Povera Macerata
sotto due nevicate!
La prima dalla Siberia, la seconda sul Centro Fiere. Il Pd e la tattica del silenzio
Le nevicate abbattutesi su Macerata sono due e sono diverse. La prima, giunta dalle taighe siberiane, ha colpito l’intera fascia adriatica e ha creato pesanti disagi alla popolazione. La seconda, che ancora insiste sulla zona fieristica di Villa Potenza, riguarda le scelte urbanistiche e nella gente provoca l’ulteriore disagio di non capire perché certe cose non sono state fatte e per quali ragioni. L’una va attribuita ai capricci degli dei, che ogni tanto si divertono a scatenare le forze della natura senza badare agli esseri umani. L’altra, invece, va attribuita al nostro multiforme Pd che sta facendo calare la neve sopra l’inchiesta svolta da Giuseppe Bommarito per Cm sugli strani ostacoli frapposti dalle passate giunte Meschini al rilancio di un’area importante per lo sviluppo della città. Un rilancio che, secondo l’inchiesta, era già pronto fin dai primi anni duemila, e piaceva al Sindaco di allora, ed era a costo zero per il Comune. Risultato? Niente. Scoraggiata da estenuanti lungaggini nel decidere e dal sospetto che nelle segrete stanze si avesse in mente qualcos’altro, quell’impresa cambiò idea e andò a investire i suoi 65 milioni dalle parti di Tolentino. E oggi il centro fiere è abbandonato a se stesso.
L’effetto della neve, si sa, è di coprire silenziosamente le cose. Nel primo caso è stata coperta la città, nel secondo si cerca di coprire, sempre col silenzio, una questione che invece esigerebbe chiarimenti ufficiali. Dopo la traballante vicenda della Cittadella dello Sport, insomma, gli esponenti Pd del nostro ultradecennale centrosinistra insistono nel praticare la tattica del tacere, del “lasciamoli pure scrivere, alla fine si stancheranno”, del dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa”. Solo che “loro”, stavolta, sono quarantamila cittadini e chi li rappresenta è stato eletto allo scopo non già di guardare e passare, ma, per l’appunto, di averne cura..
Può darsi, intendiamoci, che le pur circostanziate considerazioni di Bommarito non siano oro colato. Ciò non toglie però che i reggitori delle pubbliche cose – il Pd è l’asse portante dello schieramento al potere da oltre dieci anni – abbiano il dovere civico di rispondere a chi, documenti alla mano, chiede ragione del loro operato. C’è stato un tirarla alla lunga per stancare quell’impresa? C’è stata, sotto sotto, l’intenzione di preparare il terreno ad altre soluzioni magari più domestiche che poi la crisi economica ha fatto sfumare? Domande legittime. Discutibili, contestabili, ma, ripeto, legittime.
L’altra sera i consiglieri comunali del Pd contattati da Alessandra Pierini si sono rifiutati di rispondere a queste domande. Permalosità? Arroganza? Coda di paglia? Frutto dei problemi interni che derivano dalla continua discontinuità o dalla discontinua continuità del passaggio fra la “vecchia storia” di Meschini e la “nuova storia” di Carancini? Male in ogni caso. Ma quando finirà, vivaddio, questa evasiva ed elusiva nevicata del silenzio? Quando potremo dire che le non poche nevi della trascorsa politica urbanistica maceratese si saranno finalmente sciolte al sole della trasparenza? La campana di Bommarito ha suonato e ha suonato forte. Ora il sacrosanto diritto della città – non solo di Cm – è di sentire anche l’altra campana e di volere che suoni altrettanto forte. L’informazione ha fatto il suo mestiere e la politica, adesso, deve fare il suo, confrontandosi apertamente con la pubblica opinione. Siamo o non siamo in democrazia?
Ma basta, preferisco tornare alla bufera siberiana. In poche ore, la notte di tre settimane fa, Macerata è piombata sotto mezzo metro di neve. Che ha continuato a cadere nei giorni successivi. E, dopo una breve pausa, ha ripreso a cadere la notte dell’altro sabato. Più di un metro, complessivamente. E, in qualche punto, cumuli di due. Come s’è comportato il Comune? Non benissimo, pare, nell’immediato. Poi molto meglio. Un onesto giudizio finale, dunque, non può che essere sostanzialmente positivo. Anche perché non va dimenticata la straordinaria eccezionalità dell’evento. Di nevicate paragonabili a questa, infatti, Macerata ne ha subite, in un secolo, solo tre: nel 1929, nel 1956 e nel 1985. Ed è pura follia aspettarsi che la nostra città sia dotata – in modo stabile, tutti gli anni – degli stessi mezzi antineve posseduti, per esempio, da Ortisei o da Cortina d’Ampezzo. Intralci alla circolazione? Certo. Sia delle auto che dei pedoni? Certo. Qualche situazione incresciosa? Certo. Proteste per i ritardi nella spalatura delle strade, nello sgombero dei marciapiede, nello spargimento del sale? Certo. Ma riflettiamo. Fra vie, piazze, slarghi, piagge e vicoli, Macerata ne conta esattamente 129. Con chilometri e chilometri di marciapiede. E con l’aggiunta di migliaia di macchine parcheggiate dovunque, a far da barriera allo smaltimento della neve spalata. E’ corretto prescindere da tutto questo?
Le proteste, dicevo. Alcune ragionevoli. Molte altre no. Tipo la pretesa che il Comune si sostituisse ai privati nell’alleggerimento dei tetti e delle terrazze, o nell’apertura dei viottoli che conducono, in aperta campagna, alle ville isolate, o nella liberazione dal gelo delle tantissime auto lasciate ai margini di ogni strada. Ricordo bene le nevicate del 1956 e del 1985, specie la prima, che da cronista seguii passo passo. Stessi problemi, in fondo, ma molte meno proteste. Perché? Per quale incontrollato soprassalto umorale, oggi, un consigliere dell’opposizione si è spinto addirittura a reclamare le immediate dimissioni del sindaco? Tutto può esser fatto meglio, figuriamoci. Ma non ha torto il presidente Mario Monti nel dire che il benessere ci ha un po’ viziati, spingendoci alla ribellione contro qualsiasi turbativa della nostra vita quotidiana, e a credere che ogni cosa debba essere alla portata dei nostri desideri, e a considerare l’uso della macchina come un diritto che non deve conoscere limiti. E allora forza con le accuse ai politici. Li difendo? Per carità, sarebbe una “mission impossible”. Di colpe ne hanno parecchie, e non solo da noi. Ma quelle della Siberia, almeno quelle, gliele possiamo risparmiare.
Infine un paio di considerazioni diciamo del cuore. La prima riguarda l’aiuto prezioso venuto dai ragazzi del Mali, della Somalia, del Ghana, del Burkina Faso e della Nigeria che sono qui in attesa di asilo politico: l’asilo, stavolta, ce l’hanno dato loro, spalando, ammucchiando, aiutandoci a non scivolare sul ghiaccio (toh, finalmente un grazie all’immigrazione!). La seconda riguarda i meriti di Cm nell’aver posto in evidenza la neve non soltanto come disagio ma anche come occasione di bellezza, allegria, cordialità. E mi riferisco alla pubblicazione di migliaia di foto dall’intera provincia – bambini, pettirossi, cani, gatti, cavalli (supenda quella di Francesco Ribes dall’Abbadia di Fiastra), giochi, scene da presepio, un corale senso di festa – che sono state quasi un omaggio a questa candida dama piovuta dal cielo. Scriveva Guido Gozzano: “Scende la bella neve sonnolenta”. E Salvatore Quasimodo: “E la neve c’illumina dai prati”. E Ada Negri: “Cade la neve, tutt’intorno è pace”. Chissà perché i poeti, che vedono più profondamente nell’animo umano, non l’hanno mai odiata. Chiediamocelo.



Oggi, sig. Liuti, a Macerata è tornato il sereno ma non è ancora primavera … quella coltre non è più candida, anzi è nerastra e non copre più l’intera città.
Oggi, sig. Liuti, Macerata è un po’ meno sonnolenta!
Il Pd maceratese, ovverosia in larga parte gli ex DC e gli ex PRI…
… Cambiano sigle, cambiano partiti, cambiano alleanze ma mi sembra siano sempre gli stessi (seppur invecchiati) a (mal)gestire l’urbanistica locale.
dott. Liuti,
A mio parere il silenzio del PD non è figlio solo di ” una elusiva ed evasiva nevicata del silenzio “. Può essere anche figlio del ghiaccio di una sconfinata insipienza politica.
Dr. Liuti, una volta lessi una Sua intervista impossibile a Raffaello sulla politica urbanistica maceratese. Perché non riproporla a beneficio di tutti?
Un amico mi ha mandato questa centuria caudata di Nostradamus.
“sinistra forza in ricìno arengo, ne fererà le belle mura e i calli; P3mc la condurrà a ramengo, ruinandone in eterno colli e valli. Non Loggia in veritade, né compasso, ma cespo parassita, passo passo, docil seguirà la ria mammona. Beltade antica di quel nobil borgo, ben tosto affonderà nel laido gorgo. In calce sta lo struzzo in quel cimento, la testa sotto il suol a suo tormento”.
Forse, forse ha sollevato un velo?
Certo la nevicata ha arrecato qualche disagio, ma forse è mancata la consuetudine nell’affrontare eventi naturali, che oggi sembrano staordinari e a questo punto direi che ci vuol pazienza e un po’ di tolleranza, ma quanto dovremo ancora sopportare l’ordinaria inefficienza amministrativa? Il buon Meschini è già stato premiato per la sua straordinaria efficienza nel secondo quinquennio da sindaco, i protagonisti principali restano stabilmente presenti sulla scena della politica cittadina, l’ottimo Carancini si danna l’anima per risolvere il nulla, l’efficientissima minoranza si accorge del niente e mugugna a chiamata senza sapere nemmeno quali note dolenti toccare, l’avv. Bommarito denuncia, allora emergono timide voci da destra e nessuno sembra sapere a sinistra nonostante ogni cosa, tra quelle trattate, figurasse nel loro programma. Che cosa ci può essere di più efficace per salutare l’oramai prossimo Carnevale? Ma ora c’è ben altro da pensare: le strategie per le prossime elezioni amministrative non danno tregua tra una primaria e l’altra agli efficacissimi partiti; chi vincerà? come potremo piazzarci per meglio trafficare? molti tengono famiglia e i Comuni sono enti privilegiati di collocamento. E allora perché chiedere una risposta quando la fatica travolge e stravolge tutto, abbiate misericordia, infondo che volete che siano 65 milioni perduti, oppure 2,5 milioni vagheggiati per rattoppare un vecchio palazzetto, o ancora, se volete, che importanza ha una piscina mai costruita per cui stiamo pagando un mutuo. Se poi non è stato mai realizzato un attracco meccanizzato per il centro storico lungo le piagge (il progetto c’era e anche la copertura finanziaria), se poi le mura pendono o la galleria è una fontana coperta come in alcuni giardini barocchi, perché lamentarsi: abbiate pazienza nei prossimi secoli avremo tutto e di più, mi scuso comunque per aver tralasciato molte altre amenità.