Accademia nel Giorno della Memoria
Il vescovo Marconi invita gli artisti a portare la ‘croce’

MACERATA - Restauro della sala Svoboda, ora molto più vicina all’idea originaria di chiesa. La preziosa Cantoria sarà rimessa al suo posto, annuncia la direttrice. Ercoli svela la storia del ghetto e del rapporto tra l’ebraismo e Macerata. Nel 1553 un rabbino ucciso e la ‘retata’ di quaranta ebrei nel capoluogo, Pollenza ed Urbisaglia: tre soli tornarono da Auschwitz. La bimba di 7 mesi ‘arrestata’ a Camerino e morta a Bergen-Belsen
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La direttrice dell’Accademia Paola Taddei

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Guido Picchio)

La direttrice Paola Taddei lo presenta come ‘un dono’ e lo ribadisce anche dopo l’intervento di lui, primo fra tutte le autorità presenti. In effetti nella ‘laicissima’ Accademia di Belle Arti, il vescovo di Macerata non è stato mai un ospite fisso. Tutt’altro. Personalmente non ricordo d’aver visto negli ultimi anni mons. Giuliodori ai vari eventi dell’Aula Svoboda. Soprabito corto, maglione a coste, tutto rigorosamente ‘black’ e ‘low profile’, mons. Nazzareno Marconi (il successore) nel posto riservato all’ospite d’onore appariva come un riservato docente dell’Accademia, se non fosse stato per la catena e il crocifisso in ferro alla Bergoglio. Due sono stati gli eventi ‘in cartellone’ all’Abamc, concluso in serata con uno spettacolo ‘pop’. La definizione è stata del presidente Ercoli, di cui la Taddei ha rivelato lo stato febbrile stoicamente sopportato per surrogare la prof. Paola Magnarelli (influenzatissima) cui era stata delegata la parte ‘storica’: la presenza ebrea a Macerata. Sì, perché, nel Giorno della Memoria, in Accademia si sono celebrati la conclusione del restauro della sala Svoboda e la Shoah.

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In prima fila monsignor Nazzareno Marconi

E subito mons. Marconi ha camminato sui …carboni ardenti. Se il vescovo aveva invitato gli artisti, quelli veri, ‘a soffrire’ e ad accogliere ‘la croce destinata a tutti coloro che vogliono dare voce alla sensibilità umana’ per un’arte non dittatoriale e dunque a lottare contro ‘le nuove shoah’, Ercoli in un’auditorium che non è mai sembrato mai così vicino alla sua idea originaria di chiesa (fino al 1915 vi si celebrava messa) ha ricordato al ‘francescano’ mons. Nazzareno, il grande santo Giacomo della Marca. Perché? Semplice, nel 1427, il sublime teologo impose agli ebrei maceratesi un segno giallo da mettere sugli abiti, bene in vista, in mezzo al petto. E da parte sua il vicario di Sisto V, Giovambattista Marsceto, istituiva il ‘ghetto’ ‘richiudendovi’ la zona più a nord ed umida della città, da via Berardi al camminamento di ronda. Vi si accedeva dal ‘riscoperto’ (grazie alla Camera di Commercio) vicolo del Casarino dove nel 1547 c’era una sinagoga ‘degna di un principe’ secondo lo storico Pallotta, eretta dal ricco Manuellino da Montolmo. Adesso? “La struttura è ancora visibile” ha segnalato Ercoli lanciando all’istante una ‘campagna’ perché la Soprintendenza vincoli l’intera area nella quale la sede dell’Accademia (ex convento delle Cappuccine, pretura e scuola d’arte) e la sua chiesa (Aula Svoboda) rappresentano i punti architettonici di riferimento. Era, insomma, quello il fatidico ‘Trivium Judeorum’ e il cimitero ebraico ad estendersi verso la zona dei cappuccini vecchi.

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Masino Ercoli e Paolo Matcovich

Il vescovo Marconi con a fianco Francesco Massi e Paolo Matcovich, ha ‘incassato’ senza battito di ciglia, il tagliente excursus di Ercoli: “Si è tolto la cappottina e da grande storico ora sostituirà la Magnarelli” l’aveva presentato la prof. Taddei. E nel Giorno della Memoria, nell’aria s’è stretto un ‘patto’ tra laici e credenti nell’Aula/Chiesa “tornata all’antico splendore”, alle sue connotazioni storiche’ con i colori e le ‘terre’ del Barocco: parole ancora della direttrice, fascinosa e precisa. Ancora rivelando, entusiasta, all’affollata platea: “La preziosa Cantoria del cui restauro si sta occupando il nostro Istituto a Montecassiano verrà restituirà ad integrum e posta dal nuovo anno accademico, nel suo originale luogo”. Un luogo sacro dal 1631, con le donazioni del celebre patrizio Vincenzo Berardi che determinarono il volto barocco della città: San Paolo, chiese e conventi nelle quali trovano ora spazio Università, Accademia ed altri istituzioni culturali. Tuttavia nel Giorno della Memoria, l’attenzione è stata sopratutto rivolta agli ‘ebrei di casa nostra’. In fondo Macerata, nella sala Svoboda, faceva pace con il proprio passato in riferimento ‘alla vicenda ebraica’. Un comportamento altalenante, spesso equivoco, mai chiaro quello del capoluogo. Al solito: ondivago maceratese. “Il 30 novembre 1943 furono arrestati una quarantina di ebrei a Macerata (la maggior parte), a Pollenza ed Urbisaglia ed avviati ad Auschwitx. Ne tornarono soltanto tre” ha detto Ercoli. Si è trattato di una ‘notizia’, sconvolgente ma finora riservata. Come il ‘no’ da parte del delegato pontificio che nel 1829 vietò il concerto in teatro della celebre soprano Fortunata Polacco, in quanto ebrea. Molti i momenti emozionanti.

L'assessore del Comune di Macerata Stefania Monteverde

L’assessore del Comune di Macerata Stefania Monteverde

Dopo la vicepresidente della Provincia, on. Paola Mariani (presentata in un primo momento come consigliere regionale) ha commosso l’intervento dell’assessore alla cultura, assente il sindaco. Stefania Monteverde ha ricordato Lisa Livi, una bimba di Camerino di appena sette mesi ‘arrestata’ e mandata a morire con i genitori nel lager di Bergen-Belsen. Lo stesso Ercoli, non dimenticando il suo trascorso ‘mestiere’ di dirigente scolastico (all’Istituto ‘Mestica’) ha fatto precedere le slides dal frontespizio della pagella di Matilde, scolara della ‘Mestica’, classe IV, anno 1930, ‘di razza ebraica’. Una rievocazione aperta dall’attrice maceratese Roberta Sarti che ha letto benissimo una lettera di Alfredo Cohen, rabbino capo della comunità di Ancona legando egli la shoah storica ai nuovi genocidi che stanno insanguinando il mondo, in particolare l’Africa. E pure nel salto nel passato ‘che scotta’, nell’apertura degli armadi o degli archivi della storia ebraica a Macerata, è uscito fuori un fatto di sangue, finora sottotraccia. Vittima il rabbino Avigdor, figlio di Zaccaria, ’abbrugiato’ la vigilia di capodanno del 1553 (312) mentre tentava di salvare il Talmud dal rogo ordinato da Paolo III. Una ‘notizia’ grazie alla prima traduzione tentata con successo dell’iscrizione tombale, che rinvenuta nel ghetto, è stata poi murata (tuttora c’è) sulla parete a destra dell’ingresso di palazzo comunale.

L'assessore della Provincia Paola Mariani

L’assessore della Provincia Paola Mariani

“La testimonianza più illustre della ‘loro’ presenza” segnala il presidente dell’Accademia. Su ‘Macerata zona tranquilla’ dove in realtà potevano passare le operazioni peggiori senza turbare troppo l’opinione pubblica piuttosto distaccata, ha avuto parole l’on. Mariani raccontando dei lager all’Abbadia di Fiastra (Urbisaglia ha dato la cittadinanza onoraria alla figlia di un internato) e di Sforzacosta. Aderendo all’appello lanciato dallo storico Angelo Ventrone, ai ragazzi delle scuole, di ‘far rumore’ (nonostante il sobbalzo del questore, ha rivelato la vice di Pettinari: ma qui non si tratta di movida), la Mariani ha estorato i ragazzi della sala, non moltissimi in verità, a dare testimonianza di presenza attiva e sensibilità propria. E sulla feroce ‘banalità del male’, le origini del totalitarismo, si è chiusa la prima parte dell’evento con un ‘salotto’ (poltrone Ceroli). Il tema? Il caso Eichmann, a dibatterne la prof. Taddei e l’ospite, la prof. Monia Andreoni (Università di Urbino e Perugia).. La Giornata ‘più lunga’ in Accademia si è conclusa in serata, dalle ore 21, con lo spettacolo Gam. Gam: pensieri,. Immagini, canzoni condotto dalla bravissima Lucrezia Ercoli (Popsohia) con Adriano Fabris, l’Ensemble musicale Popsound, Chiara Petroni (voce recitante) e Marco Bracaglia (video regia). Una bella manifestazione a due facce (Arte e Shoah, come ha indicato all’ incipit mons. Marconi) all’Aula Svodova. Seppure non si sia parlato affatto del grande Josef. Il quale meravigliava Claudio Orazi (mostrandogli in anteprima al ristorante parigino, con la lama di un coltello ed un tovagliolo, come avrebbe ‘funzionato’ il grande specchio di ‘Traviata) e poi il regista Rodolfo Craia (accogliendolo nella sua mansarda praghese gli mostrò le sue mirabolanti macchine teatrali, in sedicesimi, s’intende). Insomma: un genio. Al cui nome, una volta tanto, Macerata dell’Arte legò il suo.

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