Sanremo, un giorno da giurato

Il Festival visto da un maceratese

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di Gabriele Censi

“A Sanremo è un gioco ma lo facciamo seriamente”, così il direttore artistico Mazzi ha accolto i 300 giurati provenienti da tutta Italia selezionati da un istituto demoscopico per scegliere le più belle canzoni o meglio per eliminarne 2 delle 14 in gara. In realtà non è stato così (Io c’ero e non mi pento di esserci stato anche se inutilmente). C’è stato qualche problema e non se n’è fatto nulla, stasera di nuovo tutti e 14 in gara perché la tecnologia ha una certa avversione allo spirito italico, quello che crea i miti che ci rappresentano e a Sanremo sono quasi tutti in passerella. Il mito del “tanto è tutto già deciso, si sa chi vince…”  oppure l’altro che “navighiamo a vista, non è pronto nulla ma alla fine funziona tutto…”.  Ancora altri miti, vista la reazione del pubblico all’ingresso delle due “bone”  Eli e Belem: “tira più un pelo di… che Celentano che canta e sparla”. sanremo-4-300x167Stavolta ha sparlato fuori bersaglio viste le reazioni e l’accoglienza del pubblico. Una galleria pronta ad applaudire qualunque cosa anche in modo esagerato pur di strappare un’inquadratura per amici e nemici (tra i 14 milioni ci sono quasi tutti), ma non così entusiasta del “noleggiato”, definizione dei due che hanno aperto il Festival, Luca e Paolo e praticamente lo hanno chiuso anticipando tutto prima delle 21. SanremoPoi sul palco non è successo quasi nulla  a parte le canzoni ma su quelle i giudizi come i voti, dati e cestinati, sono vari e diseguali. Anch’io ho votato, come il mio  vicino che veniva da Palermo, due voli aerei poche ore di sonno e una sfacchinata non indifferente con l’obbligo della riservatezza e la difficoltà pure per fare pipì. Poi lassù in galleria ad ascoltare le canzoni e premere un tasto da 1 a 10. Per me è successo per la prima canzone, poi “tentativo di riconnessione…” e addio voto. Lo spirito italico subentra subito con carta bianca e biro,  ma la procedura poco notarile risulterà non accoglibile. Faceva caldo in galleria e mentre Adriano cantava “voglio un sorso d’acqua” nelle ultime file si era al limite della disidratazione. Le hostess distribuivano bottiglie con solerzia ma anche qui si ripresentava il mito. Quello che si incontra di solito ai buffet: “chi prima arriva…”

sanremo-3-300x173Insomma una serata da ricordare e, come sempre a Sanremo, non certo per le canzoni. Nel finale il pubblico era surriscaldato e qualcuno ha pure esagerato scagliando a terra violentemente il corpo del reato, ovvero il cellulare adibito al voto.  “Impossibile che non funzioni” ci hanno detto i tecnici nel pomeriggio dandoci le istruzioni, e quindi la contestazione ha raggiunto anche i 14 milioni dall’altra parte delle telecamere di un teatro costruito per esaltare tutti questi miti. Chiudo con un altro esempio che lo conferma. Questa giuria che doveva fare una cosa “molto seria anche se è un gioco” era stata posizionata in parte dietro le attrezzature televisive nella impossibilità di vedere il palco. Ecco l’ultimo mito: “per ottenere qualcosa bisogna alzare la voce”. E facendo un po’ di casino per essere ascoltati gli sfortunati giurati sono stati ricollocati. Non è servito a niente, io c’ero, ma può bastare una volta.


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