Sclerosi multipla e metodo Zamboni
Eseguito a Macerata il primo intervento
E' partita la sperimentazione che vede la Regione Marche partecipare al progetto nazionale Brave Dreams. Centri nevralgici gli ospedali di Macerata, Civitanova e Ancona. Il 31 dicembre effettuata la prima angioplastica nel nosocomio del capoluogo: 30 i pazienti marchigiani interessati. Le strumentazioni sono state donate dalla Fondazione Carima
di Marco Ricci
Con un ritardo non facilmente spiegabile dopo la deliberazione del 20 settembre 2010 da parte della giunta regionale, anche la Regione Marche ha dato avvio alla sperimentazione finalizzata a valutare l’efficacia e la sicurezza dell’angioplastica dilatativa delle principali vene cerebrali extracraniche in corso di Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI) associata alla Sclerosi Multipla. Una sperimentazione che ha negli ospedali di Macerata, Civitanova e Ancona i centri nevralgici e che si inserisce nel più complessivo progetto Brave Dreams, lo studio promosso dall’azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara e guidato dal professor Zamboni a cui collaborano una decina di centri sparsi per l’Italia. Lo scopo del progetto Brave Drems, che interessa circa 500 pazienti, è quello di dare una risposta concreta alla comunità scientifica internazionale e alle richieste dei malati sulla possibile correlazione tra le due patologie e sull’efficacia degli interventi di angioplastica venosa nel ridurre o eliminare i sintomi della sclerosi.
Così il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, è stato effettuato nell’unità operativa di radiologia dell’ospedale di Macerata guidato dal dottor Oncini, l’intervento sul primo dei 30 pazienti marchigiani sottoposti al protocollo sperimentale. “E’ uno studio davvero molto serio”, ha dichiarato Luigi Oncini, “necessario per dire in modo chiaro se l’intervento sulle vene sia efficace oppure no, per dare una risposta ai medici e ai pazienti”. Stessa soddisfazione anche dal primario radiologo all’ospedale di Civitanova Antonio Galassi che, con circa 600 diagnosi alle spalle, è uno dei professionisti più accreditati nel panorama nazionale nella valutazione dell’insufficienza venosa, patologia la cui diagnosi non è affatto semplice. “In meno di quattro anni abbiamo effettuato più o meno 620 analisi, trovando che circa l’89% dei pazienti affetti da sclerosi erano anche affetti da CCSVI. Ritengo quest’ultima sia una patologia in sé – ha proseguito – una patologia di cui solo uno studio approfondito può valutare i legami con la sclerosi multipla e l’efficacia. In passato – è andato avanti Galassi – di pazienti a cui è stata diagnosticata la CCSVI ne sono stati trattati un 10-15% per cento, tutti fuori regione, con risultati a volte contraddittori. L’angioplastica sembra avere un buon effetto nei pazienti in cui la sclerosi multipla è emersa da poco, mentre in coloro che sono malati da più tempo gli effetti sono incerti”.
La sperimentazione avviata dalla Regione nel più complessivo progetto nazionale prevede tre momenti diversi. La selezione clinico-diagnostica effettuata nella Clinica Neurologica dell’Università di Ancona, l’analisi strumentale approfondita nell’Unità Operativa di Radiologia a Civitanova , infine la parte interventistica effettuata all’ospedale di Macerata dal dottor Alborino che ha seguito un’apposita attività propedeutica a Ferrara con il team del professor Zamboni, il medico che per primo ha individuato nel 2007 la CCSVI e ne ha messo in rilievo la possibile correlazione con la sclerosi multipla. E se oggi la CCSVI può in larga parte essere considerata una patologia a tutti gli effetti, gli studi scientifici che hanno valutato un collegamento con la scelorsi hanno portato spesso a risultati tra la loro difformi. Alcuni sottolineano un nesso rilevante, altri scollegano le due patologie. Per questo motivo, dopo diverse polemiche ad esempio sulla capacità di diagnosticare l’ostruzione, è nata la necessità di un ennesimo studio che dovrebbe in fine aiutare a dirimere la questione, anche se molto probabilmente alla fine rimarranno delle domande aperte.
La sollecitazione a questo studio è nato già da vari anni per iniziativa della Fondazione Carima che – sulla scia della Fondazione Carisbo di Bologna, uno dei primi soggetti promotori della sperimentazione nazionale – ha non solo sollecitato l’Asur e la Regione Marche ad unirsi al progetto Brave Dreams, ma che ha donato già una risonanza magnetica e uno specifico eco-doppler all’ospedale di Civitanova, oltre ad un angiografo per gli interventi di disostruzione arteriosa e venosa all’ospedale di Macerata, oltre ad altre attrezzature per una cifra pari a più di 1.2 miloni di euro. “La Fondazione Carima – ha dichiarato il presidente Franco Gazzani – ha sempre creduto fermamente nell’importanza di questo progetto e negli ultimi anni si è adoperata su più fronti affinché potesse essere avviato anche nelle Marche, pertanto oggi prende favorevolmente atto del raggiungimento di questo obiettivo di grande rilevanza medica e sociale”. Alla strumentazione già donata dovrebbero aggiungersi a breve un’ulteriore risonanza magnetica per Civitanova e un ulteriore angiografo per Macerata, così da avere a tendere un centro operativo h-24. L’Area Vasta 3 dunque, sia per la pregressa esperienza del dottor Galassi che per gli interventi che si effettueranno a Macerata, può pensare di diventare un centro di alta professionalità nella diagnosi e nel trattamento della CCSVI tanto che il direttore Enrico Bordoni, oltre a esprime la propria soddisfazione per l’esito positivo del primo intervento, ha sottolineato “la validità non solo della radiologia interventistica, ma di tutto il Dipartimento di Scienze Radiologiche della Area Vasta 3”.
Al momento se i pazienti sottoposti a Civitanova agli esami diagnostici provengono da tutta Italia e in taluni casi anche dall’estero, i marchigiani a cui è riscontrata l’occlusione venosa sono ancora costretti ad effettuare l’angioplastica o fuori regione o in strutture private. Una situazione che in parte è dovuta all’iniziale scetticismo sul metodo Zamboni da parte dei neurologi che, a livello nazionale, hanno frenato sulle possibili correlazioni tra CCSVI e sclerosi anche per motivi non sono sempre apparsi nobilissimi. Ma che dall’altra derivava appunto dalla mancata sperimentazione di un protocollo di indagine e di intervento. Tutto ciò mentre migliaia di malati di sclerosi multipla attendono risposte e mentre, nel frattempo, sia in numerosi centri privati che in molti ospedali pubblici italiani si stanno eseguendo gli interventi di disostruzione delle vene per il trattamento della CCSVI, nella quasi totalità dei casi interamente a carico dei pazienti, adottando oltretutto metodologie che non sempre sono perfettamente conformi a quelle indicate dal Professor Zamboni.
COS’E’ LA CCSVI – Una ricerca avviata circa 10 anni fa da un’equipe dell’Università di Ferrara diretta dal Paolo Zamboni, ha portato alla scoperta di una malattia vascolare, fino pochi anni fa sconosciuta nella letteratura e nella comunità medico-scientifica, che oggi è ormai nota a livello mondiale come CCSVI, acronimo che sta per “Chronic Cerebro Spinal Venous Insufficiency” (Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale) . Malattia che, secondo alcuni, sarebbe l’effettiva causa scatenante della scleroso multipla. In estrema sintesi, nei malati di CCSVI il normale deflusso del sangue dal sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) verso il cuore è ostacolato da ostruzioni presenti nelle principali vene che portano il sangue dal cervello verso il cuore. Tali malformazioni, che riguardano in particolare le vene giugulari interne che corrono lungo il collo e la vena Azygos che scorre all’interno del torace, causano reflussi e ristagni di sangue e determinano depositi di ferro anomali nel cervello. L’effetto ultimo è quello di danneggiare il tessuto cerebrale ed i neuroni, scatenando processi autoimmuni. Ed è proprio questo l’elemento più rilevante e per molti aspetti clamoroso della CCSVI, che in qualche modo la legherebbe alla sclerosi multipla, ben più nota malattia le cui cause sono ancora sconosciute e che solo in Italia colpisce circa 70.000 persone, con 1.800 nuovi casi ogni anno, prevalentemente giovani tra i 20 e i 30 anni.
La scoperta della CCSVI da parte del Prof. Zamboni è avvenuta nel 2007 nell’ambito di una ricerca, condotta in collaborazione col dottor Fabrizio Salvi dell’Unità di Neurologia del Bellaria di Bologna, su un campione di pazienti affetti da sclerosi multipla che evidenziarono tutti la presenza di stenosi venose, ossia di quella patologia vascolare che lo stesso Zamboni battezzò appunto CCSVI. La successiva “liberazione” delle vene in numerosi pazienti, con una operazione di angioplastica, consentì poi di osservare l’arresto del decorso della sclerosi multipla ed un netto miglioramento della qualità della vita. Tali evidenze, unite ad ulteriori ricerche che parrebbero provare un’autonoma origine genetica della CCSVI, hanno portato alcuni ad avanzare l’ipotesi che la stessa CCSVI non sia l’effetto della sclerosi multipla, ma che piuttosto ne sia la causa, o comunque una delle concause. Il quadro è comunque ancora incerto e le sperimentazioni servono appunto per dirimere la questione, nonostante gli studi del Prof. Zamboni lascerebbero supporre che la vera causa della sclerosi multipla potrebbe essere di natura “meccanica”, diagnosticabile con un esame ecografico non invasivo e risolvibile, almeno per i casi meno problematici, con un intervento di angioplastica ormai di routine per altre patologie. Studi epidemiologici più approfonditi ed estesi ad un maggior numero di persone sono stati in questi anni compiuti da altri istituti di ricerca sia in Europa che negli Stati Uniti seguendo la stessa tecnica di diagnosi della CCSVI elaborata dal Prof. Zamboni. In molti casi è stata osservata un’elevata corrispondenza tra CCSVI e sclerosi, confermando e rafforzando i dati ottenuti dallo stesso Zamboni. Altre ricerche hanno però rilevato legami meno netti rendendo il quadro ancora incerto. Al di là dei favorevoli e contrari, l’importanza di una seria sperimentazione è appunto quella di ottenere risultati oggettivi, per la tranquillità non solo dei pazienti ma anche dei medici che devono prescrivere o eseguire gli interventi.


….se invece di tentare di fare i banchieri…
@atlasniram: lascia perdere senno persichetti pensa che c’e’ un complotto contro gazzani, di lui si puo’ dire che e’ bravo intelligente, lungimirante,statista, economista, la fondazione non poteva avere di meglio!! anzi ti diro di piu’ ,dopo costa , bianchi, sara’ il prossimo ad essere fatto cavaliere della repubblica italiana, con il cavallo bianco, con tanto di stellette!!!