Rosi e Matelica, amore a prima vista
nel nome di Mattei e del suo film

Il conferimento della cittadinanza onoraria nel corso del consiglio comunale aperto, presenti tutte le autorità della provincia di Macerata. Il grande regista rivelò anche il perchè della chiave di recitazione di Gian Maria Volontè, nei panni del fondatore dell''Eni, che era stata sempre oggetto di discussione in città. Nel cast accanto al protagonista pure il grande attore maceratese Franco Graziosi. "Viva la gente comune che come voi ha sempre portato la verità della morte del vostro concittadino nel cuore". Un arrivederci a presto con tanti propositi di un incontro a breve. Il sindaco Sparvoli: "Per te, Maestro, ci saranno sempre a disposizione i prodotti della nostra terra" sapendo dell'apprezzamento da parte del regista.

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L’allora sindaco Sparvoli consegna l’attestato della cittadinanza onoraria di Matelica a Francesco Rosi

di Maurizio Verdenelli

Era arrivato a consiglio comunale (aperto) già iniziato, in auto appena sotto il bel palazzo comunale che s’affaccia sulla piazza dedicata a colui il quale aveva dedicato uno dei suoi film più belli. Nel 1972 (lo stesso anno di produzione) ‘Il caso Mattei’ gli aveva fatto vincere la Palma d’oro a Cannes con uno strepitoso Gian Maria Volontè ed il maceratese Franco Graziosi nei panni di Mario Ferrari Aggradi, il ministro delle Partecipazioni statali vicinissimo al presidente dell’Eni. Alla pari quasi di colui che del Grande Matelicese era stato il grande compagno di pesca (nella diletta Anterselva, in Alto Adige) e soprattutto di progetti, contribuendo in modo determinante alla nascita stessa dell’ente nazionale idrocarburi: il ministro delle Finanze, Ezio Vanoni.

Francesco Rosi, morto ieri a Roma (leggi l’articolo), allora novantenne, quel pomeriggio piovoso del 27 ottobre 2012 (una pioggerellina fitta come esattamente 50 anni prima – leggi l’articolo) era venuto a Matelica nonostante gli acciacchi dell’età e la strada non proprio agevole per Roma, soltanto al fine di ‘sciogliere’ un voto. Un voto di gratitudine da maestro del cinema e da italiano verso un grande italiano. A chiamarlo, insieme con Vincenzo Calia, il magistrato che aveva fatto luce sul ‘caso’ fino ad allora meglio ‘nascosto’ dal dopoguerra, era stata la Fondazione Mattei. Che su suggerimento di Giuseppe Accorinti aveva segnalato al suo presidente, Paolo Sparvoli, anche sindaco di Matelica (fino al maggio scorso) il conferimento della cittadinanza onoraria a Rosi e Calia. Ed entrambi avevano accettato con slancio. Il secondo, già pm a Pavia ed ora procuratore aggiunto a Genova, arrivando in città il giorno prima; l’anziano maestro del cinema sopraggiungendo in extremis ma in tempo e a scena aperta per accogliere gli applausi di una sala strapiena di gente comune che avevano conosciuto ‘Enrico’ e, nell’emiciclo, di tutte le autorità della provincia.

Giuseppe Accorinti

Giuseppe Accorinti

Accorinti era strato amministratore delegato di Agip in Italia all’estero, direttore dell’Istituto Mattei e soprattutto, giovanissimo, era stato nominato dirigente dal Grande Enrico del quale ha scritto un libro pieno di episodi inediti: ‘Il principale’. A lui inoltre Calia, vista la passione che lo legava a quella figura, aveva fatto avere l’intero dossier dell’indagine che aveva portato ad escludere per la morte di Mattei l’ipotesi dell’incidente aereo, accertandone senza dubbi la matrice dolosa. A disintegrare il bireattore uccidendo i tre a bordo (con il presidente dell’Eni, il giornalista William McHale e il pilota Irnerio Bertuzzi) era stata una carica di tritolo, minima ma sufficiente, nascosta nell’abitacolo da uomini e mandanti rimasti ignoti. La ‘bomba’ era esplosa con un innesco collegato al carrello d’atterraggio azionato da Bertuzzi al momento delle operazioni di discesa sullo scalo di Linate, sul cielo di Bascapè (Pavia). Proprio a Calia, che aveva disvelato trent’anni dopo il film, la matassa della vicenda più inquietante dei Misteri d’Italia, Rosi a Matelica aveva indirizzato il suo personale omaggio. Quello di un’artista che aveva cercato anch’egli di chiarire cinematograficamente il ‘Caso’ che terminava con il rogo di Bascapè -indicativo ed insieme terribile il destino del giornalista Mauro De Mauro, dal regista incaricato per la scenografia, fatto sparire subito dopo aver scoperto ‘carte’ rivelatrici e scottanti di maneggi romani.

rosiFrancesco Rosi, a Matelica, fatto sedere a fianco del sindaco che poco prima aveva letto il messaggio da parte delle suore della Beata Mattia il cui monastero era stato salvato dalla rovina dalla generosità di Mattei- aveva subito chiarito a tutti che se non ci fosse stato Calia, a parlare del fondatore dell’Eni a distanza di 50 anni dalla sua morte sarebbero stati in pochi quel giorno. I matelicesi che l’avevano conosciuto e che ne avevano apprezzato le profondi doti morali e ciò che di tantissimo aveva fatto per la città e le Marche. E nessun altro in Italia e nel mondo. Invece se si trovavano lì, lo dovevano a quelle migliaia di carte che avevano fatto capire il ‘martirio’ di un uomo, capitalista di Stato, che nulla voleva per sé, tutto perché i ‘poveri’ non fossero più poveri ma artefici di progresso e modernità. Era stato un povero anch’egli, Mattei, ed aveva a cuore le istanze degli ultimi. Un uomo timido Mattei? Certo c’era: il padre maresciallo, la madre timoratissimo di Dio. Tuttavia al momento che occorreva (ad esempio quello dei contratti internazionali) nessuno era più determinato di lui, più decisivo. Proprio per sottolineare come il suo attore preferito, Gian Maria Volontè, non avesse per nulla sbagliato nell’interpretare un Mattei tanto grintoso, Rosi per la prima volta rivelò a Matelica che quella scelta sul carattere del protagonista (sempre un po’ discussa in città) era stata fatta a tavolino proprio per dare una connotazione ‘leggibile’ perché al di là delle sfumature venisse dato allo spettatore il senso e lo spessore di una personalità unica.

rosiUn discorso non lungo, quello di Rosi che proprio qualche mese prima in estate aveva avuto a Venezia il Leone d’oro alla carriera, mentre ‘Il caso Mattei’ era stato oggetto di un minuzioso restauro. Il film, quel giorno a Matelica, era stato proiettato nella mattinata per gli studenti di tutte le scuole e la sera per l’intera popolazione. Il giorno prima, lo stesso Calia, aveva rivelato che nei giorni in cui per la prima volta veniva presentata la pellicola, qualcuno si era introdotto negli archivi della Rai tagliando il ‘sonoro’ dell’unica intervista al contadino Mario Ronchi che aveva dichiarato ‘a caldo’ all’inviato del telegiornale di aver udito un’esplosione nel cielo e venir giù subito dopo le lamiere incandescenti del bireattore dell’Eni. Versione poi ‘ribaltata’ il giorno dopo, mentre altrettanti (almeno 30) testimonianze acquisite dai carabinieri, venivano poste in ‘non cale’. “L’indagine fu loro tolta, un tappo venne posto” raccontò l’ex pm di Pavia al pubblico attonito di una Sala Boldrini, strapiena, la sera del 26 ottobre. Rosi, in consiglio comunale, concluse il suo intervento ‘ascoltatissimo’ (non volò la fatidica mosca) con un’esortazione dopo aver considerato che la verità è insopprimibile nel cuore della gente comune. “Viva la gente comune!” quasi gridò Rosi tra gli applausi. Quella gente che a Matelica, ma dovunque, tenne alto il ricordo di un uomo che forse avrebbe fatto diversa l’Italia: altra intuizione da lui espressa quel giorno. Il grande regista non tornò più a Matelica nonostante i propositi conclamati di ‘rivedersi’. “Sarà sempre pronta per te una damigiana di buon verdicchio, maestro” gli promise il sindaco Sparvoli riscuotendo un sorriso d’approvazione da Francesco Rosi al momento del congedo in un pomeriggio piovoso ma indimenticabile.


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