San Filippo chiusa per feste
Per la riapertura bisogna aspettare

L'ODISSEA - La monumentale chiesa cittadina tra 30 giorni verrà completamente liberata dalle impalcature, ma per l'ultimazione dei lavori serviranno almeno 6 mesi. Il vescovo Giuliodori ricorda: "Aspettiamo i trecentomila euro che mancano"
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

restauro-san-filippo-1-300x225di Maurizio Verdenelli

“San Filippo” per Natale non apre. E’ stata annunciata oggi in conferenza stampa, dunque solo a metà, la Buona Novella attesa da 14 anni per la storica chiesa barocca dei Filippini gravemente lesionata dal terremoto del ’97, ed in suggestiva coincidenza con i 400 anni dall’arrivo della confraternita nel capoluogo marchigiano (1611).
Una chiesa finita di costruire nel 1730 da Giovan Battista Contini, allievo prediletto del grande Bernini, e che è da sempre “nell’anima di Macerata” – ha detto il sindaco Carancini. Per il momento al mancato “regalo di Natale” viene fiduciosamente tolta la carta da confezione. Un ‘San Filippo’ – dice il vescovo Giuliodori – “spacchettato” aspettando i trecentomila euro che mancano per concludere i lavori, in quanto il finanziamento derivato dall’accordo oltre due anni fa tra Regione, Comune e Diocesi di 1.373.000 euro non è bastato. Con i proventi dell’ 8X1000 (via CEI) e i suppletivi interventi – da rifare ci sono tutti gli impianti – da parte della Fondazione Carima (restauro delle tele), della Provincia di Macerata (60.000 euro per l’apparato decorativo) e della Fondazione Mastrocola (10.000 euro) la sospiratissima riapertura ufficiale forse non sarà più in là della festa del Corpus Domini, a giugno, secondo le previsioni ‘neghittose’ del progettista del restauro, arch. Massimo Fiori. Da parte sua Pietro Marcolini, assessore regionale a Bilancio e Cultura, è più cauto e prevede “l’integrale restituzione alla città della chiesa entro il Natale 2012”.
Intanto lo ‘spacchettamento’ vuol significare la rimozione delle imponenti impalcature in via Santa Maria della Porta e in Corso della Repubblica. Fra un mese: si lascia quasi sfuggire lo stesso Fiori alle domande incalzanti dei giornalisti questa mattina nel corso della conferenza stampa convocata in Provincia, nella stessa aula consiliare che fu un tempo lontano il salone delle preghiere dei Filippini. La sede dell’istituzione prossima (più o meno) ad essere tagliata dal governo Monti era infatti il convento della Confraternita, come ha sottolineato l’attuale Priore, don Gianluca Merlini. Che ha espresso una fondata preoccupazione riguardo al ‘post-spacchettamento’ di quella che è sorprendentemente una delle chiese più grandi delle Marche -l’altezza, ad esempio, misura ben 43 metri dal livello di via di S.Maria della Porta. “Temo -ha detto il Priore- che le mura possano essere imbrattate alla stessa maniera dei tavolati che ora le proteggono”.
SanFilippo2-300x225Non si tratta semplicemente del rischio-piccioni, ad allontanare i quali -ha detto l’ing. Gianfranco Ruffini- ci penserà un impianto di elettrificazione che farà desistere, senza ucciderli, i pennuti. Il problema maggiore è rappresentato dai vandalismi ed imbrattamenti vari. ‘Le nuove panchine sono state rapidamente danneggiate’ ha detto, off the record, Carancini che suggestivamente aveva ricordato come da ragazzo amasse sostare nei pomeriggi primaverili insieme con i suoi coetanei sulla gradinata dell’antistante Chiesa di San Giovanni. Ancora adesso quei gradini sono affollati da giovani, ma di notte e pure d’inverno (il giovedì, quando la movida torna a far ‘sacco’ del centro) ed i libri sono ora sostituiti da grandi bicchieri di birra in mano… Ecco, l’idea che quando il ‘gioiello’ (definizione comunemente accettata per ‘San Filippo’) sarà restituito, prima o poi, al suo ‘scrigno’ naturale, ci si troverà ad una situazione generazionale profondamente cambiata e bisognerà trovare il modo di difenderlo, questo bene prezioso, dai vandalismi.In conferenza stampa, oggi, si è assistito ad una serie di amarcord legati a quello che è uno dei ‘monumenti’ simboli del capoluogo. Non certo a caso i suoi lineamenti, la meravigliosa cupola (salvata grazie ad un doppio cerchiaggio dalle scosse che avevano squassato per l’intera lunghezza il luogo di culto) hanno ispirato una delle opere più famose di Valeriano Trubbiani. Dopo Carancini, anche il presidente della Provincia, Antonio Pettinari (che riferendosi al sindaco l’ha definito ‘amico’, un po’ a sorpresa dopo i ‘rumores’ sferisteriali) ha ricordato come da studente universitario insieme con i suoi colleghi non mancava mai di raccogliersi in preghiera nella chiesa in fondo al Corso prima di ogni esame. E il maceratese Pietro Marcolini, con casa di famiglia in via Crescimbeni, e dunque ‘vecchio parrocchiano’ di San Giovanni, non ha citato soltanto don Enea Tarpignani, la sua splendida oratoria, e le ‘sue’ affollate messe domenicali, ma anche e sopratutto le predicazioni pasquali a San Filippo. Ora la chiesa, meta di devozioni e ‘fioretti’ quotidiani dei fedeli maceratesi, tace da 14 anni: un tempo molto più lungo di quello che dica la stessa cronologia, perchè a cambiare è stata nel periodo anche l’anima della città, lo stesso tessuto connettivo. San Filippo si troverà una città diversa, molto diversa da come l’aveva lasciata.
Tace anche la ‘storica’ San Giovanni, chiusa -ha detto Giuliodori- per la caduta di stucchi interni. Quando riaprirà sarà adibita pure ad auditorium: non a caso per un lungo momento, prima di far cadere il progetto, il direttore del Sof, Pizzi, pensò a questo grande e meraviglioso spazio per uno degli eventi, l’estate scorsa.
restauro-san-filippo-2-223x300Alla conferenza stampa -in sala, con il vicepresidente della Provincia, on. Mariani e l’assessore Bianchini, presenti tecnici e maestranze dell’impresa teramana Polisini che lavora al restauro- ha partecipato anche l’architetto Pierluigi Salvati, della Soprintendenza beni architettonici delle Marche. Un amico sensibile e soccorrevole ai problemi del recupero del grande patrimonio culturale maceratese, è stato definito nel ricordo del lavoro comune per la riapertura della cattedrale recanatese di San Flaviano. E a Marcolini che ricordava come le Marche avessero avuto con 550 milioni di euro il più grosso contributo statale dal ’97 ad oggi per il recupero dei beni architettonici e che metà di questi soldi fossero andati alle 13 diocesi regionali, Salvati ha ricordato che lo Stato non opera differenze riguardo ai beni di culto. E a monsignor Giuliodori, la cui presenza in cantiere ha sottolineato- ha dato appuntamento per un prossimo, importante intervento di valorizzazione che riguarderà l’abbazia di Rambona.
In conclusione l’architetto Fiori ha sottolineato come l’intervento strutturale può in buona sostanza dirsi compiuto a Pasqua, tuttavia restano ancora problematiche legate all’interno della chiesa, in riferimento agli stucchi, rovinati dalle infiltrazioni dell’acqua piovana e alla loro sistemazione (leggi collanti). Il rischio di una rovina totale della chiesa a causa della scossa che ha investito la città nel settembre 1997 è stato davvero serio, ha avvertito il progettista del restauro considerata la devastante lesione longitudinale. Ma ora restano da ultimare i pur costosi ritocchi prima del grande ritorno di ‘San Filippo’ in quel centro storico dove la chiesa Oratoriana è da sempre la regina di un percorso monumentale museale. Che partendo da palazzo Buonaccorsi -presto l’allestimento della Pinacoteca, ha detto  Carancini- porterà il visitatore fino in quella piazza dalle prospettive autenticamente ‘sistine’ dove s’affacciano la chiesa di San Giovanni, Palazzo Galeoti, la Biblioteca comunale e dove sopratutto s’allunga la superba facciata della perla barocca di “San Filippo”.


SanFilippo1-300x225  SanFilippo4-300x225



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X