“Dio è la Natura?”, il dialogo tra Oriente ed Occidente
MACERATA - Il professor Filippo Mignini incontrerà il maestro buddista Lama Denys Rinpoche, in occasione della prima giornata dell'Unifestival
di Carmen Russo
L’Oriente e l’Occidente hanno tante cose da raccontarsi. Due mondi che venendo a contatto, si scontrano nelle tradizioni, nelle filosofie, nel modo di vedere l’altro. Ma quando il dialogo prende piede si può ammirare e riconoscere il sottile filo che lega questa diversità.
A proposito di questo, Filippo Mignini, storico della Filosofia dialogherà con Lama Denys Rinpoche, maestro buddhista del lignaggio tibetano Shangpa Kagyu e Presidente Onorario dell’Unione Buddhista Europea. L’incontro si svolge in occasione delle celebrazioni del Vesak -per il buddismo, la festa spirituale più importante dell’anno – e in vista della prima giornata della settima edizione dell’Unifestival di Macerata (leggi l’articolo).
Il dialogo, dal titolo “Dio è la Natura?”, “È un evento molto importante non solo per la nostra città, ma perché è una delle prime volte che un maestro buddista, della tradizione tibetana, chieda ad uno che non è né buddista, né cristiano, né cattolico, un incontro sul rapporto tra Dio e natura.”, spiega Filippo Mignini, protagonista della conferenza, nonché direttore del Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Macerata.
Si discuterà cercando di scovare un punto d’incontro tra il pensiero orientale –soprattutto dell’induismo, del confucianesimo e del taoismo,- il quale considera Dio, non come un soggetto trascendente, ma una struttra ontologica, una “causa sui”, e il peniero orientale, in cui per natura si intende la causa prima, il necessario, l’assoluto che si manifesta e si esprime in una serie di effetti che non sono nient’altro che la sua manifestazione.
“Come? – continua il professor Mignini – Partendo da Matteo Ricci, egli ha descritto le principali religioni della Cina, tra queste anche il confucianesimo, e ne risultò che la loro idea dominante fosse quella che tutto questo mondo -piante, uomini, animali- costituiscano una sola sostanza e che la differenza sia esclusivamente nella modalità d’esistenza, mentre sostanzialmente sono tutte identiche. Matteo Ricci non è affatto d’accordo, anzi si impegna nel confutarla.”
Eppure ad introdurre questa visione nella maggior parte delle filosofie orientali, fu proprio il buddismo, il quale non ha origine cinese, ma indiana e la sua influenza è diventata talmente decisiva che il cosiddetto neoconfucianesimo aveva adottato questa idea di unità di sostanza.
“Mentre in Cina si afferma, in Europa questa tesi si sviluppa in modo più radicale e concreto nella filosofia di Spinoza. Lama Denys Rinpoche è grande appassionato del filosofo olandese -e giustamente- perché in tutta la tradizione occidentale, la tesi che è più prossima al loro pensiero è proprio la sua. Tratteremo vari argomenti per poi tornare a Ricci perché in “Opere Postume”, scritto inedito, egli risponde alla lettera di un maestro buddista, il quale aveva letto la sua ultima opera pubblicata – “Dieci capitoli di un uomo strano” – in cui c’erano alcune osservazioni sul buddismo, consigliando a Ricci di documentarsi meglio. A questo, Li Madou risponde in maniera interessante, poiché cambia completamente tono rispetto ai testi precedenti: “O potessi io sedermi ai piedi della sua cattedra e potessimo noi discutere notte e giorno, certamente troveremmo la verità”. Manifesta, almeno esternamente ,una posizione di apertura e di dialogo, cosa che mai era avvenuta in precedenza nelle sue epistole. L’interpretazione di questo cambiamento non è facile, però è un dato fatto”, conclude Mignini.
L’evento, organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici, avrà luogo mercoledì 15 alle ore 17 nell’Aula A della sede della Facoltà di Filosofia, in Via Garibaldi.

