MaceraTiAmo: “Conflitti
per Suap e Minitematica,
manca una chiara idea di città”

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Da MaceraTiAmo riceviamo una riflessione sulla situazione che si è venuta a creare tra maggioranza e amministrazione. La sintesi, fanno sapere i componenti dell’associazione, è stata inoltrata ad ogni singolo componente di Giunta e Consiglio :

Diciamo la verità: in pochi ci capiscono qualcosa, essendo una questione squisitamente tecnica, per cui il tutto passa nella quasi totale indifferenza. Parliamo delle Linee Guida per procedure SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), in discussione in questi giorni nelle commissioni consiliari. Una faccenda, come dicevamo, molto tecnica, ma tutt’altro che di secondaria importanza. Giusto per fare un esempio, era un procedimento SUAP quello richiesto dalla Giorgini spa, che avrebbe consentito la costruzione di un’industria per il trattamento di materie plastiche, definita insalubre di prima classe, su sette ettari tra Piediripa e San Claudio; un procedimento che era arrivato positivamente al termine del suo percorso ma che il consiglio comunale ha rigettato sotto la pressione di comitati e cittadinanza.
Il SUAP è un procedimento che, nei casi di richiesta di variante al piano regolatore, semplifica la vita delle aziende offrendo loro la possibilità di avere un unico referente, lo Sportello Unico appunto, e un percorso accelerato. Una cosa ben fatta quindi, che già da tempo funziona (l’istituzione è del 1998 con il DPR 44/98) e che garantisce uno snellimento della burocrazia mantenendo una serie di garanzie a tutela degli enti locali e dei cittadini. Un recente aggiornamento normativo (DPR 160/2010) ribadisce le funzioni del SUAP ma omette di affrontare il contrasto con gli strumenti urbanistici e la conformità del progetto alle norme ambientali, sanitarie e di sicurezza sul lavoro, e questo ha generato alcune incertezze sulla sua interpretazione. Tale omissione, insieme ad altre incongruenze comunque presenti anche nelle norme precedenti, ha fatto emergere in consiglio comunale la necessità di stabilire un regolamento chiaro e condiviso proprio sul funzionamento del SUAP.

Come nel caso precedente della Minitematica, il sindaco (nella sua veste di assessore all’urbanistica) ha incaricato gli uffici competenti di predisporre i documenti necessari, ottenendo una proposta che mira, in base all’impatto che i progetti sottoposti a SUAP producono sul territorio e sull’ambiente, a mitigarne le conseguenze: in tali casi si chiede alle aziende di applicare criteri maggiormente efficienti in termini di risparmio energetico e di tutela dell’ambiente, oppure di realizzare interventi di interesse pubblico, oppure di fornire garanzie reali sull’effettivo rispetto del progetto e delle norme.
Le due commissioni consiliari chiamate in causa (Affari istituzionali e Urbanistica) hanno invece discusso un documento che, anche se sviluppato a partire da quello redatto dagli uffici, è di fatto inconciliabile col primo. Non si sa quale dei due documenti verrà sottoposto al parere del consiglio comunale, di sicuro siamo di fronte all’ennesimo conflitto tutto interno alla maggioranza.
Abbiamo chiesto ai nostri tecnici di confrontare le due mozioni, e quello che ne è venuto fuori non ci sembra incoraggiante.

E’ innanzitutto evidente il tentativo da parte delle commissioni di esautorare gli uffici comunali dei propri poteri e competenze: aggiungendo un semplice “o anche negativo” alla proposta originale il gioco è fatto. Quando si dice “in caso di esame positivo o anche negativo dell’istanza… il responsabile del procedimento redige apposita relazione che trasmette al Consiglio Comunale affinché esprima il proprio parere…” si commette una palese intromissione: se l’ufficio esprime un parere positivo sull’aspetto tecnico normativo, quello cioè che gli compete, è normale prassi che il Consiglio Comunale si esprima sull’aspetto politico contenuto nella variante. Ma se l’ufficio esprime un parere negativo, cioè dice che “non si può fare, perché tecnicamente non è corretto”, quale parere vuole esprimere il Consiglio Comunale? Vuole entrare anche nel merito tecnico che non è di sua competenza?

Altre distanze tra le due mozioni sono inerenti a una serie di oneri che il documento dell’Ufficio Tecnico, e quindi del Sindaco, propone a carico dell’azienda richiedente, soprattutto nel caso di industrie insalubri. Il documento originale prevede in tali casi obblighi supplementari per i richiedenti, con il fine di bilanciare le criticità che l’intervento può determinare.
Nella proposta dell’Ufficio Tecnico si richiedono infatti maggiori opere di mitigazione rispetto a quelle previste del regolamento edilizio: maggior quantità di energia da fonti rinnovabili, punteggio Itaca (per il risparmio energetico) più alto, 40% della superficie esterna (tetto e pareti verticali) da realizzare con verde. Queste maggiorazioni sono poi più forti nel caso di industrie insalubri. Obblighi che nel documento delle commissioni sono stati cancellati.
E’ il caso di ricordare qui (anche se non riguarda i procedimenti SUAP) che la stessa cosa è successa in occasione della “minitematica”, quando le richieste migliorative dell’ufficio competente sono state bellamente ignorate grazie a un arzigogolo assolutamente scandaloso.

Un ultimo aspetto sul quale è presente una netta distanza fra le due posizioni è relativo all’obbligo a stipulare opportune polizze fideiussorie per chi propone l’intervento; queste polizze rappresentano una tutela fondamentale in quanto sono l’unico strumento concreto attraverso il quale l’ente comunale può agire qualora si verifichino danni, o altri imprevisti o non si ripristini l’area allo stato pre-intervento edificatorio. Tali polizze evidentemente sono considerate troppo onerose dalle commissioni, tanto che nel testo proposto da loro sono state completamente eliminate. Un esempio può aiutare a capire. Un’azienda insalubre insediatasi con procedura SUAP termina la sua attività e senza procedere ai previsti adempimenti a garanzia della salvaguardia dell’ambiente abbandona il tutto. Una polizza fideiussoria fornirebbe le risorse necessarie, se il caso lo richiedesse, per ripulire e bonificare il terreno.

Questo racconto-confronto, fatto di cancellazioni, sostituzioni e integrazioni è la testimonianza del grave scontro in atto tra il Sindaco e la “sua” maggioranza. Ma non è solo lo scontro che preoccupa. La preoccupazione maggiore è legata a una grave assenza, da cui quello scontro distoglie attenzioni ed energie: l’assenza di una chiara idea di città. Quale idea persegue la nostra classe politica? Quella della minitematica, con la quale si sono riempiti tutti i vuoti? O quella del piano casa, che prevedeva di riempire vuoti ancora più estesi? O quella perseguita nelle linee guida per il SUAP? Ci si passi l’ironia, ma il breve elenco serve solo a evidenziare l’occasionalità con la quale viene affrontata la politica urbanistica, senza un’idea forte sulla Macerata del futuro. Città della cultura o degli affari, città dell’industria o dell’agricoltura, città dei giovani o degli anziani: è ovvio che definizioni come queste sono riduttive, incapaci di restituire le complessità proprie di ogni città, ma quelle immagini sono solo un punto di partenza per dare una prospettiva completa e fondata per la Macerata di domani.
A esser precisi, nell’azione del sindaco Carancini è riconoscibile, in nuce, probabilmente inconscia, un’idea di città da perseguire: si intravede un’idea fondata sulla condivisione di norme e regole, che sono la base di ogni convivenza in democrazia, norme e regole che hanno guidato la condotta del Sindaco e degli Uffici quantomeno nella stesura del documento proposto.
La stessa intenzione non è rintracciabile nell’azione delle due Commissioni in cui maggioranza e minoranza si sono trovate sostanzialmente d’accordo. Infatti le decisioni emerse da questa procedura, salvo singole eccezioni, hanno visto il voto favorevole del consigliere Carelli, presidente della commissione urbanistica, e dei consiglieri dell’opposizione, mentre i consiglieri di maggioranza si sono astenuti; la proposta finale è passata con 4 voti favorevoli e circa 15 astenuti, nessun contrario. Una situazione vista già troppe volte (anche negli anni passati) in cui maggioranza e opposizione su questi argomenti votano sempre di comune accordo e dove le astensioni rappresentano non una posizione diversa ma solo l’ipocrisia necessaria per mantenere gli equilibri politici.
I consiglieri che dovranno votare la delibera uscita dai lavori delle due commissioni in quelle modalità il prossimo 31 gennaio, forse non sono a conoscenza di tutti i retroscena e di tutte le implicazioni che abbiamo provato a raccontare: l’auspicio è che tutti si ricordino il programma elettorale che hanno sottoscritto e che si adoperino per cominciare finalmente a scrivere quella sospirata e agognata “nuova storia”»



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