Quando il diavolo diventa femmina
LA RECENSIONE - Mogliano ospita il Festival della UILT
di Walter Cortella
Nel grazioso Teatro Apollo di Mogliano, ha preso il via la fase interregionale del Festival della UILT, una delle due più importanti federazioni che raggruppano le numerose compagnie italiane che operano in ambito, appunto, amatoriale. All’inizio dell’estate sei formazioni marchigiane si sono affrontate a Loreto in una agguerrita kermesse per conquistare i due posti disponibili per questa fase intermedia e che sono stati appannaggio del Teatro dei Picari e del CTR (Compagnie Teatrali Riunite), entrambi di Macerata. Accanto ad esse sul palcoscenico dell’Apollo si esibiranno, sempre di sabato sera, formazioni abruzzesi, laziali e sarde. L’onere di inaugurare la manifestazione moglianese è toccato ai «Picari» che hanno presentato «Il diavolo con le zinne», una divertentissima commedia nata dalla fervida fantasia di Dario Fo e rappresentata con grande successo in varie «piazze» italiane. E ogni volta i bravi attori maceratesi hanno raccolto numerosi premi e lusinghieri riconoscimenti. La commedia, con il suo carico di incontenibile comicità, è diretta da Francesco Facciolli e ci porta indietro nel tempo, al periodo post comunale, epoca in cui nelle nostre città edifici, lebbrosari, chiese e ospedali venivano divorati con una certa frequenza da violenti incendi e al loro posto sorgevano banche, cattedrali e palazzi signo-rili, i nuovi centri di potere, all’interno dei quali si annidava e prosperava la speculazione e la corruzione. Il paragone con ciò che accade ai giorni nostri è inevitabile, anche se non si fa più ricorso all’opera distruttrice del fuoco. Oggi si usano altri metodi. La commedia tratta con toni leggeri, ma non per questo meno incisivi,il tema della giustizia, delle sue trappole e delle vessazioni cui viene sottoposto l’inerme cittadino e, in particolare, della corruzione politica e sociale come male incarnato nella nostra tradizione.
Il personaggio centrale della vicenda è il giudice Tristano (interpretato da Francesco Facciolli), vero e proprio castigamatti per tutti coloro che esercitano il potere in maniera poco ortodossa. È un uomo di legge integerrimo, un moralista assolutamente inattaccabile da parte dei suoi avversari. Nella sua vita morigerata, quasi monacale, non c’è posto per alcun vizio, tantomeno per le donne. Vive con Pizzocca Ganassa (Scilla Stinchi), una fedele e rozza serva di origine longobarda che non ha nulla di femminile. I potenti non riescono in alcun modo a fare breccia nella moralità del magistrato. Per raggiungere lo scopo ci vorrebbe l’aiuto del diavolo in persona. Esiste una sola via per arrivare a lui: possederne l’anima. Siamo nel tardo medioevo, epoca di diavolerie e stre-gonerie. Allora, ci pensa Francipante, demonio esperto, a portare a termine il diabolico piano servendosi del giovane Barlocco, diavoletto ansioso di ben figurare. Ma questi, per errore, si introduce in «formato supposta» nel corpo della serva-perpetua, liberando una insospettabile femminilità ed un ardente sentimento amoroso nei confronti del suo padrone. Scoppia così uno torbido scandalo che, strumentalizzato a dovere, porterà l’inconsapevole giudice sul banco degli imputati. E il povero Tristano da inquisitore diventa inquisito. Per sua fortuna, malgrado le testimonianze avverse di per-sonaggi potenti e corrotti, viene assolto da ogni accusa di corruzione. Tuttavia, il potere «deve» in qualche modo condannare un uomo onesto e scomodo per tutti e lo fa colpendolo nel suo unico «tallone d’Achille»: il pec-caminoso e «diabolico» amore per la Pizzocca, inaccettabile secondo i canoni del comune senso del pudore dell’epoca. E questa è la morale della storia. Inutile dire che la vicenda è in chiave grottesca, con un tripudio di sghignazzi, frizzi, lazzi, qui pro quo e doppi sensi divertenti e sempre di buon gusto. L’azione, sostenuta costantemente da un ritmo elevato, è movimentata da canti e balli popolari che, unitamente ad un linguaggio reinventato, fatto di suoni onomatopeici e grammelot, rimandano alle origini culturali delle diverse regioni italiane. In questa sorta di babilonia linguistica e di sonorità coinvolgenti, Scilla Stinchi si supera dando ancora una volta prova di notevoli qualità artistiche.
Un piccolo «capolavoro» la sua trasformazione da insignificante e simpatica sguattera a sensuale «zoccola». Ci sono due momenti in cui il suo personaggio, pe-raltro sempre molto divertente, suscita addirittura commozione nello spettatore: quando ricorda la «prostituta» Maria Maddalena inginocchiata ai piedi della croce e quando nel finale commenta la decisione del giudice in-fernale che condanna il diavolo Barlocco a rimanere prigioniero per l’eternità in un corpo di femmina. È l’indiscussa protagonista della pièce, insieme a Francesco Facciolli che da par suo dà vita ad un personaggio serio e misurato, ma anche molto divertente. Per la prima volta da quando calca le scene, non è il «mattatore» assoluto e lascia questo ruolo a Scilla. Ottime anche le prestazioni dei «saltimbanchi» Lucia De Luca (Franci-pante), Leonardo Gasparri (Barlocco), di Stefania Colotti (la «maceratese» Jacoba Stareffa) e Gigi Santi, ap-plauditissimo nei panni dell’ambiguo cardinale Ambone. L’intero cast, diretto con grande professionalità da Facciolli, ha messo in scena una performance ricca di pro-rompente vis comica e pressoché perfetta. Scenografia e costumi, curati dallo stesso regista, hanno entrambi uno stile particolare: il loro disegno ha un che di infantile, di fiabesco, con quelle linee mai perfettamente verticali che richiamano la routine deformata in cui siamo costretti a vivere. Un tocco di originalità che conferisce al tutto un quid di classe. Il teatrino dei burattini sulla scena e i cittadini-fantocci in platea, elementi tanto cari al regista, stanno a signifi-care che nella società odierna siamo come pupazzi alla mercé di coloro che gestiscono il potere. È una metafora molto eloquente. D’effetto anche gli originali costumi delle due guardie. Coinvolgenti e ben scelti i movimenti coreografici di Michela Paoloni e le musiche scelte da Giuseppe R. Festa. In complesso, una performance di e-levata qualità artistica che tiene alto il livello del Festival della UILT.



