Le statue?
Perchè “no”

L'avvocato Stefano Benedetti suggerisce di non affannarsi dietro alle sculture e di affrontare altre questioni
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ricci_pannocchiaIl Largo Donatori di Sangue viene conteso da due statue: una è quella proposta dal comitato “Stringiamoci a coorte” che sarebbe di ispirazione massonica, l’altra è il busto di Padre Matteo Ricci che molti, vicini alla diocesi, vorrebbero proprio in quel giardino (leggi l’articolo
Sul tema interviene il nostro lettore Stefano Benedetti, avvocato ed ex consigliere comunale:

«Lette le dichiarazioni della professoressa Zampa in margine alla partita a scacchi in corso tra clerici e massoni (dove i “pezzi” sarebbero le statue da muovere sulla scacchiera del centro storico della città) sono rimasto, lo ammetto, molto perplesso; per via del linguaggio della signora, prima di tutto, “l’unica speranza che mi resta è che Padre Matteo Ricci in un impulso di santità decida di fare andare in porto il mio progetto” quindi, perchè pens(av)o esserci cose più importanti di cui occuparsi che non far traslocare aggeggi di gesso; infine per l’importanza che si è voluto dare da parte di altri a celebrazioni pensate “fuori tempo massimo” come nel caso, di cui so solo perchè diffuso dalla stampa, di “stringiamoci a coorte”.

E poi, tutta questa passione religiosa per Matteo Ricci, per secoli pressochè dimenticato (come il nostro Tucci) fino ai giorni nostri, naturalmente, da quel che so, più per merito di uomini illustri (penso al Prof. Mignini) che non per iniziative ecclesiastiche.

Adesso vedremo che Matteo Ricci diventa santo e che farà il miracolo di convertire amministratori e massoni. O amministratori – massoni, chè pare che per certi orfani della DC, sia la stessa cosa. Sciocchezze naturalmente. O no? Forse l’alleanza storica tra le due storiche appartenenze si sta consumando e noi vediamo galleggiare qualche relitto della battaglia sottomarina, con qualche raro naufrago.

Una battaglia, se penso alle giovani generazioni concentrate nei pub, nelle discoteche e nelle pizzerie locali di cui nessuno s’è accorto, una battaglia del quale non c’è costrutto accorgersi, perchè sul vivere quotidiano e soprattutto sul futuro della città non è destinata ad incidere più di tanto … ma torno al tema. Ho apprezzato l’articolo ironico di Giancarlo Liuti, che con la sua arte sottile, ha cercato di sdrammatizzare quella strana partita, richiamando gli scacchisti alla realtà del nostro presente; sì, perchè di statue, da Lenin a Mao, da Mussolini a Saddam, ne abbiamo viste erigere ed abbattere parecchie.

Tutti valori simbolici del potere, politico come quello dei Cesari e religioso, come quello dei santi di cui le chiese, e adesso vorremmo anche le strade, sono tanto più piene rispetto al vuoto delle opere. Non farti immagini, Prof. Zampa, sta scritto, perchè ora serivrebbero le opere di tutti e non i manifesti simbolici di un mondo che non c’è più.
A meno che, non sia in atto nella o sulla città una specie di scontro per una nuova mappazione dei simboli che preannuncino le nuove geografie del “potere”. Magari Accademico, chissà …
Piazze d’Italia, ispirazione di De Chirico, nelle sue inquietudini pittoriche drammaticamente immobili, statiche tra logge (appunto) e statue (appunto). Si vede che gli uomini hanno bisogno anche di questo, cioè di statue e di logge. Anche. Allora parliamo di quello che di buono gira intorno a questo anche .

Mi son chiesto se questo andare e venire virtuale di pupazzi di pietra abbia un senso che non si può capire o se mai, dietro, si celi dell’altro. Siccome tanto non lo so e comunque non lo capisco, vorrei ricordare a chi si affanna dietro a stè cose che, forse, è opportuno che si comincino ad affrontare le altre questioni; poiché non c’è niente da celebrare, neppure il passato, che tanto glorioso, almeno per Macerata, non è mai stato, mi limiterei a suggerire a chi ha il potere di agire, se ce l’ha davvero, ad operare in queste direzioni:

far qualcosa per l’ordinaria amministrazione della città; basterebbero la cura e la pulizia delle strade;
far qualcosa per fermare la distruzione del territorio, da San Claudio a Corridonia da Villa Potenza a Montecassiano, dal Centro a Sforzacosta e soprattutto, visto l’andazzo delle ultime deludenti amministrazioni, dentro la città … (stai a vedere che il nodo è questo!);
far qualcosa per arginare il degrado sociale, che, anche per problemi di ordine pubblico, ha inquinato il nostro vivere civile, incidendo, con la paura, sulle nostre stesse forme di vita;
far qualcosa per il verde pubblico; perchè? se non lo si capisce da soli, si torni a dire: perchè sì.
E le statue? Perchè no? perché no!»



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