“Diamo un taglio alla precarietà”
La protesta dei giovani allo Sferisterio

MACERATA - Anche gli aderenti alla Cgil, all'Officina Universitaria e alla Rete degli Studenti Medi hanno partecipato alla mobilitazione generale per esprimere il loro disagio
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Il corteo di protesta in piazza Nazario Sauro

di Alessandra Pierini

E’ stata la musica reggae ad aprire la giornata dell’orgoglio precario, andata in scena, questa mattina davanti al tempio cittadino dell’opera, lo Sferisterio, tempio dell’opera. I protestanti, un centinaio tra aderenti alla Cgil, a Officina Universitaria e alla Rete degli Studenti Medi, hanno issato le loro bandiere, hanno fasciato il monumento di striscioni che con le scritte a caratteri cubitali hanno richiamato i diritti dei lavoratori tutti  e dei precari in particolare. Il corteo di giovani e meno giovani ha sfilato a più riprese lungo la rotatoria di piazza Nazario Sauro, bloccando a più intervalli il traffico e distribuendo volantini. Il rituale della protesta, insomma, si è ripetuto anche a Macerata mentre a Roma, il Senato iniziava la discussione sulla  riforma Fornero. «Siamo scesi in piazza – hanno spiegato- per occupare simbolicamente la zona simbolo di questa città, il luogo cartolina  che oggi abbiamo trasformato in rappresentazione vivente del disagio che le giovani generazioni sono costrette a subire quotidianamente. Hanno tolto ai padri ma non hanno restituito ai figli».

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I protestanti seduti in mezzo alla carreggiata

Alla manifestazione   contro la precarietà ha preso parte anche Camilla, 18 anni, studentessa che lavora pur continuando ad andare a scuola: «Il mio primo impatto con il mondo del lavoro non è stato dei migliori. Quando lavori senza contratto, i datori di lavoro possono pretendere qualsiasi cosa. Immagino quindi quanto deve essere dura per chi ha terminato un corso di studi, magari universitario, non vedersi riconoscere capacità e lavoro». Altro tema caldo è quello di stage e tirocini: «Molto spesso – spiega Michele, stagista in una banca – gli stagisti si trovano a sostituire i lavoratori, senza alcuna garanzia nè futuro. In più lo stage spezza il ritmo di studio e in certi casi si ripete all’infinito».

(Foto di Guido Picchio)

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