L’educazione alla bellezza

IL GRANDE QUADERNO - Trentatresima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola

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grande quaderno

 

di Maria Luisa Lasca

Il tema della bellezza è di grande attualità. Molti ne parlano, intendendo cose diverse, in un’aspirazione, talora confusa, a cercare qualcosa di autentico e prezioso che sia modello per la vita. La tensione verso il bello non costituisce privilegio esclusivo dell’infanzia o del mondo dell’arte (musica, poesia, arti visive, etc.). La bellezza, intesa come armonia e perfezione formale di un ambiente naturale o costruito, di un’opera d’arte, ha assunto diverse accezioni  nelle varie  epoche, significando comunque la ricerca e l’apprezzamento di valori ai qualilabontà e la nobiltà non sono estranee. La bellezza rappresenta quasi una corsa verso l’assoluto.Al Grande Quaderno interessa trarre motivi di educazione, partendo da una sua idea di bellezza.

MarcoAurelio

Marco Aurelio

 

Scrive l’imperatore romano e filosofo Marco Aurelio, nel secondo secolo dopo Cristo: Occorre far tesoro anche di osservazioni come questa: anche gli elementi accessori dei processi naturali possiedono qualcosa di gradevole e di attraente. Per esempio, mentre il pane si cuoce alcune sue parti si screpolano e queste venature che vengono così a prodursi, e che in un certo senso contrastano con il risultato che si prefigge la panificazione, hanno una loro eleganza e un modo di stimolare l’appetito…E nelle olive che dopo la maturazione sono ancora sulla pianta è proprio quell’essere vicine a marcire che aggiunge al frutto una speciale bellezza. E le spighe che si incurvano verso terra e la fronte grinzosa del leone… (A se stesso (pensieri), Garzanti).E diciassette secoli dopo Charles Baudelaire conferma: Quel che non è leggermente difforme ha un aspetto insensibile, ne deriva che l’irregolarità, ossia l’imprevisto, la sorpresa, lo stupore sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza (Razzi).Non dimentichiamo che l’autentica bellezzadà un senso di vertigine, di estraniamento, di turbamento dei sensi e della psiche. Pensiamo a ciò che provò Stendhal nel 1817 mentre visitava la chiesa di Santa Croce a Firenze, così descritto:Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me siera inaridita, camminavo temendo di cadere. Chiamiamo sindrome di Stendhal tutte le manifestazioni di disagio e stordimento psichico, conseguenti  ad una intensa esperienza emozionale, come l’ammirazione della bellezza e la grandezza dell’arte.

Si potrebbe sostenere a questo punto che la bellezza è un’imperfezione inattesa,  oppure una forte emozione. La bellezza è anche un graffio imprevisto che fa emergere la verità sotto la patina delle abitudini.Si presenta anche come un equilibrio ritrovato, talora dalle apparenze buffe, che riconcilia ad esempio storie di disagio familiare e fa dire che accadono cose belle nelle famiglie, se sostengono e sono sostenute nella rete dell’aiuto e della solidarietà reciproca. Questi richiami possono condurre al mondo della scuola, e all’educazione in genere. Bello e buono all’inizio erano connessi, il latino bellus, bello, è diminutivo di una forma antica di bonus, buono. C’è vicinanza semantica tra il concetto di  bello,  buono e di ciò che è pieno di significato.

Paul Dirac

Paul Dirac

Nel tempo, l’idea filosofica del bello, ordine, armonia, proporzione percepiti dai sensi e dell’anima, si evolve. A partire dal diciottesimo secolo, nasce l’estetica, disciplina autonoma riguardante il bello, perfezione percepita dai sensi.La scuola, oltre a curare l’istruzione professionale e tecnica specifica dell’istituto, educa a vivere nel mondo. Nella prospettiva di un nuovo umanesimo la scienza, la storia, le discipline umanistiche, le arti e le tecnologie,  si danno  la mano e  creano alleanze per condurre il giovane a scoprire e apprezzare il mondo. Una visione complessa e affascinante, in cui ogni adolescente troverà lo spunto per le sue scelte culturali, di lavoro e di vita. Al tempo stesso ognuno, giovane o adulto, scoprirà leggi naturali permeate da profonda armonia.  Il criterio della bellezza è fortemente perseguito dai fisici per le loro teorie. Le leggi della natura devono essere dotate di bellezza matematica, ebbe  a dire Paul Dirac, premio Nobel per la fisica nel 1933, per indicare la propria idea di fisica.

Non affrontiamo in questa sede le preoccupazioni, pure reali, per il limitato spazio dato nei programmi scolastici a materie fondamentali per la conoscenza e l’apprezzamento delle bellezze naturali e artistiche dell’Italia (esaltate appassionatamente da artisti europei quali Stendhal, Brahms, Goethe, etc.) e per l’avvio alle professioni collegate ai beni culturali o al turismo. In ogni disciplina insegnata, storia dell’arte, matematica, letteratura, in ogni laboratorio didattico attivato, il docente educhi a scoprire la verità e la bellezza, la conoscenza che è educazione dei sensi e della mente, senso critico e morale. Si legge nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (settembre 2012):I bambini esprimono pensieri ed emozioni con immaginazione e creatività: l’arte orienta questa propensione, educando al piacere del bello e al sentire estetico. Qualunque sia la nostra idea di bellezza: interiore o esteriore, armonia profonda di paesaggi o produzioni artistiche, scoperta improvvisa, emozione intensa,regola dell’universo, sintesi trovata dopo un lungo impegno, essa ci accompagna e salverà ognuno di noi, se la considereremo sorella amorevole, guida dei sensi e dell’anima.


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