“La grande magia” chiude
il Festival Regionale di Loreto

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S.-Stacchiotti-e-D.-Quintabà

di Walter Cortella

A conclusione del 1° Festival Regionale di Loreto, la locale Compagnia ArtisticaMente ha messo in scena La grande magia, di Eduardo De Filippo, con la regia di Antonella Pelloni. La vicenda è ambientata in una imprecisata località termale e nel grande albergo frequentato da agiati borghesi la direzione, per il divertimento dei suoi ospiti, ingaggia Otto Marvuglia (Daniele Quintabà), un modesto prestigiatore che sbarca il lunario allestendo spettacoli itineranti nelle località di villeggiatura. Una sorta di illusionista filosofo che con trucchi dozzinali ha la pretesa di spacciarsi per grande mago. I clienti dell’albergo Metropolitan hanno, in realtà, già di che divertirsi spettegolando su Calogero Di Spelta (Sandro Stacchiotti) che si rende ridicolo per la sua sfrenata gelosia nei confronti di Marta (Serena Baleani), la bella e più giovane moglie. I suoi sospetti, però, non sono frutto della fantasia poiché Marta ha davvero una relazione con Mariano d’Albino (Malick Gueye). La donna, per sfuggire alla ossessiva sorveglianza del marito e incontrare segretamente il suo amante, si rivolge al mago. Nel corso dello spettacolo, egli farà una grande magia e, ricorrendo ad un banale trucco, farà sparire Marta per poi farla riapparire, non subito ma dopo “quindici minuti”, questi sono gli accordi, giusto il tempo di farla incontrare fugacemente con il fascinoso amante, in trepidante attesa dietro le quinte. Marvuglia organizza bene il suo numero, curando ogni minimo particolare.

Serena-Baleani

Lo spettacolo deve essere perfetto e l’illusione totale. Ma quando riapre il sarcofago, la moglie fedifraga è scomparsa davvero. Il mago intuisce subito che la coppia è fuggita, forse per sempre, per questo non vuole essere coinvolto in un caso che gli potrebbe procurare solo guai con le autorità di polizia. Riesce, con un oscuro ragionamento, a convincere il marito geloso e disperato che, in realtà, la moglie non è sparita ma è rimasta intrappolata in una scatola magica che non dovrà mai essere aperta, altrimenti non la vedrà mai più. Calogero, che ha sempre sospettato di lei, potrà riabbracciarla a condizione che non dubiti mai della sua fedeltà. L’uomo si convince e si rassegna a vivere con la scatola, dalla quale non si separa mai. Tutti in famiglia lo ritengono pazzo, ma solo così avrà la certezza di tenere Marta sempre con sé, al riparo da tentazioni. Dopo quattro anni la donna, abbandonata dall’amante, decide di tornare dal marito e chiede di nuovo aiuto a Marvuglia affinché la faccia riapparire, a conclusione dell’esperimento. Ma il marito, prigioniero della sua illusione, respingerà quella donna per lui ormai estranea: il suo ritorno sarebbe la prova inconfutabile del tradimento. Meglio continuare a crederla chiusa nella scatola, ancora fedele e innamorata di lui. Una commedia strutturata su tematiche pirandelliane, dove l’illusione si sostituisce prepotentemente alla realtà. Il marito ingannato che si costruisce una «sua» verità è, infatti, un tipico personaggio del teatro di Pirandello. Bene ha fatto la regista a dare una fisionomia propria a questo «suo» gradevole allestimento.

I-coniugi-Di-Spelta-e-alcuni-ospiti

Daniele Quintabà è un elegante e raffinato Marvuglia, credibile come prestidigitatore, abile nel giocare con le capricciose fiammelle sulle punta delle dita. Gli va riconosciuto il merito di aver tenuto a distanza la tentazione di seguire il modello eduardiano. Decisamente in parte Sandro Stacchiotti, nel ruolo di Calogero Di Spelta. All’inizio ha un atteggiamento borioso e inviso ai clienti dell’albergo, ma è una maschera dietro la quale cela le sue paure. Sul finire appare più umano e sicuro di sé e ciò lo rende più simpatico allo spettatore. Bravi gli altri componenti del cast, tutti con ruoli di contorno, ma una citazione a parte merita senz’altro Simona Baleani per aver saputo caratterizzare in maniera azzeccata il personaggio del brigadiere dalla gradevole cadenza sicula. Un piccolo ruolo, un vero cameo, ricco di carica umoristica, nella più pura tradizione del teatro di Eduardo. Semplice ma funzionale la scenografia ed eleganti i costumi. Con questa riuscita messa in scena, che fa pendent con il divertente Margarita e il gallo, la compagnia ArtisticaMente si conferma gruppo solido, ben diretto e di elevata caratura artistica.


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