La Causa di Padre Matteo Ricci
affidata al Pontefice gesuita

Conclusa la fase diocesana del Processo di Beatificazione. Monsignor Giuliodori ha incontrato Papa Francesco: "Ebbe il coraggio di uscire dagli schemi classici per confrontarsi sui vari fronti del sapere umano"

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Padre Matteo Ricci

Padre Matteo Ricci

 

Con la cerimonia svoltasi stasera nella Cattedrale di San Giuliano a Macerata si è conclusa la fase diocesana del Processo di Beatificazione di Padre Matteo Ricci. Tre anni di lavoro, ripercorrendo i momenti fondamentali del suo cammino di evangelizzazione e ricostruendo, passo dopo passo, la grandezza spirituale e culturale di un gesuita che ha saputo testimoniare in modo geniale il Vangelo nella Terra di Mezzo. In in duomo gremito di gente, presente anche il sindaco di Macerata Romano Carancini e molte altre fasce tricolori del territorio, all’evento, nel giorno che precede l’anniversario della morte del gesuita maceratese, l’11 maggio 1610, sono intervenuti Claudio Giuliodori, Amministratore Apostolico della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia;  Savio Hon Tai Fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; Gianni Criveller, Presidente della Commissione storica della Causa di Beatificazione e Giuseppe Bellucci, Responsabile dell’Ufficio stampa della Compagnia di Gesù nella Provincia d’Italia.

La Causa di Beatificazione di padre Ricci – già dichiarato «Servo di Dio» nell’aprile del 1984 – venne riaperta il 24 gennaio 2010, sempre in Duomo, con i solenni giuramenti da parte del Vescovo Giuliodori, del giudice delegato Don Gianluca Merlini, del promotore di giustizia, Don Lorenzo Di Re, del notaio,  Simone Longhi, del postulatore, il gesuita padre Tony Witwer, e del vice-postulatore  Maria Cristina Rubisse: in contemporanea, venne appositamente istituita anche una Commissione storica, con il compito di raccogliere tutti gli scritti e i documenti relativi al gesuita maceratese, assieme ad opere di altri autori a lui collegati.

matteo-ricci-1Il lavoro di studio e di analisi compiuto dalla Commissione storica, relativo alla  fonti storiche e alle opere redatte da P. Matteo Ricci, assieme alla fama di santità che lo riguarda, rappresenta «un processo di carattere storico», come spiega padre Criveller. La ricerca ha messo sempre più in luce «l’aspetto “contemporaneo” di Padre Matteo Ricci, testimone della prima forma di globalizzazione comunicativa, come si evince dalla nutrita corrispondenza epistolare, ed esemplare protagonista dell’opera di inculturazione del Vangelo attuata in Cina»

matteo-ricci-2La scorsa settimana monsignor Giuliodori è stato in visita con i vescovi marchigiani in Vaticano per la visita ad limina. “Ho provato una fortissima emozione- scrive lui stesso nell’editoriale dell’ultimo numero di Emmaus -.  Non solo perché incontravo Papa Bergoglio per la prima volta. Pensavo, infatti, alla felice concomitanza del saluto rivolto a Papa Francesco con il titolo di “santità” e al fatto che oggi si chiude la parte diocesana del processo per verificare la santità di P. Matteo Ricci. Entrambi gesuiti, per entrambi un attestato di santità: per Papa Francesco nel titolo onorifico, per P. Matteo Ricci nel possibile riconoscimento ecclesiale. Ovviamente, il processo di beatificazione di Padre Matteo Ricci – continua Giuliodori – è stato il primo argomento che abbiamo affrontato con il Santo Padre. Del gesuita maceratese, per il quale ha avuto parole di stima e di ammirazione, il Santo Padre ha sottolineato due caratteristiche: ha sviluppato un innovativo metodo di evangelizzazione basato sull’inculturazione della fede e ha avuto il coraggio di uscire dagli schemi classici per confrontarsi sui vari fronti del sapere umano. Due modalità di intendere e sviluppare la missione che conservano tutta la loro attualità. Non avrei mai immaginato di poter parlare della Causa di P. Matteo Ricci con un Papa gesuita. Dopo la grande attenzione prestata da Benedetto XVI, che non ha perso occasione per incoraggiarci nel promuovere la Causa, ora abbiamo la gioia di vedere che questa istanza viene depositata proprio nelle mani di un gesuita. Quella “soglia aperta” che P. Matteo Ricci sul letto di morte affidava ai suoi confratelli è ancora lì ed attende coraggiosi evangelizzatori che sappiano muoversi con lo stile e lo spirito del grande saggio d’occidente. Questo passo sulla via del riconoscimento della santità del nostro più illustre concittadino diventa per tutti noi l’invito ad imitarne le virtù e  a coltivare la stessa geniale passione per l’annuncio del Vangelo nel nostro tempo.”

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