Dopo il Cappellone, Tolentino
riabbraccia anche San Francesco
CHIESA - Giovedì la riapertura. L'intervento, finanziato per circa 2,5 milioni, è stato presentato questa mattina. I lavori hanno interessato il consolidamento delle volte strutturali e delle murature verticali. Sono stati sistemati anche gli intonaci

La presentazione dei lavori oggi in Comune
Ieri il Cappellone, oggi San Francesco. Tolentino si prepara a riabbracciare la chiesa: giovedì la riapertura. L’intervento di recupero, durato in totale 21 mesi (638 giorni) è costato 2,5 milioni, finanziati tramite l’ordinanza 105 del 2020 del Commissario straordinario per la ricostruzione post sisma.
I lavori hanno interessato principalmente il consolidamento delle volte strutturali e delle murature verticali. Inoltre, sono stati risistemati al substrato gli intonaci distaccati e consolidati i modellati in stucco. Dal punto di vista architettonico, di concerto con la Soprintendenza Marche Sud, sono state riproposte le cromie originali degli interni, riferite al XVIII secolo, che hanno restituito una percezione visiva filologicamente ed esteticamente più coerente con la configurazione attuale dell’edificio.
L’intervento è stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Tolentino alla presenza del vescovo Nazzareno Marconi, del sindaco Mauro Sclavi e dell’architetto Giacomo Alimenti, direttore dell’Ufficio per il coordinamento sul sisma della diocesi di Macerata. Con loro i parroci don Ariel Veloz e don Gianni Compagnucci, le imprese e i tecnici.

Il sindaco Mauro Sclavi e il vescovo Nazzareno Marconi
L’incontro anticipa l’inaugurazione in programma giovedì, alle 17. «La riapertura della chiesa di San Francesco – ha detto il sindaco Mauro Sclavi – è la testimonianza tangibile del forte legame con la diocesi e con il vescovo che ci porta a collaborare in maniera sinergica e positiva per il bene della città. Dopo dieci anni, riapre al culto e alle attività parrocchiali un luogo molto importante per nostra comunità, legato alla fede ma anche all’oratorio e alle tante iniziative sociali ospitate nei locali della parrocchia. Come è stato ricordato, grazie al sapiente lavoro di tanti tecnici e maestranze, che ringraziamo, recuperiamo un capolavoro di grande bellezza che sarà utile per ricostituire la nostra identità e per favorire un ritorno alla normalità».
A ricordare i “principi” della ricostruzione delle chiese della diocesi è stato il vescovo Marconi. «Ogni intervento di restauro è stato accompagnato dall’invito a vivere anche un “cantiere spirituale” – ha detto -, la ricostruzione riguarda infatti non solo gli edifici, ma soprattutto le comunità che li abitano. La chiesa va infatti considerata un luogo vivo di fede, preghiera e identità ecclesiale. La diocesi ha scelto di non privilegiare esclusivamente i grandi complessi monumentali, ma di intervenire anche nelle piccole chiese delle aree periferiche. L’obiettivo è poi quello di coniugare innovazione tecnica e il rispetto delle strutture storiche, ribadendo l’importanza della bellezza come espressione del valore spirituale del luogo sacro, attraverso un restauro rispettoso dell’autenticità e ricordando come ogni progetto sia finalizzato a restituire chiese pienamente idonee alla celebrazione, alla preghiera e alla vita pastorale».

Fondata nel 1250 dai Frati minori, la chiesa venne riedificata sul finire del Settecento; interventi successivi, tuttavia, non ultimi i lavori seguiti al terremoto del 12 marzo 1873, ne avevano in qualche modo alterato gli equilibri. Dopo una cospicua ricerca storica, sono stati rivenuti gli elementi costitutivi dell’antico altare maggiore, in marmi policromi, demolito nel 1982. I materiali, dopo essere stati catalogati e inventariati, sono stati integrati con gli stessi litotipi dei pezzi originali, e sono stati ricomposti per anastilosi. Contestualmente, è stata sostituita la pavimentazione del presbiterio, anch’essa oggetto di manomissioni recenziori, e uniformata con quella dell’aula della chiesa.

«Il criterio che guida la diocesi, in qualità di soggetto attuatore, è quello di coniugare la statica con la storia dell’edificio – ha detto l’architetto Alimenti -, si tratta cioè di implementarne la sicurezza strutturale e al contempo di conservare e valorizzarne i valori storici e artistici che ne veicolano il messaggio spirituale, che resta sempre attuale. A esempio, nel nuovo presbiterio, riprogettato in maniera unitaria, sono presenti elementi antichi ed elementi nuovi, non giustapposti, ma concepiti nella loro reciproca complementarità, delle parti tra loro e col tutto».
Riaperto il Cappellone di San Nicola: «La Sistina delle Marche» (Foto/Video)
Altri milioni…. non si può dire al Vaticano e ai fedeli che diano un contributo? Di questo passo buona parte dei fondi vanno per la riparazione di chiese e cappelle.