Il mare? riservato alla clientela

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Beach volley a Civitanova (foto Vives)

di Paolo Nanni

Quest’estate credo di non essere l’unico ad aver notato una certa deriva… non quella del mare, bensì quella dei concessionari. Parlo di Civitanova Marche dove sono solito riversarmi ogni estate, rigorosamente in spiaggia libera, rigorosamente al lungomare nord, ove amavo giochicchiare a basket e soprattutto a beach volley. Ho usato un verbo al passato perché il giochicchiare che amavo non c’è più. Ora ce n’è uno reso difficoltoso dalla deriva del “riservato alla clientela”. Ciò mi turba e mi ispira alcune riflessioni. In più mi crea problemi concreti. Vorrei partire proprio da questi ultimi: un tipo abitudinario e anche un po’ comodo come me si sistemava nella spiaggia libera attigua ad Attilio, lo stabilimento più vicino a dove si trova posto con l’auto. Con mio grande stupore fin dall’inizio dell’estate ho trovato però il campo di basket di Attilio orribilmente mutilato e reso inservibile, per fare spazio a tre campi di racchettoni. Mi scuseranno gli amanti del beach tennis se io uso un termine meno elegante ma assai più pregnante per indicare questo “sport”: racchettoni! Anche il campo da beach volley era sparito, per fare posto ai racchettoni. Ma la cosa più importante, e io ancora non lo sapevo, era la nuova scritta apparsa sui tre campi suddetti: “riservato alla clientela”. Ero ancora confuso per la sconcertante sparizione di basket e beach volley, e non  avendo alcuna intenzione di cimentarmi nei racchettoni, degnai la scritta di poca attenzione e di qualche battuta ironica il cui tenore potete ben immaginare. “Ok, cambiamo posto” e così mi incammino, non immaginando minimamente che il mio pellegrinaggio verso nord è solo all’inizio.
beach-volley-1-vives-300x194Dal G7 il campo da basket ancora (r)esiste, ma il beach volley è sparito. Penso: “Pazienza, per giocare a beach volley ci sposteremo da Hosvi”. In effetti alla prima occasione io e alcuni amici così facciamo, ma proprio mentre entriamo nel campo un giovane bagnino ci apostrofa così: “Il campo da beach volley è solo per la clientela”. Di nuovo verso nord, ma a questo punto sia io che i miei amici cominciamo a intravedere la Deriva, e cresce dunque una certa paranoia: “da Galliano? no, il campo da beach l’hanno recintato tutto per bene, vedrai che anche lì rompono. Da Batik? seee lascia perdere proprio”.  Verso nord! Ci sistemiamo nella spiaggia libera tra Federico e Sirenetta: tre campi nel giro di cento metri, la quantità dovrebbe bastare ad abbassare la guardia. In effetti per più di un mese gioco senza problemi prevalentemente nel campo da beach volley di Sirenetta. Finché un giorno, circa due settimane fa, non appare un cartello con una scritta. Indovinate un po’. Esatto: “riservato alla clientela”. Alcuni miei amici vengono cacciati in diretta dal signor Sirenetta e stavolta io ne approfitto per intavolare una trattativa: “Scusi, guardi che noi consumiamo sempre al suo bar, e lo faremo anche oggi”. Sembra promettente il mio approccio, vero? eppure non sortisce alcun effetto. Chi ha l’ombrellone può giocare, altra tipologia di cliente no. Dopo tali disavventure ecco una riflessione e alcune domande polemiche.
Riflessione: è evidente che la crisi non tocca i gestori degli stabilimenti balneari visto che si possono permettere la non trascurabile facoltà di cacciar via potenziali clienti. E uso la parola “potenziali” non certo in senso ipotetico visto che pur essendo un umile non-ombrellonato sono solito, penso come tanti altri, consumare chili di bibite, gelati e granite, specie se faccio attività sportiva.  Domande: ma non importa niente al signor Sirenetta, al signor Hosvi, al signor Attilio che riferirò in giro, come sto facendo ora, della loro bella disinvoltura? Si sono mai confrontati questi signori con i colleghi romagnoli? hanno mai riflettuto sul fatto che la forza trainante del turismo si basa sul creare un contesto accogliente? L’ente locale si pone in qualche modo il problema di dare la concessione balneare a chi rema a favore del suddetto contesto? Quanto tempo passerà prima che questa deriva ci conduca alla scritta “accesso alla spiaggia riservato alla clientela”?
I ben informati all’ultima domanda potrebbero ribattere: “ciò non sarà mai,  la legge tutela il libero accesso al demanio”. Eppure mi pare che le istituzioni di questi tempi non di rado strizzano l’occhio a chi si comporta con la cosa pubblica come fosse roba sua. E infatti conosco luoghi in Italia in cui già si fa così. Posti assai poco accoglienti. Appunto.



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