Architettura
La casa poggiata
(o dell’accoglienza)

Un progetto di Lúcio Rosato per Lampedusa, ispirato da Loreto e dedicato al Mediterraneo
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Non è vero che da piccolo ho visto la Madonna, ma vero è che da piccolo ho più volte pensato di prendere un filo e portarlo con me a Loreto per farlo passare, tenendolo teso, sotto quella che dicono essere la sua casa: io da una parte e dall’altra mia madre che raccontava di una casa sospesa come portata dagli angeli in volo, poggiata.

Introduco così il racconto di questo mio progetto perché un giorno della passata estate una ragazza, studentessa di architettura a Roma, che frequenta saltuariamente il mio atelier mi ha riferito che sostenendo il suo ultimo esame, il professore Franco Purini informatosi di dove fosse e scoprendola di Pescara, le ha chiesto se conosceva il mio lavoro di architetto invitandola, a risposta affermativa, a parlarne, ma per poi subito interrogarla sulla veridicità del fatto che io da piccolo avessi visto la Madonna; se la mia giovane amica è rimasta senza risposte e senza domande facendo chiudere così il suo esame, sono per me iniziati gli interrogativi sul senso di quel dire, come di leggenda metropolitana, fino a convincermi che il maestro Purini (che avevo avuto il piacere di conoscere qualche tempo prima proprio a Pescara in occasione di una esposizione dedicata alle corrispondenze sulla città adriatica e alla riflessione sulla periferia continua) volesse riferirsi alla mia apparentemente scarsa componente pragmatica che spinge molti a pensare che io cammini, come sospeso, sulle nuvole…

Ho cominciato così a pensare alla casa poggiata, alla quale da tempo stavo già lavorando, come alla casa della Madonna e si è andato con leggerezza definendo un progetto misurato, per poter essere trasportato, di una casa in cemento alleggerito dipinta di nero al suo interno, divisa in tre parti, diverse nella geometria ma coincidenti con esattezza nel peso in modo da distribuire il carico in egual modo tra gli angeli, o tra gli uomini.

Poi un giorno raccontando di questo progetto, l’amico Marco Montani mi ha chiesto dove pensavo di poggiare questa casa, ricordandomi che la Madonna sofferente, come solo una madre può essere sofferente per la morte del figlio, è stata capace, come solo una madre sa essere capace, di accogliere tutti. Si è definita così la casa poggiata o dell’accoglienza composta da otto case, una dentro l’altra:

di rete leggera la prima trapassata dai venti e di cristallo la seconda, per non fermare la luce che posa fili d’ombra sulla polvere grigia, cemento della terza; se la quarta è disegnata da un filo di acciaio è bianca la quinta, come una stanza, mentre è di luce la sesta; di legno la settima casa, alcova e scrigno a trattenere l’ottava, l’ultima casa, di pietra nera della Maiella (alla montagna sottratta) che vola, verso il sud viaggia, e a Lampedusa, prima pietra, si posa.

ROSATO-L.

Lucio Rosato

Il 10 dicembre del 2013 ho presentato in anteprima a Pescara, nel mio spazio espositivo usomagazzino per altre architetture, questo progetto dal forte valore simbolico, pensato per Lampedusa e dedicato al Mediterraneo e a tutti quelli che lo attraversano, che lo vivono e troppo spesso lo muoiono, ed è evidente che la scelta della data non è stata casuale, ma dettata dal desiderio di ricordare il giorno in cui, secondo la tradizione, gli angeli hanno portato in volo la casa della Madonna a Loreto: la notte tra il 9 e il 10 dicembre del 1294.

Al centro dello spazio di usomagazzino ho poggiato un piccolo monolite in pietra nera della Maiella tagliato a disegnare una casa che farebbe pensare ad un modello di questa architettura, trattasi invece della prima pietra che a primavera inoltrata porterò in dono e metterò a giacitura sulla terra più alta di Lampedusa, dove resterà in attesa di una improbabile realizzazione di questo ambizioso progetto.

Se la prima pietra è la casa ultima, nella quale è impossibile entrare, se rappresenta il grembo materno è anche la prima casa da dove tutti siamo usciti: una porta che non possiamo aprire ma che comunque ci accoglie come un faro, non visibile tra la vegetazione ma presente, al centro del grande mare. 

La prima pietra della casa poggiata è stata realizzata in pietra nera della Maiella, come un omaggio della Montagna Madre alla Madonna nera di Loreto; devo ringraziare Claudio Di Biase, detto La Bobba, uno degli ultimi scalpellini di Lettomanoppello, che ha messo a disposizione un frammento di un vecchio blocco di pietra grigia (detta nera) recuperato e conservato dal padre.

È questo un materiale affascinante e duro con il quale un tempo si realizzavano le scale, ma anche i cordoli delle strade, un materiale prezioso come ogni frutto della natura che oggi lo è ancora di più per la sua rarità, in quanto le cave di Lettomanoppello sono chiuse da anni e questa particolare pietra di superficie non si può più raccogliere.

Insieme alla prima pietra sono stati esposti, nella stessa occasione, altri lavori comunque legati a questa riflessione progettuale. Casa dentro è composto da due sagome di casa a dimensione di uomo, poggiate sulla parete bianca, che accennano, come fossero ali, ad un movimento; la prima di colore grigio cemento ha la faccia interna nera che si riflette, insieme a noi, nell’altra sagoma fatta di specchio per farci essere dentro, insieme nel riflesso, nella casa dell’accoglienza; poi, in come un reliquiario, sono collocati disegni di studio e piccoli multipli in pietra della casa poggiata: 8 modelli collocati a terra realizzati con il nero di Tunisi, un marmo grigio che se lucidato diventa nero; sette di questi modelli, solo levigati, si presentano per questo grigi, mentre soltanto uno, l’ottavo, tirato a lucido è di un nero quasi assoluto dal quale affiorano venature dorate.  

Legenda delle immagini

Lúcio ROSATO / la casa poggiata o dell’accoglienza

fotografie di Iacopo Pasqui

1          dall’alto – la prima pietra / pietra nera della Maiella (16,1 x 23 x h 23 cm)

2          allestimento a usomagazzino / visione d’insieme

3          casa dentro /grigio cemento, nero e specchio su legno (128,8×184 + 128,8×184 cm)

4          come un reliquiario / 8 modelli in pietra nera di Tunisi

5          come un reliquiario / modello in pietra nera della Maiella e 8 disegni

 

La lavorazione della prima pietra è stata eseguita dai fratelli Palumbo di Tocco Casauria, mentre i piccoli monoliti in nero di Tunisi sono stati lavorati ad Apricena da Petrastone di Matteo Ferrandini.

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