Gli scatti di Christian Tasso
portano l’Africa a Macerata

IL PERSONAGGIO - Il giovane fotografo maceratese continua ad affermarsi in campo internazionale

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di Beatrice Cammertoni

Un trampolino di lancio importante quello dove si trova in questa fase il fotoreporter maceratese Christian Tasso. Venticinque anni, già conosciuto in città per la mostra dei suoi lavori allestita l’anno scorso agli Antichi Forni sul popolo Saharawi, si trova ad uno snodo fondamentale per la sua promettente carriera. Cominciata a quattordici anni come una passione, la sua esperienza come fotografo smette di essere amatoriale a diciotto anni, con i primi lavori ed i primi riconoscimenti. Si forma da autodidatta sulla scia dei grandi artisti e rivolgendo la sua attenzione alle maggiori agenzie del settore, per poi realizzare i primi reportage proprio con uno sguardo al nostro territorio, nel Monastero dell’Abbadia di Fiastra e nel mondo arcaico e antico in cui vive una famiglia dell’alto maceratese che continua a seguire tradizioni e stili di vita di un secolo fa.  “Quando prendo in mano la macchinetta fotografica cerco di raccontare delle storie nel modo più empatico possibile. Voglio riprodurre la vita delle persone lasciando emergere quanto esse siano radicate nel loro territorio, partecipando per un po’ alla loro quotidianità. Mi avvicino ai soggetti con gradualità, cercando di trasmettere il fatto che la macchina, che può essere vissuta come un filtro tra me e loro, in realtà non toglie niente alla loro esistenza, ma permette a me di riprodurla autenticamente.” Dopo qualche esperienza come fotografo di matrimoni, per Christian la macchinetta fotografica diventa presto uno strumento per esprimere e coltivare le proprie passioni.

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Christian Tasso e uno degli eremiti fotografati

Ad oggi, avviata la collaborazione con una prestigiosa agenzia di Milano che ha portato i suoi reportage nelle pagine del magazine Geo e ottenuti premi e riconoscimenti importanti non solo in Italia ma fino agli Stati Uniti, i suoi servizi fotografici seguono due grandi filoni, uno definibile “umanitario”, l’altro più antropologico. Il lavoro più importante, nel primo caso, è proprio quello che lo ha portato fino in Africa: “Fin da piccolo volevo confrontarmi con queste realtà, facevo parte di alcuni gruppi missionari di Macerata e ho voluto far incontrare e sposare le due cose. Credo che documentando l’attività delle Associazioni e delle Onlus, la fotografia possa farla conoscere ed aiutarla.” E’ impossibile a questo punto parlare delle storie raccontate e delle esperienze fatte nel corso di queste prime fasi di carriera senza far scorrere al portatile le immagini realizzate nel corso dei vari reportage. Cominciamo dal Saharawi, un’esperienza di diversi mesi realizzata in collaborazione con la Onlus maceratese Rio de Oro. Quasi dieci mesi di lavoro, due mesi per acquisire tutte le conoscenze necessarie, altri due in Africa e sei tra editing e pubblicazione.

MG_5280-300x200 Il progetto, che prende il titolo di  “Nothing and so be it”, finisce non solo in mostra agli Antichi Forni, ma anche in una rivista ed in un video documentario. Tasso racconta con le immagini la vita, il campo, la situazione della donna e soprattutto quattro storie di disabilità: proprio riproducendo con grande empatia la quotidianità di questi soggetti è presto tra i vincitori del concorso internazionale promosso dalla Aftermath Projects, una fondazione americana molto prestigiosa che attraverso il reportage vuole far conoscere l’altra faccia della medaglia dei conflitti armati e le sofferenze delle popolazioni più disagiate. Proprio questo riconoscimento permette ora a Christian di approfondire il suo lavoro tornando in Africa a partire dalle prossime settimane. Contemporaneamente a questa esperienza per Christian comincia la collaborazione con il magazine Geo come FreeLance, un ruolo che calza a pennello la sua voglia di interpretare e approfondire il legame uomo-territorio. Un percorso parallelo  a quello “umanitario”, che intanto continua con gli immigrati di seconda generazione della Anolf  e con La Goccia, in entrambi i casi enti maceratesi.

007NSBI-300x300Tasso porta sulle pagine del celebre mensile le piane di Castelluccio e soprattutto i loro abitanti, con l’obiettivo, anche in questo caso di farne emergere le caratteristiche più profonde. Sul portatile intanto, cominciano a scorrere le immagini di un altro lavoro del fotoreporter, un work in progress destinato a continuare per i prossimi anni. Dopo un primo servizio su un eremita polacco immerso nella montagna umbra, già protagonista di uno degli scorsi numeri di Geo, il progetto continuerà con lo scopo di riprodurre l’eremitismo italiano, nel tentativo di raccontare una realtà poco conosciuta immergendosi nel silenzio degli eremi e condividendo una parte del percorso, normalmente di solitudine e fede, di questi uomini. Un lavoro che il fotografo mostra con grande emozione, non solo per la portata del progetto, ma soprattutto per il valore di questi incontri e la delicatezza necessaria per entrare in questi mondi, tanto riservati quanto incontaminati. Altro lavoro per Geo, quello riportato nell’edizione attualmente in edicola, questa volta realizzato nella Val di Fiemma in Trentino, zona in cui viene prodotto un pregiato legno usato per casse di risonanza per strumenti musicali.

 

 

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