francescamagni


Utente dal
26/2/2012


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  • Cane denutrito e abbandonato
    “Intervenga il servizio veterinario”

    1 - Feb 4, 2014 - 14:16 Vai al commento »
    Vorrei essere aggiornata su questo povero cane abbandonato!! Mi auguro che qualche bella persona nelle vicinanze si sia mossa autonomamente per salvarlo nell'attesa! Non c'è lì in zona un canile rifugio da chiamare?? A Camerino c'è e funziona molto bene.... 
  • De Rosa: “Senza tribunale Camerino non sopravviverà”

    2 - Mar 20, 2012 - 9:58 Vai al commento »
      La prevedibile prossima chiusura del Tribunale sta provocando inquietudini da una parte, grandi attese dall’altra; di certo ho acceso il dibattito su temi vitali per il futuro del territorio. E’ indubbio che la chiusura del Tribunale conduce non solo a perdita di posti di lavoro in città, ma anche un certo scadimento generale per Camerino ed il suo territorio, privato di un chiaro e formale indicatore della presenza dello Stato. Camerino – città di servizi – perderebbe un altro “pezzo” della sua offerta complessiva, e questa volta in un settore che è importante in sé ma anche per le sinergie trasversali che il Tribunale stimola. La recente legge 148 del settembre 2011 all’articolo 1 ha come finalità il “riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza”. Per raggiungere questo obiettivo, da lungi desiderato da tutti, la legge prevede che il Governo possa intraprendere diverse azioni: “a) ridurre gli uffici giudiziari di primo grado, ferma la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011; b) ridefinire, anche mediante attribuzione di porzioni di territori a circondari limitrofi, l’assetto territoriale degli uffici giudiziari secondo criteri oggettivi e omogenei che tengano conto dell’estensione del territorio, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell’indice delle sopravvenienze, della specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale, e del tasso d’impatto della criminalità organizzata, nonché della necessità di razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane;” Mentre il comma a) non lascia molto spazio all’interpretazione, il successivo comma b) inserisce la possibilità di recuperare efficienza al sistema intervenendo sull’assetto territoriale per rimettere in equilibrio le “competenze territoriali demografiche e funzionali tra uffici limitrofi della stessa area provinciale caratterizzati da rilevante differenza di dimensioni”, come recitato dal comma e). E’ chiaro che la “riduzione” del comma a) è di facile e comoda realizzazione, ma non è detto che la soluzione più semplicistica conduca necessariamente al risultato migliore. Il comma b) della legge apre degli spazi di manovra che, pur se di laboriosa attuazione, per Camerino potrebbero fare una grossa differenza. Da quanto afferma il Presidente dell’ordine degli avvocati di Camerino, il tribunale di Camerino è noto per la sua efficienza, se pur nel deludente panorama generale italiano. Perché dunque, egli afferma, non allargare il territorio di pertinenza del nostro tribunale, diminuendo il carico di lavoro eccessivo di quelli limitrofi? Il Partito Democratico di Camerino ritiene che, valutando la specificità del territorio montano e delle sue caratteristiche demografiche - cui la legge stessa fa esplicito riferimento - si debbano prendere in più seria considerazione tutte le circostanze a favore dell’economia di un territorio molto vasto, anche se non densamente popolato. Se questo significa mantenere due tribunali nella provincia di Macerata con ambiti geografici e carico di lavoro equilibrati, la proposta non dovrebbe essere frettolosamente liquidata senza un approfondimento libero da campanilismi che non ci appartengono e che oggi sarebbero non solamente anacronistici ma anche e soprattutto miopi. Ma per le stesse ragioni non si può neanche condividere la politica del “pietismo” che circola anche tra i “sostenitori”: perché altri dovrebbero essere interessati al futuro di una città e di un territorio che per prima non attua una politica di condivisione di obiettivi e di sviluppo comune? E che troppo spesso resta “arroccata” su quel colle che per secoli ha costituito una difesa ma che oggi ne produce l’isolamento sociale più ancora che quello geografico. Ciò che va considerato ruota attorno alla domanda se la conservazione del Tribunale, in apparenza anti-economica, in una visione più lungimirante non soddisfi invece la richiesta di recupero di efficienza ed efficacia del nostro sistema giudiziario senza penalizzare economicamente un territorio che ha già pagato abbastanza il suo svantaggio logistico. La questione si pone proprio in un momento in cui la prossima fine dei lavori della “quadrilatero” potrebbe fornire quelle infrastrutture necessarie ad un rilancio delle attività produttive dell’area di cui Camerino costituisce il centro in termini di servizi e strutture. Il Partito Democratico propone un confronto su questi argomenti e sollecita alcune riflessioni: l’intervento sull’efficienza generale del sistema non può essere raggiunto con la soppressione delle sedi distaccate che – da quanto riportano i quotidiani – sono moltissime, costose e scarsamente efficaci? Non si staranno svendendo diverse primogeniture per il famoso piatto di lenticchie? Per quanto riguarda Camerino si rischia di danneggiare la società civile forse in misura maggiore del “guadagno” previsto. Il rischio vero ed il pericolo grave riguardano il generale impoverimento culturale ed i riflessi sulla possibilità di sopravvivenza e sviluppo economico dell’intera area montana e - in ultima analisi - della provincia.   Francesca Magni – Segretario Partito Democratico Camerino
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