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Due anni fa moriva Nicola Bommarito
Tante azioni positive nel suo nome

Intervista al padre Giuseppe Bommarito, presidente dell'associazione "Con Nicola oltre il deserto dell'indifferenza"
mercoledì 22 giugno 2011 - Ore 12:52 - caricamento letture
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Nicola Bommarito

di Matteo Zallocco

Sono passati due anni da quel tragico 22 giugno 2009 quando un giovane maceratese, Nicola Bommarito, fu trovato morto nella sua abitazione di via Cioci a causa di un’overdose di eroina. Aveva 26 anni ed era impegnato con tutto se stesso ad uscire fuori dal tunnel della droga.

Una battaglia che ha voluto portare avanti il padre, l’avvocato Giuseppe Bommarito, che, poco dopo la morte del figlio, insieme a Simona, la mamma di Nicola, alla fidanzata Francesca e a tanti altri amici e familiari, ha trovato la forza di costituire l’associazione “Con Nicola, oltre il deserto dell’indifferenza”, che oggi conta circa 200 iscritti e ha lo scopo di ricordarlo “trasformando il dolore in energia positiva”.

Avvocato Bommarito, oggi è  il secondo anniversario della morte di Nicola, cosa rappresenta per lei questo giorno?

“E ‘ un momento in cui si riacutizza questo grande dolore che non è mai venuto meno e mai verrà meno. La morte di un figlio è veramente disumana. Ma è anche un momento di consapevolezza delle azioni positive che stiamo compiendo con l’associazione che porta il suo nome”.

Come è nata l’idea di costituire l’associazione?

“L’idea è nata riprendendo gli interessi di Nicola quando era ancora in vita, lui si è sempre battuto per dare una mano ai suoi amici in difficoltà e agli animali maltrattati”.

Da qui nasce, ad esempio, la vostra collaborazione con il canile di Macerata, la Cooperativa Meridiana e l’Associazione Argo…

“Sì, al canile abbiamo donato tempo fa circa trecento coperte per garantire un po’ di caldo agli animali nei mesi invernali, e un lettore di microchip che non avevano più; l’anno scorso abbiamo anche pagato la campagna di disinfestazione primaverile contro le zecche. Con l’associazione Argo l’anno scorso abbiamo anche portato avanti, grazie pure alla Confcommercio e alla Confesercenti, la campagna “Qui posso entrare”, volta a consentire l’ingresso dei cani negli esercizi pubblici, fatta eccezione per quelli per i quali, per motivi igienico-sanitari, vale un espresso divieto. Adesso stiamo collaborando con il canile e il Dipartimento veterinario dell’Asur per creare a nostre spese un sito internet con le foto e le caratteristiche dei cani al fine di favorire le adozioni, e per realizzare un nuovo ambulatorio veterinario che sia maggiormente adeguato alla situazione”.

Per i giovani invece cosa avete fatto?

“Abbiamo organizzato molte iniziative nelle scuole per parlare del disagio giovanile, della droga e dell’alcol, oltre a convegni specifici, ai quali sono intervenuti personaggi di rilievo come don Antonio Mazzi, il vaticanista del Corriere della Sera Luigi Accattoli e don Chino Pezzoli, tra i primi a fondare una comunità terapeutica in Italia. Con l’Anffas e l’Asur di Macerata abbiamo poi organizzato un’iniziativa pubblica sulla disabilità grave giovanile e abbiamo in cantiere un progetto per la costruzione di un laboratorio o di una vera e propria scuola di ceramica per soggetti disabili e no, che realizzeremo a Piediripa, utilizzando un locale della nuova sede della Cooperativa Meridiana, grazie alla collaborazione con l’Anffas, con la stessa Meridiana e con il noto artista maceratese Egidio Del Bianco, nostro associato e ideatore di questa iniziativa. Egidio insegnerà la tecnica della ceramica, in modo che i ragazzi, specialmente i disabili, ma non solo loro (anche tutti quelli che vorranno avvicinarsi a questa vera e propria forma di arte), potranno esprimere tutta la loro creatività. Anche il Comune di Macerata è molto interessato a questa iniziativa in cantiere”.

State anche portando avanti da tempo e con forza una campagna di sensibilizzazione contro la diffusione delle sostanze stupefacenti nella nostra provincia…

“Sì, l’abbiamo fatto attraverso innumerevoli articoli sulla stampa locale, grazie anche a questo giornale, e con un convegno sul narcotraffico organizzato assieme al Sert e all’Associazione ‘La Rondinella’ di Corridonia, a cui ha partecipato Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Direzione Antimafia di Reggio Calabria. Poi abbiamo fatto tanti incontri su questi temi nelle scuole, nelle parrocchie, con i genitori, in tanti comuni della nostra provincia”.

Ci sono altre iniziative in programma?

“Abbiamo contatti in corso con don Luigi Ciotti e Andrea Muccioli, responsabile della Comunità di San Patrignano, che speriamo di portare quanto prima a Macerata, nonchè con Raffaele Cantone che è stato il magistrato di punta contro la camorra e che potrà spiegarci le ramificazioni di questa organizzazione criminale nella nostra regione. A ottobre don Chino Pezzoli tornerà nella nostra provincia, questa volta a Tolentino”.

Poi c’è la palestra del CUS Macerata…

“Beh, in quel caso, raccogliendo un invito del presidente Totò De Introna, ci siamo limitati a donare tutte le attrezzature specialistiche che Nicola aveva nella sua palestra privata, in casa. L’inaugurazione, a dicembre, presente anche il nuovo Rettore Lacchè, è stata proprio una bella iniziativa”.

Avete anche finanziato opere nei Paesi del Terzo Mondo…

“Sì, la nostra associazione ha finanziato la costruzione di un laboratorio-biblioteca a Guagura Bora, piccola cittadina dell’Etiopia, dove ha operato anche il Comune di Macerata, e un laboratorio di fisioterapia nel Saharawi, quest’ultimo insieme alla associazione Rio de Oro. Entrambi i laboratori portano il nome di Nicola. Vogliamo però portare ancora avanti l’impegno in Etiopia e così, insieme all’Associazione Il Colibrì di Ancona, ci piacerebbe impegnarci in un progetto concreto per costruire sistemi di canalizzazione dell’acqua piovana. Nelle nostre idee c’è anche un contributo per una casa-alloggio per le suore che operano a Guagura Bora, in modo che le strutture lì realizzate da altre associazioni (specialmente la onlus Viva l’uomo, che fa capo alla parrocchia dell’Immacolata), da noi, ed anche dal Comune di Macerata, possano avere il supporto di una presenza stabile di queste insostituibili operatrici della solidarietà”.

Da dove vengono questi fondi?

“In primis da quello che ha lasciato Nicola, che aveva iniziato un’attività imprenditoriale nel settore dell’edilizia. Aveva dei risparmi, una moto, delle quote societarie. Poi ci sono interventi economici miei, della nostra famiglia e di altri membri e benefattori dell’associazione. Fino ad oggi siamo riusciti ad elargire in opere di beneficenza e di utilità circa 30mila euro, compreso un contributo alla Caritas di Macerata e alla Comunità Papa Giovanni XXIII di Tolentino”.

L’argomento chiave dei suoi interventi è la droga. Ha avuto dei riscontri positivi?

“L’opera di informazione e di sensibilizzazione portata avanti in questo anno e mezzo, spesso e volentieri insieme al Dipartimento Dipendenze Patologiche e alla associazione La rondinella, è stata utile a far capire meglio a tante persone la gravità di questa emergenza e anche le istituzioni hanno iniziato a muoversi attraverso una più capillare opera di prevenzione. Però c’è ancora molto da fare, perché a tutti i livelli questo problema, tanto grave quanto sottovalutato, venga affrontato nel modo giusto, cioè con una rete di iniziative e di contatti che, in un giusto equilibrio, si fondino sulla prevenzione, nelle famiglie, nelle scuole, negli oratori, e sulla repressione da parte delle forze dell’ordine”.

Nell’ultimo anno si sono anche intensificate le operazioni delle forze dell’ordine…

“E’ vero, forse un po’ dipende anche dalla maggiore consapevolezza dei cittadini che chiamano carabinieri e polizia quando vedono qualcosa che non va, come noi continuamente invitiamo a fare. Questa collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine è la strada giusta, e va portata avanti con continuità”.

A tal proposito si è  tenuto di recente un summit in Prefettura…

“Sì, il Prefetto Piscitelli e il Procuratore della Repubblica Paciaroni hanno convocato tutti i soggetti pubblici e privati che hanno a che fare con la droga in termini di prevenzione, terapia e repressione. Si è deciso di impostare, con l’aiuto anche del Vescovo Giuliodori, una grande opera di prevenzione corale che dovrebbe iniziare il prossimo autunno in tutti i Comuni, in tutte le parrocchie e in tutte le scuole”.

Da dove nasce, secondo lei, la piaga della droga?

“Il motore principale sono le organizzazioni criminali che con la droga fanno affari illeciti enormi e hanno interesse a raggiungere fasce di ragazzi di età sempre più bassa. Poi ci sono le problematiche familiari e sociali, il disagio economico, la mancanza di reali prospettive, tanti fattori… Oggi purtroppo ci troviamo di fronte a un’epidemia sociale, che purtroppo non viene ancora percepita come tale da tutti coloro che dovrebbero essere in prima fila a fronteggiarla”.

Qual è il messaggio che da padre vuole mandare agli altri genitori?

“Di parlare e seguire il più possibile i figli, fare una grande opera di prevenzione e di vigilanza in famiglia e non accontentarsi delle risposte rassicuranti dei figli, ma seguirli sempre da vicino iniziando a discutere in maniera informata di questi problemi sin dalle Elementari. Questi ragazzi devono essere capaci di dire no nel momento in cui, in prima media, qualcuno sicuramente si avvicinerà a loro e gli offrirà la roba, la stramaledetta droga”.

Nessun manifesto neanche quest’anno per il secondo anniversario della morte di Nicola. La sua famiglia lo vuole ricordare con i frutti che i suoi pensieri, i suoi mezzi e le sue idee stanno dando. Recentemente è uscito il secondo libro di Giuseppe Bommarito “Fiocchi di neve (Così mi parla un figlio ucciso dalla droga” che è in distribuzione gratuita alla Bottega del Libro e alla Libreria Del Monte.




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