Claudio Martelli a Matelica:
“Per risalire tagliare la spesa
e lavorare di più tutti”
L'INCONTRO - L'ex ministro socialista ha presentato il suo libro al teatro Piermarini, raccontando aneddoti del suo impegno politico e le sue perplessità su Renzi. Tiraboschi: "Deplorevole il dibattito sul numero di assessori regionali". Ciaffi: "Bisogna avere ottimismo e voglia di cambiare il futuro"
di Monia Orazi
L’ottimismo della ragione di Claudio Martelli, insieme ai ricordi di trent’anni nella stanza dei bottoni, ha concretizzato nel teatro Piermarini la presenza dei protagonisti della Prima Repubblica, nell’intervista del giornalista Pietro De Leo, all’ex ministro socialista, giunto ieri in città per presentare il suo libro “Ricordati di vivere”. Dedicato al presidente della banda cittadina ed appassionato amministratore, l’ex vicesindaco Corrado Fantoni, l’evento ha visto anche gli interventi degli onorevoli Adriano Ciaffi ed Angelo Tiraboschi, ex sottosegretari di Stato e di Angelo Ventrone, docente di storia contemporanea dell’università di Macerata.
Lungo il filo rosso della passione per la politica, Martelli ha ripercorso insieme alla sua vicenda personale, momenti centrali della storia contemporanea. «La politica ti illude di poter cambiare la realtà e la vita degli altri, in realtà in quel momento si è già presa la tua vita, conducendola in modo totalitario – ha esordito l’ex ministro – questa è l’esperienza finale della mia vicenda politica. Non ho rimpianti, sulla scelta di aver lasciato l’università dove ero assistente, la politica mi ha dato molto in termini di esperienza e umanità, che mai avrei potuto raggiungere nella carriera universitaria».
Martelli è poi passato ad esporre la sua visione attuale del mondo politico e le perplessità sul premier Matteo Renzi: »Non esisterà mai una democrazia senza partiti, oggi un pompaggio di populismo si sta addensando intorno al giovane Renzi, che oscilla verso il recupero del primato della politica, possibile soltanto se ci sono dignità, capacità. Oggi finisce tutto in talk show, pollai vistosi ed inconcludenti, in cui prevale il battibecco inutile, nocivo e sgradevole. Occorre recuperare serietà, altrimenti il distacco con i cittadini a cui si cerca di rimediare, aumenta ancora di più. La politica è il mestiere più difficile perchè comporta la sintesi di molti mestieri. Merloni diceva che ci vogliono almeno trent’anni per fare un uomo politico».
Inevitabile la domanda di De Leo sulla stagione di Mani Pulite: «Non si può riformare un paese con indagini riferite a singoli casi ed individui – ha commentato Martelli – quella che cambia è la vita delle persone a cui Borrelli dovrebbe chiedere scusa. Ho scritto questo libro non per rivendicare meriti o risarcire torti, o per sciorinare le centinaia di ragioni che sono dalla nostra parte, ma come invito a dire la verità, non risparmio critiche a me stesso e agli altri, ho detto con sincerità ciò che so, non si possono migliorare le cose se si aboliscono i confronti. Su Bettino la verità è stata oscurata, io non ho mai visto dirigenti chiedere scusa di aver schierato i carri armati a Budapest o Praga. La sincerità è indispensabile, in Italia è stata rimossa la sinistra che ha fatto molto di più dei comunisti, riforme sociali, mentre loro erano persino contro l’Europa e contro lo statuto dei lavoratori».
De Leo passa poi ai politici nostrani. Angelo Tiraboschi lancia una visione critica dell’attualità regionale: «Oggi i partiti sono soltanto cartelli elettorali svuotati di significato, trovo deplorevole il dibattito a cui stiamo assistendo sugli assessori regionali, sta fallendo il vecchio sistema delle autonomie locali. Noi avevamo già proposto negli anni Ottanta una legge per ridurre il numero dei comuni, è ragionevole ridurre di un terzo quelli presenti in regione, il resto sono proposte populistiche ed elettoralistiche che non servono a nessuno. La regione così come è non funziona, occorre dirlo con chiarezza, con la pseudocultura europea non si va da nessuna parte».
Adriano Ciaffi ricorda di aver conosciuto Craxi a metà anni Cinquanta, negli organismi politici universitari studenteschi: «A vent’anni si crede nelle rivoluzioni impossibili, occorre cercare di vivere il proprio tempo migliorandolo, avendo memoria, ottimismo e voglia di cambiare il futuro».
La chiosa finale di una conversazione lunga due ore e mezzo è dello stesso Martelli: «Per risalire si deve tagliare la spesa e lavorare un po’ di più tutti, non c’è altro modo. I tedeschi lo hanno fatto dieci anni fa e oggi ci danno le lezioni. Gli altri non sono nulla, non è Renzi che è qualcosa. Berlusconi è un’anatra zoppa che non può più correre politicamente. L’ottimista è il pessimista poco informato».



Bene direi che ha capito proprio tutto!
Poveri noi
ciaffi & tiraboschi
cristianamente: che dio ce ne scampi e liberi
Martelli che da lezioni a 360 gradi mi sembra un povero vecchio con la sindrome di Alzhaimer che non ricorda nulla del suo passato con la sola differenza che uno lo fa per malattia l’altro come al solito per tornaconto.Capisco i politici di lungo corso ma gli altri 4 gatti non avevano niente di meglio da fare?PS se Borrelli deve chiedere scusa, i politici in generale,ma soprattutto quelli della Prima Repubblica cosa dovrebbero fare?
Certo che questa della politica che si prende la tua vita conducendola in modo totalitario dev’essere proprio una brutta esperienza, ci rendiamo conto che poi neanche un ricco vitalizio può rappresentare un risarcimento adeguato.
Cominciate voi col togliervi vitalizi e ridurvi stipendi faraonici.Vergognati!!!