L’ombra di Andreotti, un treiese:
“Oggi non posso parlare di lui”
Il maresciallo Zenobi è stato uno degli uomini più fidati dell'ex Presidente del Consiglio. Testimoniò al processo di Palermo in qualità di uomo della scorta. Il ricordo di Carlo Ballesi, Franco Capponi ed Ulderico Lambertucci
di Filippo Ciccarelli
C’è stato anche un treiese nella vita di Giulio Andreotti. Il Maresciallo Roberto Zenobi, nativo di Passo di Treia, è stato per oltre 30 anni a fianco del Divo Giulio, morto oggi a Roma (leggi l’articolo). Dopo il servizio militare si è trasferito a Roma, e dal 1974 ha lavorato a fianco del sette volte Presidente del Consiglio. Testimoniò anche al processo per mafia a discapito di Andreotti: le cronache dell’epoca (leggi l’articolo del Corsera) raccontano di una deposizione sofferta, riguardante proprio quel presunto incontro con Totò Riina. Da quando è in pensione Zenobi è tornato a Passo di Treia, ma alla notizia della scomparsa di Andreotti si è diretto a Roma, dove domani (martedì) si terranno i funerali in forma privata. “Mi scusi, ma oggi non è la giornata adatta per parlare di lui” ci ha detto al telefono, mentre era in partenza per la capitale. La vita di Andreotti si è intrecciata spesso con quella di persone maceratesi: a volte anche in circostanze tragiche, come quella capitata a Luigi Di Sarro, medico romano ma docente all’Accademia Maceratese, ucciso dopo essere stato scambiato per un brigatista. Di Sarro sfrecciò a bordo della sua Porsche di fronte all’abitazione dello stesso Andreotti in compagnia di un’amica (leggi l’articolo) e venne inseguito da alcuni carabinieri in borghese, scambiati per due rapinatori. Ma anche uno degli avvocati di Andreotti, il professor Franco Coppi, è un “maceratese”, seppur d’adozione. Coppi trascorre infatti da moltissimi anni la

Carlo Ballesi
villeggiatura estiva a Porto Recanati, dove possiede una residenza di famiglia in pieno centro, ed è un tifoso del rione Castennou che ogni anno partecipa al famoso Palio di San Giovanni (leggi l’articolo).
IL RICORDO DI CARLO BALLESI – L’ex senatore della Democrazia Cristiana, già sindaco di Macerata e oggi primo cittadino di Visso (“ma seguo ancora le vicende politiche del capoluogo”), ha votato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Andreotti, poi processato a Palermo per mafia. Ballesi, che era nella Giunta per le autorizzazioni a procedere, ricorda le accuse del mafioso Baldassarre Di Maggio, che ha raccontato del presunto incontro tra Andreotti e Riina, e i mesi richiesti ai senatori per visionare i faldoni contenenti gli atti prodotti dalla Procura. “Con Andreotti parlai di persona, non a palazzo Madama. Mi chiese, visto che ero il più giovane, cosa ne pensavo della situazione: gli risposi che secondo me doveva lasciarsi processare. E ritengo che lui abbia pensato molto bene a quelle parole, soppesò se affrontare il processo oppure sottrarvisi. Alla fine decise di presentarsi di fronte alla giustizia e farsi giudicare, una cosa che spesso i politici, oggi non fanno. Il mio giudizio sul politico? Di fronte a quello che vedo oggi dico che preferisco il “cattivo” allo stupido. Quando ascoltavi un discorso di gente come Andreotti, come Martinazzoli, qualcosa ti rimaneva, imparavi”.
A COLLOQUIO CON IL MARATONETA DI DIO – Andreotti volle conoscere Ulderico Lambertucci, dopo la sua impresa del viaggio in Cina a piedi, e lo incontrò insieme all’ex presidente della Provincia, Franco Capponi. “Nell’ottobre 2006 ci ha ricevuto nel suo studio al Senato – ricorda Lambertucci – fu cordialissimo. Ci offrì il thè con i biscottini, e faceva molte domande sulla Cina. Era curioso, perché nei suoi viaggi istituzionali aveva visto solo quello che gli avevano fatto vedere le autorità cinesi, lui voleva sapere come si viveva nelle
campagne. Gli raccontai che la vita nelle campagne è diversissima dalle metropoli: in molti luoghi la gente vive ancora nelle capanne o nelle caverne, e l’agricoltura è rimasta ferma a centinaia di anni fa. Per me Andreotti – conclude Lambertucci – è stato il più grande statista del dopoguerra”. Lambertucci incontrò nuovamente nel giugno 2007 Andreotti, in una visita più formale e di minor durata. Franco Capponi ricorda la sua cordialità: “Era curioso di sapere della Cina, gli dissi che spesso riuscivamo a parlare con la gente nei villaggi, visto che viaggiavamo con un interprete. Lì un anziano signore mi disse che le sue tre figlie erano state prese da Mao, e che non ne seppe più nulla. Lui ci parlò di un incontro con Deng Xiaoping, fatto insieme a Craxi. Raccomandò al leader socialista di essere breve, ma Craxi si dilungò e parlò per una buona mezzora.Andreotti si preoccupò, perché gli parve che Xiaoping si fosse addormentato, ma quando Craxi auspicò un’apertura della Cina alle istituzioni democratiche il presidente cinese gli disse che nelle democrazie ci sono molti problemi, che in Cina gli erano sconosciuti”.

Si sa la politica va sempre a braccetto con il mala affare……..e la fotografia di cui sopra ne è un esempio.
Uno e’ Capponi gli altri non li conosco.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra…
La situazione che abbiamo in Italia ce la siamo creata noi. Chi ha votato DC ha fatto in modo che la DC crollasse. Chi ha votato PD ha fatto in modo che il PD crollasse. Dicasi lo stesso per il PdL e tutti gli altri.
Se Andreotti fu in Parlamento significa che venne votato. Era uno statista. Nel Bene. E nel Male.
Forse, Andreotti lavorò per il Bene dell’Italia, pur razzolando a volte nel Male. Un po’ come l’Abate di Tayllerand, che iniziò a tesseree le sue tele con il Re ghigliottinato, nella Rivoluzione francese, durante il Direttorio, con Napoleone e con la Restaurazione della Monarchia. Fece una bella vita con donne e quattrini, ma lavorò sempre per il bene della Francia.
La Storia la riscrivono quelli che verranno. Aspettiamo…