Il sindaco di Sarnano:
“Non accetto lezioni di morale”

Il primo cittadino interviene sul caso dei 42 profughi destinati a Sarnano e poi arrivati a Loro Piceno, rispondendo all'assessore regionale Marconi

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Il sindaco di Sarnano, Franco Ceregioli

In merito all’arrivo dei 42 subsahariani in provincia di Macerata (leggi l’articolo) interviene il sindaco Franco Ceregioli attraverso la seguente nota stampa arrivata dal Comune di Sarnano:

Franco Ceregioli conferma in pieno la sua posizione e rilancia. Il sindaco di Sarnano non accetta la definizione di “razzista” e “irresponsabile”, a lui chiaramente indirizzata dall’assessore regionale Luca Marconi e, tornando a chiarire ulteriormente la sua posizione, respinge anche le critiche mosse dall’operatore turistico Andrea Cherchi nella lettera aperta diffusa alla stampa. “Sono personalmente rimasto molto colpito dai toni usati dall’assessore: conoscendo le sue capacità e le sue doti di equilibrio, infatti, mi sarei aspettato una risposta che entrasse nel merito delle questioni che io avevo sollevato sul contegno tenuto dalla Regione Marche in questa vicenda, e non invece un mero attacco sul piano personale. Questa reazione mi conferma ancora di più la bontà delle nostre ragioni. L’assessore Marconi, infatti, non mi spiega il motivo per cui la Regione aveva deciso di inviare a Sarnano tutti i 60 migranti destinati alle Marche in forza dell’accordo Stato/Regioni, senza nemmeno premurarsi di investire della questione le autorità locali, se non con una telefonata la mattina precedente alla presunta data di arrivo, cioè quando ormai tutto era già stato deciso e pianificato. Il fatto che ci fosse una struttura disponibile non può essere una risposta credibile, ma una mera giustificazione per riparare ad una procedura assolutamente inaccettabile: anzi, il riconoscere espressamente che la Regione Marche aveva già deciso di destinare un numero qualsiasi di migranti (45 dice l’assessore) a Sarnano prima ancora di contattare un qualunque soggetto istituzionale del territorio è la definitiva conferma della irragionevolezza del metodo seguito dalla Regione”. Ceregioli, quindi, torna a sottolineare quello che è probabilmente uno degli aspetti più importanti di questa vicenda: la scarsa comunicazione. Il sindaco, infatti, dice di essere stato avvisato soltanto il giorno prima dell’arrivo dei migranti con una semplice telefonata e lamenta il mancato coinvolgimento delle istituzioni locali. Pervicacemente, piuttosto che dare risposte plausibili alle legittime istanze di una comunità locale, si tenta di spostare l’attenzione sul fatto che Sarnano non sarebbe accogliente e che io avrei addirittura fatto una pessima pubblicità per il paese.

“Sappia l’assessore Marconi che Sarnano è e rimane un paese accogliente: ma vuole essere accogliente per scelta e non per imposizione! Stiamo facendo sforzi incredibili, come Amministrazione Comunale, per poter garantire un’offerta turistica competitiva in un momento di crisi come quello attuale: mantenere standard di qualità elevati come ad esempio quelli che impongono i circuiti della “Bandiera Arancione” e del club dei “Borghi più belli d’Italia” è estremamente gravoso per una comunità piccola come Sarnano, e troppo spesso ci troviamo soli ad affrontare questi impegni. Quello che chiediamo (o forse è meglio iniziare a dire: che pretendiamo) è almeno un po’ di rispetto e di considerazione, quello che in questa vicenda dei migranti è invece assolutamente mancato da parte della Regione.

Una considerazione conclusiva sulle asserzioni dell’assessore Marconi sulle presunte espressioni razziste e sulla mia altrettanto presunta “cattiveria”.

Premesso che non ho mai usato espressioni razziste nei miei interventi, sia scritti che verbali, e che non accetto da nessuno lezioni di morale, in quanto la mia storia personale è la migliore attestazione del mio modo di comportarmi e di intendere l’attività amministrativa, non comprendo a quale “cattiveria” faccia riferimento l’assessore Marconi: se però “cattiveria” significa pretendere il rispetto da parte delle istituzioni, significa reclamare il diritto di ottenere scelte eque e condivise, significa difendere la dignità della popolazione che mi onoro di rappresentare, allora posso anche essere considerato ‘cattivo’”.

 


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