La Fondazione Carima dona
la speranza ai malati di sclerosi
SOSTEGNO ALLA RICERCA - IL CONVEGNO -
di Alessandra Pierini
La speranza: è questo il dono che la Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata ha voluto fare ai malati di sclerosi multipla. La speranza è rappresentata dagli studi di Paolo Zamboni, uno dei più grandi chirurghi vascolari del mondo, direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara. Il dottore ha partecipato ieri pomeriggio al convegno di rilevanza mondiale “CCSVI e sclerosi multipla. Proviamo a capire la grande idea” organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Sanità della Regione Marche, l’Area Vasta 3, il Comune di Civitanova Marche e la Fondazione Hilarescere che si è svolto al Teatro Rossini di Civitanova Marche.
Il convegno, trasmesso anche in diretta web, ha visto la presenza di una folla di addetti ai lavori, di curiosi e di tanti malati molti dei quali hanno seguito l’iniziativa dalle loro carrozzine. Le parole “Verba volant, sclerosi manet” scritte in nero su uno striscione bianco posizionato in alto sulla balaustra sono apparse come un grido, una richiesta di aiuto.
Paolo Zamboni ha sottolineato l’importanza del lavoro in team che lo vede acollaborare da anni con il neurologo Fabrizio Salvi e il radiologo interventista Roberto Galeotti. Zamboni ha affrontato il tema della malattia con termini semplici e immagini dirette: “Nella storia della ricerca sulla sclerosi si è sempre capito che c’era un rapporto tra malattia e vene. La CCSVI è un’insufficienza venosa cronica che è probabilmente legata alla sclerosi, anzi potrebbe esserne la causa. I restringimenti delle vene del collo, del torace e del cranio causano reflussi e restagni di sangue e determinano depositi anomali di ferro che danneggiano il tessuto cerebrale. Abbiamo sperimentato un intervento di angioplastica che si effettua in anestesia locale e abbiamo ottenuto ottimi risultati.” Lo studio è l’unico pubblicato nel mondo e le ricerche procedono con grande velocità. “Nelle Marche – continua Zamboni – pensiamo di dividere i pazienti in due gruppi: il primo gruppo sarà trattato da subito, il secondo dopo sei mesi in modo da poter valutare i risultati.”

Presente al Rossini anche il neurologo Fabrizio Salvi che ha iniziato il suo intervento con la lettura della mail inviata da una sua paziente che ha descritto come la sclerosi “fa sentire in panchina e smettere di desiderare” e molti tra il pubblico annuivano leggendo.
Salvi è diretto e polemico nei confronti di quanti, in questi anni, hanno ostacolato le ricerche: “La nostra è una procedura semplice e ben tollerata. Chi dice che è una terapia pericolosa è un farabutto. Noi non abbiamo mai tolto le terapie tradizionali ai nostri pazienti ma diamo qualcosa in più. Dobbiamo però essere sinceri: molti di voi si aspettano il miracolo ma ci sono casi in cui non riusciamo a far niente.”
La Fondazione Carima sosterrà un progetto per la diagnosi della malattia che richiede un semplice ecocolordoppler per verificare la presenza della CCSVI nei pazienti malati di sclerosi.

