F. Davoli, “Vorrei che queste non fossero parole”

da "Figure senza erbario" (La Spina editrice, Venezia, 2005)
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Filippo Davoli (foto di A. Marino)

 

Vorrei che queste non fossero parole
ma un piccolo testamento del volere.
Non però assimilabile a un lasciarsi andare,
quanto piuttosto una più piena coscienza.
Come la rondine che sigilla il lascito
in un volo infinibile.

Vorrei scivolare dentro l’acqua come un mistero
complice di chi vede e di chi sa,
tornare a quel primo giorno innocente
privo di scorie, senza memoria di altro
che dell’amore. Un amore schiodato.
Io sola carne vestita di luce
che sorrido al mio corpo.

Vorrei che almeno nel finale
si percepisse il senso dell’azzurro
come quando la tela delle nubi
si dirada e soccombe alla luce.
Ma non vi fu separazione dall’alto
nel profondo dei giorni.
In essi sempre un barlume
di significanza, la percezione
di come le cose si fanno compagne
oltre il rumore delle voci.

Vorrei che si capisse che è per grazia.
La pagina fu tramite fiorito
del respiro e non altro. Solamente
nell’alone del transito si illuminava.
Oltre e durante ci segnava un vento
che leviga le pietre, un’acqua dolce
che dà forma alle cose.
Io lo dicevo come il dito indica.

 

da Figure senza erbario (La Spina editrice, Venezia, 2005)

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