatti sensazione le dimissioni di Franco Moschini, al termine del primo mandato, dopo che la sua nomina aveva generato aspettative ed entusiasmi, considerato il carisma del ‘signor Frau’ grande amico di Luca di Montezemolo. Moschini, nel 2012, a sorpresa decise di non proseguire nel suo percorso quasi ad esemplificare anticipatamente il concetto presente nel titolo della mostra ‘leonardesca’ che s’inaugura venerdì: “Elogio dell’entropia”. Calzante per uno scienziato-umanista il tema dell’entropia: il disordine all’interno di un sistema fisico qualunque, preordinato. Calzante, sia detto per inciso, anche per valutare l’errore di stampa nei manifesti della mostra in relazione al sottotitolo dell’evento curato da Antonello Tolve e Stefania Zuliani: ‘carte assorbenti 1942-1976’ laddove la n è stata omessa. Accidenti che succedono, spesso, in tipografia. Per spiegare tuttavia anche il sottotitolo, possiamo dire che quelle ‘carte assorbenti’ (storicamente sparite da quando la stilografica è diventata solo un cult) sono l’altra faccia, quella figurativa del Sinisgalli poeta.
La mostra resterà aperta, spiega Eleonora Sarti, tutti i giorni dal sabato alla domenica dalle ore 16 alle 20. “E dopo Sinisgalli, ci sono fino al 30 giugno, programmate tante altre ‘firme’”. La direttrice si lascia sfuggire quella più amata dai maceratesi: Ivo Pannaggi. Il pensiero vola a casa di Esro Zampini, il papà biologico del grande Ivo (“Guarda quanto mi rassomiglia, mi diceva” ha ricordato a cronache maceratesi, il figlio Marco). Casa Zampini, ad Esanatoglia che sta andando in rovina. “Ci piove” segnala, preoccupata, la prof. Taddei. “Bisognerebbe fare qualcosa. Là dentro, seppure in un’unica stanza, c’è un pezzo importante della storia del Futurismo. Purtroppo nessuno si muove. Noi siamo a disposizione”.
Già: l’indifferenza, data soprattutto la crisi, è un’altra nota dolente dell’arte, che come ha detto il vescovo-teologo di Macerata, mons. Marconi, ‘deve portare la croce’ (leggi l’articolo). “Prendete Petritoli: il comune si è rivolto a noi per illuminare il centro. Abbiamo la nostra sezione di light designer”. Ma il comune maceratese va …a lume spento, per dirla con Dante. “Se si esce da qui, in via Berardi, sulle buche del selciato, nella semioscurità si rischia brutti capitomboli, soprattutto noi donne coi tacchi alti” rimarca la direttrice “seppure Carancini dica che un progetto per dare più luce a questa zona c’è”. “Pensare che c’è in Accademia chi ha illuminato il Louvre a Parigi! Ed è stato uno dei nostri, il massimo espoente dei light designer: Pepi Morgia!”. Niente da fare, Il Palazzo non ci sente. Un esempio per tutti: Dante Ferretti, il ‘fantasma dell’Opera”. La zona dell’Accademia è rimasta sostanzialmente quella del ‘ghetto ebraico del ‘5oo’, dice qualcuno. “Giusto!” osserva la prof. Taddei. I rapporti, con l’amministrazione, come noto, hanno funzionato a singhiozzo e la fredda accoglienza riservata al sindaco in fascia tricolore presente all’ultimo Premio Svoboda l’ha confermato. “Lavoriamo con i teatri di Jesi, L’Aquila e con le amministrazioni di Terni, Spoleto, ma qui il sistema è dei piccoli passi, guardinghi”. Insomma da manuale Cencelli. Se il Palazzo s’accorge solo a tratti della presenza e delle possibilità di contatto con l’Accademia (“dove ci sono eccellenze come Mauro Evangelista, due volte Premio Andersen”) l’Europa guarda a via Berardi. Dichiara ancora la prof. Taddei: “Siamo l’unica Accademia con il diploma europeo Supplement e i contatti del nostro ufficio Erasmus si sono ora ulteriormente allargati a Finlandia, Russia, Irlanda e Portogallo”.
La conferenza stampa si conclude tornando al punto di partenza: Sinisgalli. Il ricordo è ancora per le Antologiche di Palazzo Ricci che ebbero un punto determinante di frattura con la mostra ‘negata’ (in extremis) del grande Osvaldo Licini. “Lo amo –proclama la direttrice di ABAMC- grandiose le sue Amalasunte. Il nostro manifesto per l’anno 2014-15 abbiamo voluto nella ‘manina’ di uno studente accennare proprio alla ‘creatura fantastica di Licini. Che vorremmo alla GABA.MC”. Se Ascoli Piceno, naturalmente vorrà. Infine, ultimo suggestivo legame con il piano di sopra, con la Galleria Ricci c’è un dipinto ad olio di Licini. Fu un ‘colpo’ della Premiata Ditta Panzacchi-Parisi- Vannucci. Un bel viso di donna che nel rovescio della tela (si scoprì dopo) aveva una splendida figurazione della Valle dell’infernaccio. L’ottimo ‘sindaco di Monte Vidon Corrado’, il grande e parsimonioso Osvaldo, aveva utilizzato completamente la tela a disposizione per un altro suo capolavoro. Che la Carima si ritrovò a costo zero: compri due, spendi uno! Fu il massimo possibile raggiunto: servì per quietare soci, investitori e risparmiatori maceratesi che cominciavano già a protestare per l’eccessivo interesse della ‘propria banca’ verso l’arte.



