La politica ha stancato,
ora piacciono gli animali

Sempre più loro nell’informazione quotidiana. Le api religiose di Penna. I cani e l’umano bisogno di amicizia. La “pavoncella” vera e quella presunta
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Dopo la vandalica ecatombe di api che a giugno si è abbattuta su dieci arnie presso Macerata e ha suscitato una vasta eco di solidarietà fra i lettori di Cm non soltanto verso il loro proprietario ma anche verso quelle innocenti creature che ci procurano la dolcezza del miele, le api hanno di nuovo preso spazio nei media invadendo la chiesa del patrono di Penna San Giovanni e costringendo il parroco a sospendere le funzioni sacre e ad allontanare i fedeli (leggi l’articolo). Api religiose? Parrebbe di sì, visto che l’abside di questa chiesa è diventato, da anni, in estate, un’immensa arnia naturale e che parole di ammirazione per loro sono contenute nel Vangelo di Matteo e nel Corano di Maometto. Ma la pubblica opinione ha seguito con particolare interesse anche altre notizie sugli animali. La prima è quella di un cagnolino appartenente a un maceratese finito in carcere per motivi che ignoro e anche lui, in strada e senza padrone, finito nel “carcere”- si fa per dire – del canile municipale in attesa di essere adottato (leggi l’articolo). Soluzione, questa, possibile solo coll’assenso del proprietario, che però non aveva intenzione di darlo. E allora? La “Meridiana” che gestisce il canile è riuscita a mettersi in contatto con l’avvocato del recluso, che, dai e dai, l’ha convinto. E il cagnolino ha riacquistato la libertà presso una famiglia che nel frattempo s’era innamorata di lui. Lieto fine, dunque, per una piccola storia fra il codice penale e il codice delle fiabe.

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Le api sulla chiesa di San Giovanni Battista a Penna San Giovanni

 

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L’incidente a Tolentino: 800mila api hanno invaso la strada

Una ulteriore notizia ha a che vedere ancora una volta con le api, parecchie migliaia delle quali viaggiavano in un furgone che nei pressi di Tolentino si è scontrato con un altro automezzo (leggi l’articolo). E le api? L’urto le ha scaraventate fuori dal furgone e loro si son trovate al centro di un’accesa discussione fra i due conducenti, per cui le api, ritenendo che avessero torto entrambi, li hanno aggrediti e coperti di punture, immagino per punirli di non aver rispettato il codice della strada. Dalla qual cosa si può dedurre che le api abbiano un alto senso della legalità. Un fine non lieto, questo, per quei malcapitati. Ma, insomma, con qualche significato diciamo morale. Ha fatto notizia anche l’arrivo in un laghetto di Scosssicci, a Porto Recanati, di un uccello – raro, dalle nostre parti, e straordinariamente bello – che si chiama “pavoncella”, e vi ha fatto il nido, vi ha deposto le uova e vi ha allevato quattro “pavoncelline”. Un evento, questo, che oltre ad avere un lieto fine è considerato quasi eccezionale dagli specialisti della fauna aviaria. E anch’esso ha avuto risalto sui mezzi di comunicazione (leggi l’articolo).

Animali, dunque. Sarà magari per lo sfinimento provocato nella gente dallo stillicidio di notizie di politica e di economia che pretenderebbero di esser sempre diverse ma in realtà son sempre uguali e sempre deprimenti, nel giornalismo sta crescendo lo spazio dedicato agli animali. La qual cosa riguarda anche la televisione e basti notare che su Sky vanno in onda ogni giorno ben tre programmi su animali d’ogni genere, dai cosiddetti domestici (cani e gatti, soprattutto, ma pure criceti, conigli, furetti, pappagalli, canarini, eccetera eccetera) a quelli, nient’affatto domestici, che vivono nelle giungle, nelle steppe e nelle savane. Una volta non era così: lo spazio dell’informazione era occupato quasi esclusivamente dalle vicende degli esseri umani e di animali si parlava di rado. Secondo un vecchio principio del giornalismo basato sulla straordinarietà di un fatto e sulla conseguente curiosità dei lettori, un cane che morde un uomo non fa notizia e invece la fa un uomo che morde un cane, evento più unico che raro. E un uomo che morde un uomo? Beh, questa è notizia, come dimostra l’eco internazionale avuta dal morso che il recidivo Suarez ha rifilato al nostro Chiellini durante la partita Uruguay-Italia ai mondiali in Brasile. Ma questo è un altro discorso, anche se le aggressioni verbali fra uomini politici – e specialmente contro di loro – che numerosissime compaiono nei media e in rete somigliano molto ai morsi dei combattimenti fra cani e fra galli organizzati più o meno clandestinamente in vari paesi. Sta di fatto, comunque, che l’informazione sugli animali è in costante aumento.
MACERATA CIVITANOVA POPOLAZIONEUltimamente c’è stata una polemicuccia fra Macerata e Civitanova a proposito del numero dei rispettivi abitanti, che fino all’anno scorso vedeva in vantaggio Macerata e adesso sembra alla pari o addirittura con Civitanova in sorpasso. La questione, che mi pare di scarsa importanza e potrebbe essere pacificamente risolta dai rispettivi uffici di anagrafe, ha assunto, da parte di Civitanova, toni campanilistici (ecco, il futuro è nostro!) e, da parte di Macerata, il consueto mugugno sulle colpe di chi governa la città (il declino è inarrestabile, diventeremo presto un paesetto!) Più interessante, a mio avviso, sarebbe stato un confronto sulla demografia a quattro zampe. Secondo un recente censimento a livello nazionale i cani sono circa sei milioni, uno ogni dieci persone. Una media, questa, che per la provincia maceratese fisserebbe la loro presenza a trentamila soggetti. Mica pochi, no? Io non possiedo dati su Macerata, ma ci vivo, ne frequento le vie e mi pare che la cifra di quattromila sia verosimile. Ce ne sono di ogni razza e taglia, li vedi transitare tenuti a guinzaglio dai loro padroni e, nel caso degli esemplari più grossi, sono i padroni ad esser tenuti e trainati a guinzaglio da loro.
Perché mai tanti cani? Forse per un naturale bisogno di amicizia di chi li possiede e, siccome l’esasperato individualismo – egoismo, egocentrismo – che caratterizza la società attuale non favorisce amicizie fra le persone, questo bisogno dell’animo lo si soddisfa diventando amici di cani, che creano meno problemi, non pretendono slanci di solidarietà, si affezionano sul serio, si lasciano comandare, non danno luogo a pettegolezzi, emulazioni, invidie, discussioni. E nell’intera provincia si moltiplicano iniziative a loro favore, fra cui l’allestimento di “zone libere” nelle quali i cani possano scorrazzare senza guinzaglio. A Macerata non ce n’è neanche una, di tali aree, e ricorderete che se ne parlò pure in Consiglio comunale, col risultato, però, dello “sguinzagliamento” non dei cani ma di alcuni consiglieri rispetto ai loro gruppi.

La pavoncella ha nidificato in provincia

La pavoncella ha nidificato in provincia

Veniamo ora alla “pavoncella” di Scossicci, il cui nome deriva da “pavone” e dal vezzo del pavone di fare spettacolo delle proprie coloratissime piume. Dal che proviene il verbo “pavoneggiarsi”, vale a dire “esibirsi”, “vantarsi”, “mettersi in mostra”. Ed è questa la ragione per cui, prendendo spunto dalla notizia sulla “pavoncella” portorecanatese, un mio amico è saltato di palo in frasca e l’ha buttata, maliziosamente, in politica, osservando che di “pavoncelle”, a Macerata, ce n’è almeno una: la quasi leader locale di Forza Italia Deborah Pantana, la cui aspirazione alla fascia tricolore da sindaco non è un mistero da almeno quattro anni. Vero è, infatti, che i giornali hanno frequentemente parlato di lei e sempre più continuano a farlo, ma l’insinuazione del mio amico è del tutto fuori luogo, perché Deborah Pantana non ha niente a che vedere con l’esibizionismo della “pavoncella”. E se il suo nome ricorre così spesso nelle cronache non è certo per vanteria ma per la sua battagliera presenza in consiglio comunale e nel proprio partito (a lei si deve la fondazione, a Macerata, dei club “Forza Silvio!”). Del resto, se proprio si vuole ragionar di politica, a Macerata ci son più “pavoncelli” che “pavoncelle”.
Concludo tornando alla vera “pavoncella”, che, giunta da chissà dove, ha scelto di vivere nel laghetto naturale di Scossicci approfittando del fatto, per lei determinante, che quelle limpide acque non erano state “inquinate” da un eccesso di cloro da parte dell’Astea, cosa che invece era avvenuta per l’acqua destinata alle persone. Di tali uccelli vestiti di bellezza se ne vedono soprattutto in Piemonte, in Lombardia e in Sardegna, ma assai meno da noi . A chi spetta il merito di quest’arrivo? Anche all’associazione dei cacciatori, che s’è presa cura della purezza del laghetto ed è riuscita renderlo ospitale pure per le “pavoncelle”. Ben fatto. E la gente ne è stata contenta. Solo che da Internet ho saputo che le “pavoncelle” sono una specie cacciabile, con le reti e con le doppiette. Beh, staremo a vedere.



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