Giallo sull’indirizzo
dell’Agenzia delle Entrate
Caso bis di lettera che torna al mittente
CINGOLI - Dopo il caso dell'avvocato di Camerino ora è toccato ad un pensionato che ha spedito anche lui la busta in via Roma 157. Poco tempo dopo gli è tornata indietro con la scritta che il destinatario si era trasferito nonostante la sede sia la stessa da anni
di Monia Orazi
Per le Poste l’Agenzia delle Entrate di Macerata non è più in via Roma 157. Si è trasferita in un luogo sconosciuto al postino della zona. In un mese è il secondo episodio, con la lettera che torna indietro. Dopo il caso dell’avvocato di Camerino (leggi l’articolo) ora tocca ad un pensionato di Cingoli che ha spedito anche lui una lettera all’Agenzia delle Entrate di Macerata. La busta, con l’indirizzo di Roma 157, poco tempo dopo gli tornata indietro con la scritta che il destinatario si era trasferito nonostante la sede sia la stessa da anni. Il cingolano è Giordano Barigelli e nella lettera aveva inviato una comunicazione importante all’Agenzia maceratese. L’episodio simile era accaduto a metà dicembre all’avvocato Giuseppe De Rosa di Camerino: una lettera spedita il 16 dicembre gli era tornata indietro, con la dicitura “trasferito” e l’impossibilità di consegnarla al destinatario. Il pensionato non si è perso d’animo e pochi giorni dopo ha ripetuto la spedizione. «Ho controllato l’indirizzo ed era giusto – racconta Barigelli – poi ho preparato la stessa lettera, in un’altra busta. Sono tornato alle poste e ho raccontato quanto accaduto. L’impiegato mi risponde “Ci pensiamo noi”». Barigelli è tornato a casa tranquillo. Questa mattina ha chiamato l’Agenzia delle Entrate e gli hanno risposto che la lettera a loro non è mai arrivata. «Non ho fatto una spedizione con ricevuta e dunque non posso sapere dove sia finita la lettera – prosegue il pensionato – alle poste di Cingoli mi hanno risposto che la lettera è stata consegnata il 5 gennaio, forse è troppo presto. Dovevo rispondere all’Agenzia entro due mesi su un pagamento, ora rischio che scada il termine e mi chiedano di pagare, mentre io non devo pagare nulla». Il pensionato ha la fotocopia della busta con l’adesivo delle Poste, con scritto “trasferito”, probabilmente se a breve non si saprà dove è finita la lettera che le Poste dicono di aver consegnato lo scorso 5 gennaio, farà una nuova spedizione tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, per essere sicuro che la sua lettera giunga a destinazione, evitando così il rischio di dover sborsare somme non dovute.

Ma é molto semplice: da quando le c.d. ‘Poste Italiane’ fanno di tutto (es.: ‘banca’, finanziaria, vendita di cianfrusaglie varie, assicurazione, gestore di telefonia, vendita di mortadella, etc. etc.), considerano la posta una inutile seccatura da sbrigare con il minor impegno possibile.
Perché sprecare una unitá di personale nella consegna di lettere e pacchi quando la stessa può tentare di appiccicare a qualcuno un telefonino, una vaporella o un certificato di deposito?
Ecco quindi che il servizio di corrispondenza é sbrigato a tirar via.
Un esempio: una volta mi arrivarono due buste tutte e due con il mio nome, cognome ed indirizzo.
Lo stesso giorno, la stessa mattina, consegnate dallo stesso postino.
Ebbene: una la trovai nella mia cassetta della posta; l’altra la trovai per terra per le scale.
Perché? Mistero …….