Una folla commossa per Maurizio, l’uomo che non negava mai un saluto

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Maurizio Speranza con il padre Luigi

di Alessandra Pierini

Maurizio, le sue poesie, le sue canzoni, il suo immancabile solito e i saluti che non negava a nessuno: in tanti hanno lasciato il loro saluto su Cronache Maceratesi (leggi), tantissimi hanno voluto salutarlo questa mattina per l’ultima volta nella chiesa di Santa Maria della Pace che non è bastata a raccoglierli tutti e la folla che ha invaso anche il piazzale più e più volte ha applaudito, ricordando il carattere di Maurizio e il suo modo di essere speciale.
Maurizio Speranza, 42 anni, musicista, dipendente della Camera di Commercio, molto conosciuto a Macerata per il suo impegno in tanti ambiti, è scomparso giovedìscorso, stroncato da una grave malattia.
Il sindaco Romano Carancini  ha portato il saluto della cittadinanza e ha ricordato un momento in particolare: «Lo incontravo spesso e mi raccontava che suonava poi l’anno scorso, in una bella serata, abbiamo fatto insieme una cantata e non lo dimenticherò mai. Sapeva coinvolgere. Credo che come comunità dovremmo prendere il suo modo di fare e farlo nostro». Lo ha ricordato il capo scout che lo aveva accompagnato da bambino: «Non avrei mai creduto – ha detto – di dover dare l’ultimo saluto a un mio lupetto. E’ sempre stato molto presente ed attivo anche perchè aveva alle spalle una grande famiglia». Sull’altare si sono poi avvicendati per portare la loro testimonianza una rappresentante degli amici di famiglia, un’amica, un componente dell’associazione ciechi, Pio Tacconi, il presidente della Pro loco di Piediripa e ancora una collega della Camera di Commercio: «Quante volte sei entrato in ufficio – ha ricordato commossa – e ci hai salutato uno per uno con il tuo “Come stai?” e noi spesso ti abbiamo risposto distratti, troppo presi da quelle carte sensa senso». Maurizio era la sua musica ma era anche le sue poesie che aveva iniziato a scrivere sin da molto piccolo e i cui versi sono stati letti al termine della celebrazione. Un invito alla vita, a godersela, ad accontentarsi di quanto di bello ognuno di noi ha. Don Pietro, che ha celebrato la messa, ha trovato una sola spiegazione da dare al padre Luigi costernato dalla scomparsa, alla mamma Teresa, alla sorella Francesca e ai tanti che l’hanno conosciuto: «La realtà può essere a volte troppo cattiva per persone più belle e sensibili, per questo a volta vengono chiamate in cielo,così da evitare tanta cattiveria. Hai fatto bene – ha aggiunto poi rivolgendosi al padre – a scrivere sui manifesti che un angelo è volato in cielo perchè credo che è proprio così».


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