Stroncato traffico di stupefacenti
Arresti anche nel Maceratese

Dieci le persone finite in manette in tutta Italia dopo una maxi indagine dei carabinieri di Ancona. Al vertice dell’organizzazione, Ciro Caso, 34 anni, campano ma domiciliato a Porto Potenza. Tra gli arrestati pusher residenti a Civitanova e Porto Recanati. La droga serviva anche a rifornire l'organizzazione che fa capo a Marco Schiavi e Salvatore Perricciolo

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CARABINIERI-ARRESTO1-300x200Dieci persone sono state arrestate nelle prime ore di oggi nelle Marche, in Emilia Romagna e in Campania dai carabinieri del Nucleo Investigativo del reparto Operativo di Ancona: l’accusa è associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di cocaina.
Nell’operazione ‘Mosquitos’ – così chiamata per la capacità degli arrestati di muoversi velocemente sul territorio e di mimetizzarsi – ci sono in tutto 24 indagati, per dieci dei quali il gip ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere.
E’ la conclusione di un’attività avviata nel 2010 dall’opera di convincimento su un pregiudicato calabrese, poi diventato collaboratore di giustizia, che ha portato a due filoni di indagini: uno relativo ad armi e incendi su commissione, chiuso nei primi mesi del 2012 con un arresto e 17 denunce, l’altro al un sodalizio criminale attivo nel traffico di stupefacenti, individuato anche grazie all’uso di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Un sodalizio con compiti e ruoli ben definiti, hanno sottolineato oggi il comandante provinciale dei carabinieri di Ancona col. Antonio Concezio Amoroso e il responsabile del Reparto Operativo col. Luciano Ricciardi. Al vertice dell’organizzazione, il campano Ciro Caso, di 34 anni, originario di Torre Annunziata (Napoli), ma domiciliato a Porto Potenza Picena: ufficialmente ambulante e traslocatore, in realtà, secondo gli investigatori, organizzava e gestiva il lavoro degli altri “con grande professionismo”, provvedendo al rifornimento e allo smistamento dello stupefacente e riscuotendo i proventi muovendosi tra Loreto, Castelfidardo, Osimo, Modena e la sua città di origine. Dove si trovavano i fornitori della stupefacente: Pasqualina Scigliano, di 44 anni, il figlio Giovanni Esposito, di 22, e Salvatore Lambiase, di 36, a cui la notifica della custodia cautelare è arrivata nel carcere di Pavia, dove si trova per una rapina. Tutti e tre con legami con il clan Gionta.

I pusher invece erano attivi tra Modena e le Marche: nella città emiliana hanno la loro base i fratelli Alvaro e Gabriele Carlucci, rispettivamente di 31 e di 25 anni, e la moglie del primo Ilva Gadda, di 42 anni. Tra Ancona e Macerata gravitano invece Massimiliano Foresta, di 33 anni, di Osimo, Tommaso Torretta, di 35, domiciliato a Porto Recanati, e un altro fratello Carlucci, Pasqualino, di 32 anni, residente a Civitanova. Il meccanismo messo a punto permetteva di gestire anche quantitativi di 3 kg di droga al mese, stupefacente che serviva a rifornire anche un’altra organizzazione, che fa capo a Marco Schiavi (in carcere per la strage di Sambucheto) e Salvatore Perricciolo, recentemente accusati di controllare traffici di droga, armi ed estorsiani su tutta la costa marchigiana.

Nel corso delle indagini sono state inoltre arrestate in flagranza di reato per spaccio altre 9 persone (compresa una famigliola che viaggiava con il seggiolino del bambino imbottito di droga in Emilia), sequestrati 500 grammi di cocaina e alcune armi, identificare altre 16 persone con ruoli minori.


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