L’«Estravagario» di Verona conquista il pubblico di Macerata Teatro

Si è aperta la 44ma stagione
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Roberta-Zocca-Foto-Iesaridi Walter Cortella 

Parte alla grande il 44° Festival Macerata Teatro, con la Compagnia Estravagario di Verona, una delle più quotate nel vasto panorama delle formazioni amatoriali italiane. Numerose sono le sue partecipazioni alla kermesse maceratese e ben quattro i successi finali, da Arlecchino servitore di due padroni del 1994 a Uno sguardo dal ponte del 2001. Quest’anno il dinamico regista Alberto Bronzato scende in campo con Balera Paradiso, uno spettacolo a dir poco inconsueto per la mancanza assoluta di dialoghi. Non capita tutti i giorni di assistere ad uno spettacolo teatrale muto, a meno che non si scelga un balletto o una esibizione di mimi. In effetti, nell’arco di novanta minuti i protagonisti non scambiano tra loro nemmeno una parola. Ciò che invece non manca è la musica, sicché Balera Paradiso può essere definito uno spettacolo musicale, «scritto» a quattro mani dallo stesso Bronzato con Riccardo Pippa. Sì, scritto. La contraddizione in termini è solo apparente perché gli autori hanno messo, nero su bianco, ciò che i singoli protagonisti devono fare sulla scena, nei minimi particolari. Ogni movimento corporeo o espressione del viso è stato codificato in modo che ciascuno avesse la sua «battuta» scritta e nulla venisse lasciato alla improvvisazione individuale.

Marinai-nel-boogie-woogiePer questa sua peculiarità, lo spettacolo ha richiesto una lunga e minuziosa preparazione, ma il risultato finale è pregevole. Quotidianamente facciamo ricorso, nelle nostre relazioni umane, al linguaggio corporeo ma lo facciamo senza consapevolezza e supportati dal più eloquente linguaggio verbale, per cui comunicare senza l’aiuto della parola diventa difficile. Ne sa qualcosa chi viene colpito da una temporanea afonia. Ma gli attori dell’Estravagario sono bravissimi e ogni loro gesto diventa un chiaro messaggio inviato allo spettatore. Con Balera Paradiso, che richiama alla mente un lavoro teatrale degli anni ’80 divenuto un film diretto da Ettore Scola, Bronzato ci riporta indietro nel tempo, circa agli anni ’30, in uno di quei locali tipici della Romagna e dell’Italia situata a nord della linea gotica, e lo fa sulla base di celebri brani musicali, i cosiddetti «ballabili», che si eseguivano appunto nelle balere o comunque in quei luoghi dove la gente si recava espressamente per ballare. In essi confluiva, in genere il sabato sera, una umanità piuttosto variegata, composta da piccoli borghesi, commesse, lavoratori, studenti, casalinghe, persone giovani e anziane, spesso da soli. Un mondo di illusi e talvolta anche di esclusi, tutti celibi e tutti là per il ballo, che era il solo modo discreto e non di rado timido per avvicinare e stringere impunemente tra le braccia un partner.Per taluni era purtroppo anche l’unico ponte di comunicazione con gli altri.
Foto-di-gruppo-2Sulla scena, una anonima e modesta balera gestita da un uomo ormai anziano, si alternano, nell’arco di quasi mezzo secolo, vari soggetti, tutti perfettamente caratterizzati. C’è la ragazza timida e bruttina che cerca marito, la casalinga in cerca di evasione, la prostituta che spera di trovare un cliente, magari nel soldatino in libera uscita, il ballerino fanatico, ma incontriamo anche il borioso piccolo gerarca fascista, l’ufficiale delle SS, i marinai americani con il loro boogie-woogie, il dirigente locale del partito comunista che riceve l’importante funzionario sovietico e il prete che cerca di ricondurre sulla retta via i frequentatori della sala da ballo. Insomma, in quella balera che ormai non esiste più perché sostituita da discoteche sempre più rumorose e grandi, capaci di accogliere anche migliaia di persone, passa un concentrato della nostra società e rivivono momento belli e dolorosi della nostra storia. Il tutto avviene senza che venga profferita una sola parola. Il fluire del tempo viene scandito dalla musica, in alcuni frangenti eseguita dal vivo da un quartetto composto da pianoforte, batteria, contrabbasso e clarinetto-sax. Famosi brani ballabili, da Amado mio a Besame mucho, a Tico Tico degli anni ’40 fino ai più recenti successi degli anni ’70, accompagnano lo spettatore. Dopo l’iniziale disorientamento dovuto alla insolita mancanza di dialoghi, il pubblico pian piano accetta la nuova regola del gioco, rimane coinvolto e partecipa con entusiasmo. Intanto i ricordi riaffiorano inevitabilmente e la nostalgia genera commozione. L’intero cast ha messo in luce una indiscutibile professionalità. Tutti hanno interpretato con bravura i molteplici ruoli, riuscendo a dare a ciascuno di essi una propria e ben definita caratterizzazione, tuttavia sento di dover segnalare le performances di Loredana Bouché, Tiziana Leso, Alice Parisi, Marco Perini ed Ermanno Regattieri, interpreti di personaggi di particolare rilievo. Infine, tutti si sono cimentati con bravura nel ballo, senza peraltro toccare livelli di professionalità. Non è richiesta ai normali frequentatori di una balera. Ad Alberto Bronzato, autore e attore, va riconosciuto il merito di aver saputo dirigere e coordinare un gruppo numeroso e affiatato di attori e musicisti, dando vita ad uno spettacolo corale divertente ed originale di alto livello. Il coinvolgimento del pubblico ha toccato il sua acme dopo il saluto finale, quando i protagonisti son scesi in platea. Sembrava un diverso modo di lasciare la sala, invece i presenti sono stati invitati a ballare, accompagnati dal complesso. Alcuni hanno preferito glissare e guadagnare frettolosamente l’uscita, altri invece hanno accolto subito l’invitante…..invito e concludere in allegria una riuscita e divertente serata di teatro.

  
 



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