I tre Re Magi arrivano a Macerata
Pasta, pesce e panettoni per i poveri

NATALE - Alla Trattoria Da Ezio il tradizionale pranzo offerto ai meno fortunati. Un successo confermato dagli oltre 200 pasti donati da Mirella, Marco e Giovanni
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Una famiglia di Santo Domingo presente al pranzo di Natale.

di Filippo Ciccarelli

E anche quest’anno siamo arrivati alla Vigilia. Un momento di riflessione spirituale? Sì, forse. Ma prima ci sono gli incontri coi parenti, lo scambio di regali, l’ingozzarsi di cibo che è quasi un obbligo sotto il periodo delle feste natalizie. Per chi è credente, c’è poi l’imperativo della messa di mezzanotte, in cui dovrebbe essere spiegato al gregge il significato della nascita del Redentore.
Però, chi oggi ha avuto la fortuna di recarsi alla trattoria “da Ezio”, ha avuto una dimostrazione pratica e pure in anteprima della vera essenza del Natale, un’armonia diretta con sapienza e maestria da Mirella.
Mirella è la vera regina della casa. Perché quella da Ezio non è una semplice trattoria, oggi men che meno. E’ un luogo dove si ritrova una grande famiglia, formata da persone che vengono da storie e posti diversi, ma i cui nomi non sono importanti. Non oggi. Oggi contano i visi, le facce, i volti sorridenti, distesi e colorati: e pure il clima, di festa, quella autentica. Lo storico ristorante che si trova in via Crescimbeni, nel cuore di Macerata, nel giorno della Vigilia di Natale rappresenta il simbolo del riscatto. I cristiani sanno che Giuseppe e Maria non trovarono alloggio nell’albergo, e che Gesù nacque in una umile mangiatoia a Betlemme, riscaldato, come vuole la tradizione, dal bue e dall’asinello. Come Betlemme, anche Macerata è un piccola cittadina della provincia, ma oggi i locandieri hanno accolto tutti quelli che sono venuti a visitarli, senza chiedere nulla in cambio.
pranzo-da-ezioI tre re magi di Macerata si chiamano Mirella, Marco e Giovanni: invece di oro, incenso e mirra portano spaghetti con le vongole, risotto alla marinara, brodetto, pesce al forno, patate, panettone, dolcetti vari, insalata, caffè e pure lo spumante.
Sono in piedi dalle 5.30 del mattino per preparare le delizie che sono destinate ai meno fortunati, che magari il tradizionale pranzo o cenone per tutta la famiglia non possono permetterselo. Chissà se lo sanno i piccoli Davide e Giulio, che va ancora a spasso col passeggino e sono accompagnati dalla mamma e dal papà: “E’ la prima volta che veniamo qui. E’ tutto buonissimo, grazie, grazie” ci dice la signora, che ha consumato il suo pranzo seduta in un tavolo vicino alla cucina. Lei e la sua famiglia provengono dall’Ecuador, e infoltiscono la nutrita pattuglia di centro e sudamericani che affolla il locale.

 

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Mirella e la signora Italia

“Noi siamo di Santo Domingo” ci dice più tardi una donna che è insieme a due ragazzi quasi adolescenti, un maschio ed una femmina: parla bene l’italiano, ed ha  solo parole di ringraziamento per Mirella e per tutto il personale che si è impegnato in una giornata di vera solidarietà.
Il viavai è la regola: anche perché non tutti se la sentono di varcare la soglia, ed aspettano fuori il loro pasto caldo. La processione è continua, e così Mirella, Marco e Giovanni fanno la spola tra l’ingresso e la cucina per servire le persone che aspettano senza entrare nella trattoria.
“Si tratta soprattutto di stranieri” ci dice Mirella “tanti, di fede musulmana, s’informano sulla eventuale presenza di carne di maiale. Li tranquillizziamo e gli diamo tutto quello che possiamo, dal pesce al panettone, tanti hanno pianto. Una signora mi ha commosso: è venuta stamattina e ha detto che nessuno le aveva mai regalato qualcosa”.
Ai tavoli ci sono anche tanti italiani. Qualcuno va di fretta, come la simpaticissima signora Italia, che ci dice: “conosco  Mirella da 50 anni! Ora sto a Macerata, ma ho vissuto anche a Roma e ad Apiro. Vengo qui da qualche anno, c’è un bellissimo ambiente e una piacevole atmosfera che contagia tutti, anche le persone che non si conoscono. Penso che sia una bellissima iniziativa, e poi anno dopo anno migliora sempre!”. Tra i presenti c’è più di un volto noto: il sindaco di Macerata Romano Carancini, il capogruppo dell’Udc Ivano Tacconi, l’assessore provinciale Massimiliano Sport Bianchini, ma anche lo storico Don Giovanni, parroco di San Giorgio, e Don Giuliano, che è stato alla chiesa della Pace, a Pollenza ed anche alla Divina Pastora di Tolentino.

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Mirella ed il sindaco Romano Carancini

L’assessore Bianchini spende parole di ammirazione per Mirella e la sua famiglia: “è un’iniziativa bellissima di solidarietà ma anche di… maceratesità. Questo è un segnale che ha anche un retroterra religioso, spirituale, il successo è sempre travolgente ed indica quanto ci sia bisogno di eventi come questo anche nel nostro territorio”. Tacconi sottolinea come “la gente viene accolta non in una mensa anonima, ma in uno dei ristoranti storici della città, dove viene servito cibo di ottima qualità. E’ un fatto molto importante”. Ed effettivamente la trattoria da Ezio è il locale più antico del centro storico, tanto che, come svelato da Marco Montecchiani, è stata fatta richiesta alla Regione Marche di ricevere la Fojetta d’oro, riservata agli esercizi storici della regione. Marco  rivela anche i numeri dell’edizione del pranzo di quest’anno: “Penso che stavolta ci sia ancora più gente rispetto allo scorso anno. Tra i pasti serviti ai tavoli e quelli d’asporto credo che arriviamo ad una cifra intorno ai 250, direi che non è niente male. Dobbiamo ringraziare per la loro collaborazione la Parima, la Pro Loco di Appignano e la Food Service”.
Tra un boccone e una chiacchiera le ore passano, corrono e poi volano. Ci congediamo dai presenti non prima di aver salutato Ghaddar Hassan, libanese, che è seduto al tavolo insieme alla sua famiglia e anche ad altre due. E’ un gruppo di persone provenienti dalla Siria e dal Libano,sono tutte molto cordiali e sono in Italia da oltre 20 anni.

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Marco e Mirella all'opera in cucina

“Qui non ho mai avuto problemi di razzismo” racconta “a Macerata ci troviamo bene, ci sono anche studenti provenienti dal mio Paese. Io penso che l’integrazione dipenda sempre dalla singola persona. Se lo straniero che arriva è di mentalità chiusa e trova la gente del posto che ha la mentalità chiusa, allora non ci potrà mai essere integrazione. Bisogna trovare due mani che si aiutano l’una con l’altra perché ci sia una vera integrazione. Da Mirella saranno 4 o 5 anni che vengo, il pranzo è sempre buonissimo e l’ambiente è meraviglioso” – “Noi sono 11 anni che veniamo!” fa eco una signora che partecipa alla stessa tavolata, seduta poco più giù. L’allegro vociare dei commensali si fa via via più ovattato quando ci si allontana da via Crescimbeni: dal locale si esce col sorriso sulle labbra, pensando che in fondo, tra le tante brutture della vita quotidiana, l’egoismo ed il cinismo non hanno ancora vinto. Buon Natale.

(foto di Guido Picchio)

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