Carancini, Marcolini e “l’investitura”
da parte di Ercoli per il dopo Spacca
al Premio Svoboda per Mattiacci

MACERATA - "L'assessore regionale? Lo vuole il 65% dei marchigiani" e il presidente dell'Accademia sollecita l'applauso dalla platea affollata dell'Auditorium. Una lunga 'laudatio' politica e gli 'inviti carichi di appuntamenti, non di saluti' del sindaco'in aula con fascia tricolore. Le relazioni di Loretta Fabrizi che ricorda pure Sante Monachesi ("Agrà vincerà grida il prof. Silvio Craia) e di Bruno Corà. "Ma il Premio quanto me lo date?!" si spazientisce alla fine scherzosamente il grande scultore, erede di Fontana e del fabrianese Edgardo Mannucci ed usa la pergamena a mò di cannocchiale per scrutare tutti...

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(In alto la galleria fotografica di Lucrezia Benfatto)

Il premio Svoboda Eliseo Mattiacci e Bruno Corà

Il premio Svoboda Eliseo Mattiacci e Bruno Corà

di Maurizio Verdenelli

La ‘festa’ dura poco. Il clou volve nella sintesi di un attimo. Si consuma nel silente sobbalzo di un ospite in prima fila, in fascia tricolore quando Hermas Evio Ercoli indicando l’assessore regionale Pietro Marcolini s’augura, non a sorpresa, d’averlo ospite alla prossima ‘festa’ in veste diversa. La mente di ciascuno nell’auditorium Svoboda vola a quel punto alla ‘civetta’ di un quotidiano a pochi passi dall’Accademia, che riprendeva le anticipazioni da tempo lanciate da Cronache Maceratesi che ipotizza Marcolini prossimo sindaco di Macerata. Il tempo per Romano Carancini di fare un lungo respiro poi la precisazione da parte dello stesso presidente dell’Abamc.
Esprime rosei auspici futuri per l’assessore a Cultura e Bilancio che “Il 65% dei marchigiani” stando ad un sondaggio vorrebbe come successore di Spacca. Sollecitando pure l’applauso che timido promana dalla folta platea di studenti e professori. Dunque, l’avvocato in tricolore non tema: ben altro attende l’assessore regionale per il quale pubblicamente Ercoli si era speso tempo addietro quando la delega era apparsa in bilico per un rimpasto: «Non riconfermare Marcolini sarebbe follia!». E conferma fu. ‘Pericolo’ (?!) passato per il sindaco in carica proteso verso il bis a primavera? No, perché per la cerimonia che celebra il 42esimo anno di studi dell’Accademia e il Premio Svoboda al grande scultore di Cagli, Eliseo Mattiacci, è in realtà per lui una mattina piena di spine. Più avanti Ercoli intervenuto dopo Carancini -a sottolineare della sua giunta le opere culturali magnifiche e progressive – e lo stesso Marcolini, definirà gli ‘inviti del sindaco’: ‘carichi di appuntamenti, suoi, non di saluti’. Poi ancora ‘laudatio’ per Marcolini “messo alla prova dal Patto di Stabilità”.

Da sn: Hermas E. Ercoli, l'assessore regionale Pietro Marcolini ed Daniele Salvi all'auditorium Svoboda

Da sn: Hermas E. Ercoli, l’assessore regionale Pietro Marcolini ed Daniele Salvi all’auditorium Svoboda

«Dalla sua abilità ci attendiamo tuttavia sforzi e soluzioni per la comunità marchigiana». In precedenza il presidente di Abamc aveva sollecitato pure un altro applauso: alla memoria di Giorgio Marangoni ed aveva salutato, unico, il capogruppo Ncd in consiglio regionale, Francesco Massi, nel gruppo delle autorità nelle quali vanno elencati (seppure non citati dal Tavolo) l’assessore comunale Stefania Monteverde, la vicepresidente della Provincia, Paola Mariani e l’assessore provinciale Massimiliano Sport Bianchini. Nell’altra fila centrale, accanto a Marcolini, il consigliere provinciale Daniele Salvi che dell’assessore regionale è stretto collaboratore. Un po’ più in là l’ex direttrice di Abamc, Anna Verducci che mi ricorda ‘d’aver iniziato i lavori di rinnovamento dell’auditorium’.
Per un lungo momento, la grande sala in via di restauro definitivo, è sembrata, ai ricordi di chi scrive, l’aula consiliare di palazzo comunale agli inizi degli anni ’80, risuonante di belle intelligenze e di passione politica con i ‘tre ragazzi d’oro’ del Pci locale. Tre giovani ‘moschettieri’, con un D’Artagnan inarrivabile per ‘vis’ oratoria (Domenico Valori). Renato Pasqualetti, Pietro Marcolini e il capogruppo Hermas E. Ercoli, che Pietro chiamava con affetto sorridente ‘Maso’.

L'aula Svoboda restaurata gremita di gente

L’aula Svoboda restaurata gremita di gente

Sono passati oltre trent’anni e quei ‘ragazzi’ (due sempre insieme) hanno fatto, come noto, molta strada: la meritavano certo. Ed è stato suggestivo rivedere l’intesa amicale di una volta tra Pietro e ‘Masino’ e Salvi in un parlottio fitto fitto in un angolo della navata centrale dell’ex chiesa ‘che riprenderà ora i colori di una volta’. La ‘festa’, un’anteprima della primavera prossima ventura era già finita in quel momento, nel prosieguo della cerimonia e nella lunga del Premio a Mattiacci, in attesa pure dello scespiriano inverno del ‘nostro scontento’, della crisi economica, del Patto di Stabilità, del gucciniano ‘dio dell’inverno’, del silenzio dell’istituzioni, come aveva detto poco prima Ercoli all’assemblea stregata dalla sue parole evocatrici. Silenzio, attesa «che hanno imposto a lui e alla direttrice Paola Taddei -“forte, energica, insistente”- di prendere decisioni non più rinviabili». Sabato si ‘parte’ con l’inaugurazione di Ga.Ba.Mc, la nuova galleria a Palazzo Galeotti. Al cui primo piano andranno presidenza (che fu di Giorgio Pagnanelli, presidente Carima) e direzione, quindi la sistemazione a scopo didattico dei locali lasciati liberi da questi uffici apicali e gli spazi al 1.piano dell’ex sede dei Vigili urbani in piazzetta ex Aem.
«Gli iscritti sono aumentati del 18% e ci hanno confermato, unici in Italia, il secondo settennato del diploma of supplement che traduce nell’Unione Europea la ‘nostra’ laurea’ » dicono ad una voce la Taddei ed Ercoli. Che in conclusione era tornato a citare Guccini per dire ‘quello che siamo’: “Non siamo la lingua dei morti”, “Non siamo un gettone telefonico”, “non siamo umili, ma siamo seri”, “siamo liberi e per questo c’è oggi con noi Eliseo Mattiacci”.
Premio Svoboda 2014 (3)Marcolini e Salvi vanno via poco dopo, accompagnati dal presidente dell’Accademia e mentre inizia la torrentizia (ma perfetta) laudatio della professoressa Loretta Fabrizi che illustra l’opera del Premiato, ‘sfila’ Carancini, seguito da tutti gli altri. Resta la Monteverde ed arriva molto più tardi Adriano Ciaffi. Ma non c’è più tempo neppure per sedersi: diluviano i flash dei fotografi su Eliseo Mattiacci. Che stoicamente dopo la ‘laudatio’ aveva dovuto rispondere a domande ‘da cento pistole’ dall’ex collega dell’Accademia di Perugia, l’illustre storico dell’arte Bruno Corà. Per dirla in modo improprio e ‘pop’ (lo riconosco) alla maniera de ‘I Jalisse’: un fiume di parole, peraltro illuminanti, s’è rovesciato sul Grande Vecchio. Mattiacci è l’ultimo erede di un percorso che va da Sante Monachesi, la scuola Agrà (dalla seconda fila il professor Silvio Craia ha gridato in piedi ‘Agrà vincerà’, lo slogan di quel gruppo d’artisti di cui lui ha fatto parte) Emilio Villa, Medardo Rosso, Boccioni, Fontana e los cultore di Cagli in versione cosmologica, come il fabrianese Edgardo Mannucci -se la fondazione Carifac può vantare una mostra al suo nome si deve al maceratese Antonio Parisi Presicce. «Una scelta giusta, il cosmo –ha detto Corà- se si pensa che dell’universo conosciamo solo il 4% e solo in parte quella che definiamo la materia oscura». Sullo schermo è stato proiettato il film dell’installazione ‘Micce’ del maestro a Passo del Furlo, e prima ancora la ‘provocazione’ de ‘Il Tubo’: giallo Agip, il colore che volle Enrico Mattei che farlo risaltare rispetto agli altri. Poi Mattiacci alla maniera dell’ultimo dei Pellerossa: a New York.

Eliseo Mattiacci e Silvio Craia

Eliseo Mattiacci e Silvio Craia

Una lunghissima ‘laudatio’ e alla fine il Premiato dopo aver risposto con meravigliosa sintesi alle domande epocali di Corà, ha chiesto lievemente spazientito: «Grazie per il Premio prestigioso, ma dov’è?!». Quando la Taddei gli ha dato finalmente la pergamena, il Grande Vecchio con humour l’ha usato a mo’ di canocchiale a sbirciare con un sorriso la sala, dove erano rimasti solo, a pelle di leopardo, gruppetti sparsi di studenti.


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