De Rosa: “Senza tribunale Camerino non sopravviverà”
L'avvocato camerte invita la politica a muoversi per trovare un'alternativa
Sulla chiusura del tribunale di Camerino ci sono voci favorevoli e contrarie. Interviene nel dibattito anche l’avvocato Giuseppe De Rosa di Camerino: «Poniamo per assurdo – ma che sia assurdo, nel significato etimologico del termine, cioè dissonante, saremo sì e no quattro gatti a pensarlo – che il tribunale di Camerino chiuda per davvero. Quanto l’evenienza sia più che probabile – anche se, lo ribadisco, assurda – è sotto gli occhi di tutti. Ecco, mettiamo che tra una settimana o un mese arrivi questo decreto così tanto sospirato a Macerata e altrove: cosa dobbiamo attenderci noi camerinesi per quel che riguarderà il futuro? Certo, l’impatto sarà devastante per la nostra piccola, modesta, impreparata economia. A vedere poi come si stanno muovendo le istituzioni preposte al governo della città sembra che le più impreparate al funesto evento siano proprio esse. Non dico circa la debole e appena sussurrata reazione di fronte alla minaccia che s’affacciò alla nostra ribalta già nello scorso mese di agosto, né mi soffermo sulla incoscienza di chi oggi ripone le residue speranze sui “buoni uffici” di un certo senatore della repubblica che proprio in agosto votò a favore di quella delega al governo per la “riduzione” degli uffici giudiziari. Non dico neppure della sistematica assenza di serie informazioni alla cittadinanza (personalmente non da oggi sospetto che a Camerino si stia vivendo un tempo di più o meno inconscia censura informativa), né dello stato di catalessi in cui sembra precipitata la gran parte degli esponenti del consiglio comunale stridente col ricordo di antiche e recenti agitazioni di massa su argomenti importanti (la chiusura di ostetricia e l’accordo universitario con Macerata) o di pressoché insignificante rilievo (i parcheggi in piazza Cavour e dintorni).
Mettiamo, dicevo, che la chiusura del tribunale sia questione da risolversi in breve. Cosa fa di fronte a un accadimento di tale portata storica e non più eludibile un’amministrazione che non viva in perenne stato d’ipnosi? Se per il tribunale non c’è più niente da fare un’amministrazione degna di tale nome inizia ad agitarsi, a mostrarsi iper-attiva, in altre parole a progettare qualcosa per recuperare su uno o più fronti il tanto che s’è perduto. Senza velleitarismi e senza raccontare balle, però (quella del nuovo carcere ne è il più fulgido esempio). Il nostro governo cittadino potrebbe ricordarsi, ad esempio, che Camerino è città di cultura e che quel terreno è ancora in gran parte da percorrere; che c’è un’università di cui chiedere – e favorire – il potenziamento; che ci sono (ancora per quanto?) scuole di ogni ordine e grado, alcune delle quali da specializzare, da rafforzare, da rendere attrattive in ambito provinciale e regionale; che un tempo si progettava una Camerino città di convegni, idea per nulla tramontata se non nelle menti di chi ci governa; che il turismo va fatto con strumenti moderni e persuasivi e non con formule artigianali tanto di buona volontà quanto inefficaci; che delle cento associazioni camerti ognuna potrebbe contribuire a rendere viva la città; che ci sono manifestazioni straordinarie che andrebbero istituzionalizzate e scaglionate in tutti i mesi dell’anno (Spoleto, ad esempio, vive col Festival, mica col tribunale). Queste solo alcune idee per non morire. Se a Camerino ci fosse anche la politica – intesa nell’antico e nobile significato – tanto si potrebbe ancora progettare e realizzare. Purtroppo, però, qui attecchiscono solo politici senza la politica, cioè senza progetti di lungo respiro, in altre parole senza una visione d’insieme. Ecco perché non appena il tribunale cesserà di esistere questa città non solo sarà più povera, ma non riuscirà neppure a pensare che, con un po’ di sforzo, potrebbe percorrere altre soluzioni per sopravvivere».
e se per assurdo (neanche tanto) si fosse compreso che camerino è una città come tante altre nella zona (se non meno). Fosse finita la sindrome del granducato?
La prevedibile prossima chiusura del Tribunale sta provocando inquietudini da una parte, grandi attese dall’altra; di certo ho acceso il dibattito su temi vitali per il futuro del territorio.
E’ indubbio che la chiusura del Tribunale conduce non solo a perdita di posti di lavoro in città, ma anche un certo scadimento generale per Camerino ed il suo territorio, privato di un chiaro e formale indicatore della presenza dello Stato. Camerino – città di servizi – perderebbe un altro “pezzo” della sua offerta complessiva, e questa volta in un settore che è importante in sé ma anche per le sinergie trasversali che il Tribunale stimola.
La recente legge 148 del settembre 2011 all’articolo 1 ha come finalità il “riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza”.
Per raggiungere questo obiettivo, da lungi desiderato da tutti, la legge prevede che il Governo possa intraprendere diverse azioni:
“a) ridurre gli uffici giudiziari di primo grado, ferma la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011;
b) ridefinire, anche mediante attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, l’assetto territoriale degli uffici giudiziari secondo criteri oggettivi e omogenei che tengano conto dell’estensione del territorio, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell’indice delle sopravvenienze, della specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale, e del tasso d’impatto della criminalità organizzata, nonché della necessità di razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane;”
Mentre il comma a) non lascia molto spazio all’interpretazione, il successivo comma b) inserisce la possibilità di recuperare efficienza al sistema intervenendo sull’assetto territoriale per rimettere in equilibrio le “competenze territoriali demografiche e funzionali tra uffici limitrofi della stessa area provinciale caratterizzati da rilevante differenza di dimensioni”, come recitato dal comma e).
E’ chiaro che la “riduzione” del comma a) è di facile e comoda realizzazione, ma non è detto che la soluzione più semplicistica conduca necessariamente al risultato migliore. Il comma b) della legge apre degli spazi di manovra che, pur se di laboriosa attuazione, per Camerino potrebbero fare una grossa differenza.
Da quanto afferma il Presidente dell’ordine degli avvocati di Camerino, il tribunale di Camerino è noto per la sua efficienza, se pur nel deludente panorama generale italiano. Perché dunque, egli afferma, non allargare il territorio di pertinenza del nostro tribunale, diminuendo il carico di lavoro eccessivo di quelli limitrofi?
Il Partito Democratico di Camerino ritiene che, valutando la specificità del territorio montano e delle sue caratteristiche demografiche – cui la legge stessa fa esplicito riferimento – si debbano prendere in più seria considerazione tutte le circostanze a favore dell’economia di un territorio molto vasto, anche se non densamente popolato. Se questo significa mantenere due tribunali nella provincia di Macerata con ambiti geografici e carico di lavoro equilibrati, la proposta non dovrebbe essere frettolosamente liquidata senza un approfondimento libero da campanilismi che non ci appartengono e che oggi sarebbero non solamente anacronistici ma anche e soprattutto miopi. Ma per le stesse ragioni non si può neanche condividere la politica del “pietismo” che circola anche tra i “sostenitori”: perché altri dovrebbero essere interessati al futuro di una città e di un territorio che per prima non attua una politica di condivisione di obiettivi e di sviluppo comune? E che troppo spesso resta “arroccata” su quel colle che per secoli ha costituito una difesa ma che oggi ne produce l’isolamento sociale più ancora che quello geografico.
Ciò che va considerato ruota attorno alla domanda se la conservazione del Tribunale, in apparenza anti-economica, in una visione più lungimirante non soddisfi invece la richiesta di recupero di efficienza ed efficacia del nostro sistema giudiziario senza penalizzare economicamente un territorio che ha già pagato abbastanza il suo svantaggio logistico.
La questione si pone proprio in un momento in cui la prossima fine dei lavori della “quadrilatero” potrebbe fornire quelle infrastrutture necessarie ad un rilancio delle attività produttive dell’area di cui Camerino costituisce il centro in termini di servizi e strutture.
Il Partito Democratico propone un confronto su questi argomenti e sollecita alcune riflessioni: l’intervento sull’efficienza generale del sistema non può essere raggiunto con la soppressione delle sedi distaccate che – da quanto riportano i quotidiani – sono moltissime, costose e scarsamente efficaci?
Non si staranno svendendo diverse primogeniture per il famoso piatto di lenticchie? Per quanto riguarda Camerino si rischia di danneggiare la società civile forse in misura maggiore del “guadagno” previsto.
Il rischio vero ed il pericolo grave riguardano il generale impoverimento culturale ed i riflessi sulla possibilità di sopravvivenza e sviluppo economico dell’intera area montana e – in ultima analisi – della provincia.
Francesca Magni – Segretario Partito Democratico Camerino