Commercio, in provincia perse
159 imprese in un anno
MAGLIA NERA - È quanto emerge dall'analisi condotta da Viviamo Civitanova sui dati ufficiali della Camera di commercio delle Marche. In tutta la regione 585 serrande abbassate negli ultimi 12 mesi

Un negozio con il cartello “Affittasi”
di Laura Boccanera
Macerata è la provincia marchigiana che nell’ultimo anno ha registrato il calo percentuale più marcato delle imprese commerciali. Tra il 30 giugno 2025 e il 30 giugno 2026 le attività del settore sono scese da 5.763 a 5.604: 159 in meno, pari a una diminuzione del 2,76%.
È quanto emerge dall’analisi condotta da Viviamo Civitanova sui dati ufficiali della Camera di commercio delle Marche, elaborati su fonte InfoCamere. Un andamento peggiore rispetto a quello registrato nelle altre province e anche rispetto alla media regionale, che nello stesso periodo ha segnato una contrazione del 2,25%.

Corso Umberto I a Civitanova
In termini assoluti, a perdere più imprese è stata Ancona, con 163 attività in meno, passando da 7.356 a 7.193. Ma rapportando la perdita alla consistenza del settore, il dato di Macerata risulta il più pesante. Ad Ascoli Piceno le imprese commerciali sono diminuite di 81 unità, da 3.583 a 3.502, con un calo del 2,26%. A Pesaro sono passate da 5.941 a 5.821, 120 in meno e una flessione del 2,02%. Fermo ha perso 62 imprese, scendendo da 3.316 a 3.254, con una diminuzione dell’1,87%.
Complessivamente nelle Marche le imprese attive nel commercio sono passate da 25.959 a 25.374, 585 in meno in 12 mesi. Delle attività cessate o comunque non più presenti nel conteggio, 159 appartengono alla provincia di Macerata: oltre un quarto della perdita complessiva regionale.
«Sono dati che confermano come la desertificazione commerciale non riguarda soltanto gli operatori economici – spiegano da Viviamo Civitanova – ogni attività che scompare rappresenta una perdita di economia, occupazione e servizi, ma anche una minore frequentazione delle strade, una riduzione del presidio naturale del territorio e, nel lungo periodo, una città meno viva, sicura e attrattiva. Il commercio deve pertanto essere considerato un patrimonio dell’intera comunità e non esclusivamente un problema dei commercianti. Dopo il confronto tra le cinque province marchigiane, intendiamo estendere lo studio con un’analisi dei singoli Comuni, per verificare cosa sia accaduto nello stesso periodo a Civitanova e confrontarne l’andamento con quello delle principali città della regione. Conoscere la reale dimensione del fenomeno attraverso dati ufficiali rappresenta il primo passo necessario per affrontare seriamente il problema e costruire interventi efficaci a sostegno del commercio urbano».