Anche la facoltà di Beni Culturali
verso il ritorno a Macerata
Dopo il caso di Mediazione Linguistica, ora è la sede distaccata di Fermo ad essere al centro del dibattito. Mancanza di iscritti e di docenti le cause del possibile spostamento nel capoluogo. Per il trasferimento mancherebbe solo l'ufficialità, in attesa dell'incontro di mercoledì
di Carmen Russo
Come una madre che riaccoglie a casa i figli dopo un periodo formativo fuori porta, così l’Università di Macerata è pronta a riprendere a casa con sé le figlie facoltà. Dopo il caso di Mediazione Linguistica, al centro del ping pong tra Civitanova e Macerata attualmente in “pausa” dopo l’incontro tra il sindaco Corvatta e il rettore Luigi Lacchè (leggi l’articolo), anche la facoltà di Beni Culturali con sede distaccata a Fermo è al centro di voci che la vorrebbero presto nel capoluogo di provincia.
Una voce, che attende l’ufficialità per diventare una verità. Il probabile trasferimento ha come motivazioni la mancanza di iscritti e la carenza dei docenti che già ha portato alla creazione di un’interclasse, ossia un accorpamento dei corsi di studi di Beni Culturali e Turismo. Però, la sede di questa nuova triennale verrà decisa durante il consiglio di Dipartimento di Scienze della Formazione, di Beni Culturali e del Turismo, in data 11 dicembre. Nel caso di un effettivo trasferimento a Macerata, anche tutti gli altri corsi di studi attuali -vecchia triennale e magistrale- rischiano lo spostamento in blocco al Polo Bertelli, contrada Vallebona.
La notizia è stata appresa dagli studenti durante un Consiglio del Dipartimento con reazioni non proprio positive. In ballo ci sarebbero problematiche legate sia strettamente al mondo universitario che alla vita fuori dalle mura dell’ateneo.
“Se la sede venisse spostata a Macerata, mantenere i vecchi corsi, sia a livello logistico che finanziario, diverrebbe difficile” – dice Giorgia Di Marcantonio, uno dei componenti della commissione formata per verificare la persistenza delle condizioni di qualità garantite al momento dell’iscrizione. “In una delle assemblee organizzate con gli studenti, abbiamo voluto verificare in quanti davvero avrebbero risentito dello spostamento e ne è risultato che l’83% di loro vogliono rimanere a Fermo”. Come emerge anche dal comunicato diffuso dagli stessi studenti, molti iscritti hanno firmato contratti di affitto e lavorativi, che un eventuale trasferimento metterebbe a rischio. Inoltre salterebbe anche la convenzione con L’EUF, l’Ente universitario del fermano che eroga borse di studio, oltre a tutte le agevolazioni per uscite didattiche e eventi culturali.
“Ma quello che a noi preme maggiormente è che si mantenga la stessa qualità didattica che molti hanno prediletto, preferendo questa facoltà ad altre in Italia”, afferma Tea Fonzi, rappresentante degli studenti. “Considerando anche la vicinanza delle strutture quali studentato, Archivio di Stato, la biblioteca e i musei civici e diocesani”.
Secondo gli studenti, inoltre, non è da sottovalutare il basso costo della vita fermana né gli investimenti che la cittadinanza ha fatto in favore dell’università e delle strutture satelliti.
Così la Facoltà di Beni Culturali dovrebbe trasferirsi al Polo Bertelli, a Vallebona. “Il che richiederebbe spese maggiori per il trasporto nonché un impegno maggiore per tutti gli studenti pendolari”, si legge nel comunicato diffuso dagli studenti, i quali hanno indetto per l’8 dicembre una raccolta firme a sfondo informativo in Piazza del Popolo di Fermo: “Il nostro obiettivo è solo quello di sensibilizzare la cittadinanza e mettere tutti a conoscenza delle vicende che stanno toccando la facoltà di Beni Culturali. Poi porteremo queste firme dal sindaco, anche se ha in precedenza già il suo accordo con noi”.

Coglio-nata è stato trasferire i corsi fuori di Macerata (meno studenti residenti = meno persone che frequentano la città, che spendono, che la vivono, che la riempiono) in quanto l’Università non era certo una di quelle che aveva bisono di raccattare qualche fuorisede o era così enorme che in città non c’era più posto per nessuno….
Innanzitutto l’idea dietro alle sedi distaccate è quella di
1- avvicinare e legare l’attività dell’Ateneo al territorio, cosa che effettivamente la sede fermana è riuscita a fare (specialmente dato che si tratta di un corso di studi in Beni Culturali ottimamente coniugabile con il centro storico di Fermo)
2- beneficiare del contributo economico di una città/comunità, il che permette agli studenti di avere garanzie maggiori in termini di borse di studio, viaggi d’istruzione, alloggi per studenti ecc.
La sede distaccata non serve per “raccattare fuorisede” ma per garantire la qualità del servizio che in Atenei maggiori non è permesso dal grande affollamento di aule, studentati, mense, biblioteche ecc.
Oltre tutto questo, il problema riguarda una perdita di qualità che gli studenti, in quanto utenti dell’Ateneo, verrebbero a subire, specialmente considerando il fatto che al momento dell’iscrizione era stato illustrato il corso come avente sede a Fermo, con annessi benefici.
In ultimo, se il Comune di Macerata finanzia l’Ateneo, anche il Comune di Fermo lo fa, dunque avrebbe “diritto” alla stessa possibilità di beneficiare delle esternalità che gli studenti fuori-sede portano (spendono, vivono, riempiono, come dici tu)