Il “Grande fratello” nell’era degli “smart”, secondo Paolo Attivissimo
CHIAVE DI LETTURA - Il giornalista informatico, parla ad Unicam di come “governi, crimine e marketing violano la nostra privacy e sicurezza”
La tre giorni dell’Università di Camerino, che vede esperti a confronto tra diritto ed informatica, dal tema “Uso, abuso e riuso degli strumenti informatici” ha aperto, il 6 maggio, i lavori con un’interessante ed avvincente prolusione del noto “cacciatore di bufale informatiche”.

Il convegno di Paolo Attivissimo
Nella sala della Muta del Palazzo Ducale, gremita, gli studenti dei corsi di “Diritto delle nuove tecnologie” e di “Sicurezza delle reti” hanno ascoltato, rapiti, le denunce sui mali dei social network e dell’era digitale, che intrappolano in particolare le nuove generazioni. Sì, perché con disinvoltura i consumatori, giovani e meno giovani, forniscono senza remore i dati più disparati e le informazioni più sensibili in cambio della possibilità di fruire di strumenti, forniti gratuitamente o a prezzi stralciati, che appaiono utili ed indispensabili ad appartenere al branco sociale. E non ci si accorge che il prezzo da pagare è se stessi ed i propri dati, che sono trattati come merce di scambio. E così Paolo Attivissimo incalza spiegando, ad esempio, che la “smart tv”, cioè la televisione “intelligente” con telecamera che riprende ed ascolta (sfruttando la rete, come un personal computer in maniera interattiva), può essere altamente vulnerabile. Infatti, Revuln (l’azienda, fondata a Malta, specializzata nell’individuare i bug presenti in software e hardware di larghissimo uso o in sistemi informatici molto complessi e nel rivenderli) ha scoperto e rivelato una falla in quelle di una nota casa produttrice e cioè che con un “malware” è possibile entrare nel “cervello” della tv, scaricare i dati e spiare tramite la webcam ciò che fanno i proprietari dell’apparecchio nel loro salotto. Quando Orwell nel 1948 concepì l’opera “1984”, continua a spiegare, pensò a teleschermi spiati per ordine di regimi totalitari e mai avrebbe potuto immaginare ciò che succede oggi, che corriamo ai centri commerciali, invaghiti dall’offerta migliore, ad acquistare spontaneamente dispositivi che permettono di sorvegliarci nella sfera domestica.
Insomma Orwell è stato un ottimista, precisa. Anche la domotica (robotica nella domus), che attraverso sensori ed un collegamento on line, consente telesicurezza, telecontrollo e assistenza medica a distanza è diventata sempre meno sicura e attraverso google è possibile conoscere i movimenti di chi se ne avvale nell’abitazione (carpendone finanche l’immagine), perché il sistema di protezione tramite password è agevolmente vulnerabile. Insomma tutto si può sorvegliare e all’utente si offre l’illusione di sicurezza, proprio perché manca informazione. E, ancora, avverte che quando acquistiamo un e-book e ci trasferiamo da un Paese ad un altro, potrebbe capitare che non riusciamo a leggerlo in alcune zone del mondo perché il fornitore on line potrebbe non avere l’autorizzazione alla vendita di esso in tutti i Paesi del mondo: è un problema riguardante i Digital Right Management (letteralmente: gestione dei diritti digitali come il diritto d’autore). Ricorda, tra i tanti esempi, che nei più comuni social network, spesso accade che le impostazioni di default delle foto postate sono ingannevoli: sono geolocalizzate e ricercabili pubblicamente, anche quando all’utente si offre la possibilità di optare per una selezione dei potenziali destinatari. Ci sono, cioè, false promesse di privacy ed anche gli scatti più intimi possono essere raggiunti da un esperto della rete. Con un nuovo strumento il “graph search” è possibile trovare le informazioni più disparate all’interno di una rete di amici (come sono i social network). Insomma il fenomeno preoccupante è che sono gli utenti ad indebolire la propria sicurezza abbagliati da un apparente vantaggio economico.
L’utente è sorvegliato ma ne è ignaro. Infine il giornalista informatico confessa non avrebbe mai pensato di poter parlare dell’effetto “Snowden” (ex tecnico della CIA ed ex collaboratore dell’azienda di tecnologia informatica consulente della National Security Agency, noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, prima tenuti segreti). Grazie alle sue rivelazioni, oggi si conoscono i rischi sicurezza del pianeta, c’è una sorveglianza pervasiva che consente di acquisire il traffico dati di un continente e potenzialmente di influire sui percorsi economici e sociali dei popoli. E propone: occorre cambiare mentalità: alla gente non dà fastidio la sorveglianza perché pensa di poter ottenere maggiore sicurezza. E’ vero che può essere utile per identificare alcuni tipi di reati, ma ci sono troppi attori (governi, marketing e crimine) che omettono di informare sulla vulnerabilità. Qualunque diritto cediamo, è permanente. La privacy non è negoziabile in una società civile, conclude. Per ovviare è molto meglio avvalersi dell’open source (software e hardware aperti ed ispezionabili), che diventano più sicuri proprio perché non ingannevoli. Proseguono i lavori all’Università di Camerino anche il 7 e l’8 maggio, con altri incontri formativi di grande interesse ed attualità per tutti.



