Norman, fedele servo di scena

Franco Branciaroli al "Lauro Rossi" di Macerata

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Franco Branciaroli

 

di Walter Cortella

La prorompente vitalità del teatro, come metafora della vita che malgrado tutto continua il suo corso, trionfa al L. Rossi in «Servo di scena», interpretato da Franco Branciaroli che ne ha curato anche la regia. Il testo di Ronald Harwood, scritto nel tipico linguaggio della commedia inglese, narra con tono ironico le rocambolesche vicende di una compagnia teatrale di provincia che nel 1940, incurante dei violenti bombardamenti nazisti che flagellano Londra, prosegue imperterrita la sua attività. In quegli anni difficili, la vita in città procede meglio che può: pub e ristoranti restano aperti finché una bomba non li distrugge, i circoli e i club conservano i soliti orari di apertura e chiusura e il teatro continua a vivere, a dispetto della stupidità che sembra sul punto di conquistare il mondo. In un teatro cittadino, ridotto quasi ad un cumulo di macerie, un attore shakespeariano un tempo osannato e stimato (Sir Roland, interpretato da Franco Branciaroli) si accinge a indossare ancora una volta i panni di Re Lear. Ma le sue condizioni di salute non sono più buone. Stanco e malato, sembra sul punto di dover abbandonare di colpo le scene. Sarebbe la prima volta nella sua onorata e lunghissima carriera.

Per sua fortuna gli è accanto il giovane Norman (Tommaso Cardarelli), il fedele servo di scena, che lo assiste, lo nutre e lo coccola. Ma Norman è molto più di un servo, molto più di un segretario. È una figura straordinaria che può generare legami e conflitti psicologici talvolta fortissimi. È il solo che sappia come prenderlo nei momenti difficili. Parlandogli con dolcezza e decisione, lo convince a non rinunciare allo spettacolo. Nei frenetici momenti che precedono il suo ingresso sul palcoscenico, «Sir» è vittima di un pauroso vuoto di memoria. In un patetico e delirante caos mentale, dapprima si crede Otello, quindi recita passi del Macbeth per ritrovare, infine, la strada giusta e diventare Re Lear. Ora può finalmente affrontare il suo amato pubblico.

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Tommaso Cardarelli

L’intera vicenda teatrale si dipana all’interno dei camerini. I muri scrostati, le porte cadenti, il disordine che vi regna sono una metafora dello stato di salute del grande attore, ormai sulla via del tramonto. Norman ha il suo bel da fare per gestire i malumori e i malanni di Sir Roland ma anche le bizze improvvise della moglie Milady e di Madge, la spigolosa direttrice di scena, segretamente innamorata da venti anni del Maestro. «Servo di scena» è una commedia appassionante, sicuramente uno dei più famosi testi teatrali di Ronald Harwood, che nel 1983 ne curò anche l’adattamento cinematografico. È una perfetta ricostruzione dell’epoca, scritta in un linguaggio garbato. È un vero gioiello, emozionante, coinvolgente, divertente, ma al tempo stesso commovente. Sì commovente, poiché porta in primo piano la dedizione di Norman per «Sir» che per lunghi anni è stato il suo punto di riferimento, la sua ragione di vita, l’oggetto delle sue cure, forse il suo amore segreto. Ma fa emergere anche la sua delusione quando il suo idolo muore in solitudine nel camerino. Norman è stato il servo fedele, sempre pronto ad aiutarlo nei momenti di debolezza, di difficoltà, il solo della compagnia a rimanergli accanto fino all’ultimo istante. Solo lui assiste al suo trapasso, pronto a raccoglierne il testamento spirituale nel quale ha parole di ringraziamento per tutti i suoi collaboratori dimenticando, paradossalmente, proprio il buon Norman. In quel momento il giovane dà sfogo, in un misto di ebbrezza e isterismo, alla delusione e a recondite e inconfessate preoccupazioni.  Che ne sarà di lui ora che il suo Maestro è morto? Improvvisamente il loro sodalizio si è dissolto e il mondo sembra crollargli addosso.

Branciaroli è il «mostro sacro» che conosciamo ed ogni considerazione sulla sua interpretazione sarebbe banale. In veste di regista ha il grande merito di aver dato il giusto risalto ad alcune situazioni umoristiche del testo senza, tuttavia, intaccarne i contenuti drammatici. E il suo «Servo» diventa, così, una pièce elegante, garbata e divertente. Accanto a lui, troviamo un ottimo Tommaso Caldarelli, giovane attore dalla forte personalità e dalle notevoli qualità interpretative. Ha caratterizzato molto bene il personaggio di Norman, rendendone in maniera precisa e misurata gli stati d’animo e gli umori altalenanti, senza mai andare sopra le righe. Ha talento e la sua esibizione è stata sicuramente di prim’ordine. Di buon livello anche le performances di Lisa Galantini e Melania Giglio. Una considerazione finale sulla scenografia, opera di Margherita Palli. Originale e funzionale nella sua struttura a due livelli, consente al pubblico di assistere contemporaneamente alla rappresentazione di Re Lear nella parte alta e alla vita da camerino, da sempre mondo segreto degli attori, in quella bassa.

 


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