Il premio “Righetto” allo storico maceratese Pietro Pistelli
Il riconoscimento verrà consegnato a Ripatransone. Lo studioso sarà premiato per la divulgazione della memoria garibaldina: successo per il suo ultimo libro "Garibaldi e i preti"
A Ripatransone domani (sabato) il premio Righetto, uno dei più importanti della ‘memoria garibaldina’. Il riconoscimento va quest’anno allo storico maceratese Pietro Pistelli. Prima della cerimonia nella Sala Rossa del Comune (ore 12.45), Pistelli terrà una lezione sulla ‘Quarta guerra risorgimentale’ ai ragazzi dell’Istituto comprensivo. Poi, nella sede municipale, la premiazione con il presidente del ‘Righetto’, Roberto Bruni; l’assessore alla Cultura, Paolo Polidori e il sindaco, Remo Bruni. Pistelli, quattro lauree, segretario comunale a Fermignano, è autore del fondamentale ‘Garibaldi nelle Marche’ (20.000 copie vendute) e del recente “Garibaldi e i preti”.
Sicuramente nessun personaggio del Risorgimento italiano come Garibaldi, ha avuto tanta letteratura. Dopo lustri e lustri in un’epoca, dove i valori che hanno portato all’Unità d’Italia sono sottaciuti, per non dire derisi, un libro ulteriore sul Risorgimento non avrebbe senso. Ma non è così. L’eroe dei due mondi non è conosciuto come merita. Ecco, lo scopo del libro di Pistelli è quello di far apprendere il vero Garibaldi, l’uomo che nella scheda del censimento del 1871, alla voce della professione indicava semplicemente: “agricoltore”. E poi, Garibaldi anticlericale. Certamente, ma non nei confronti di Dio e della religione bensì, occorre precisare, nei riguardi del potere temporale del Papa. Di quel Papa Re che di certo non si contraddistinse, per la corretta amministrazione.
Ebbene, Garibaldi odiava gli stranieri e la Chiesa cattolica la quale, grazie a loro, manteneva il potere temporale. Ma, quando Pio IX sembrava abbandonare il potere assoluto promulgando la costituzione, Garibaldi, da Montevideo, non aveva esitato a dichiararsi pronto a combattere per lui. E nei confronti dei preti, degli umili sacerdoti, Garibaldi si è sempre comportato in maniera sublime: da persona che doveva, nei voleri della madre, diventare uno di loro. Infatti, Rosa Raimondi avrebbe voluto che il figlio diventasse prete, ma Giuseppe, pur rispettando la religiosità del genitore, era stato fin da ragazzo attratto più dal mare e dalle barche. Invece, caro lettore, leggendo il libro, ci si trova di fronte ad un Garibaldi profondamente religioso, che ordina tre messe nel Convento di Pietrarubbia, nella ritirata drammatica verso S. Marino, per la sua Anita morente. Di Dio Garibaldi usava dire: «All’esistenza sua io credo, così come credo all’immortalità dell’anima mia». Non un guerrafondaio. Ma un combattente per i valori della pace, della libertà e dell’ugualianza. Un discepolo di Cesare Beccaria che considerava la pace come il bene più prezioso per l’umanità. Ci vorrebbero pagine e pagine per scoprire un Garibaldi diverso da quello immortalato nei monumenti, nelle frasi celebri. Ma accontentiamoci di ripercorrere con lui, le figure dei preti, che hanno avuto il coraggio di seguirlo nella sua idealità. Buona lettura!
m.v.

