L’omelia del vescovo per San Giuliano:
“Seguiamo le orme di Matteo Ricci”

Monsignor Giuliodori elogia anche lo Sferisterio Opera Festival
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Di seguito l’omelia pronunciata oggi – durante la messa delle 18 al Duomo –  dal vescovo Claudio Giuliodori in occasione della festa del patrono San Giuliano:

Come è ormai consuetudine, da quando ho assunto la guida pastorale della Diocesi,  in questa circostanza sono solito sviluppare una particolare riflessione legata alla vita sociale, culturale e religiosa della nostra Città. A San Giuliano, del quale nel 1442 fu miracolosamente ritrovato il braccio, ci rivolgiamo umilmente anche per avere luce e conforto nel cammino della nostra comunità cittadina. Un viaggiatore, diventato santo per la sua capacità di dialogo e di accoglienza, soprattutto verso i poveri e i pellegrini, cercatori di Dio. Certamente questo profilo di San Giuliano non deve essere sfuggito al giovane Matteo Ricci e non è difficile immaginare che taluni tratti del suo spirito intraprendente di viaggiatore e di testimone del vangelo presso il popolo cinese, così lontano e diverso, li abbia assunti proprio dal Santo Patrono.

In questo anno di celebrazioni per il IV Centenario della morte vorrei pertanto cogliere e proporre alla Città, nella ricorrenza delle feste patronali, alcuni aspetti della vita e del messaggio di P. Matteo Ricci. L’eredità spirituale e culturale del nostro illustre concittadino, ammirato in tutto il mondo e profondamente amato dai cinesi, costituisce certamente un dono preziosissimo di cui andare orgogliosi, ma anche un impegnativo compito da assumere per onorarne la memoria. Mi soffermo su quattro aspetti che possono costituire i punti cardinali di un impegno comune e condiviso per far sì che Macerata sia nel suo cuore e nella sua identità, e non solo anagraficamente, la città di P. Matteo Ricci.

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1. Un  primo fattore che non finisce mai di stupire è la straordinaria sintesi tra religione e scienza, fede e cultura che P. Matteo Ricci ha saputo realizzare e proporre nella sua vita e nei suoi scritti, senza alcuna commistione impropria e senza alcuna sterile contrapposizione. Sulla scorta di questo grande insegnamento sarebbe davvero auspicabile che Macerata, grazie alla collaborazione tra Diocesi, Università, Comune, Enti artistici e Istituzioni culturali, come avvenuto quest’anno in occasione di convegni, mostre e altre iniziative, diventi un laboratorio per affrontare i grandi temi della vita e del futuro dell’umanità coniugando sempre scienza, ragione e fede. Tra le espressioni più significative in questa direzione vorrei menzionare in modo particolare la stagione dello Sferisterio Opera Festival che in onore di Ricci, sul tema “A maggior Gloria di Dio” ha saputo offrire in questa estate un programma di altissimo profilo artistico e di grande suggestione spirituale. Attraverso il gusto della bellezza e la ricerca della verità le opere proposte hanno riscaldato il cuore e illuminato la mente.

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2. Un secondo aspetto su cui siamo chiamati a riflettere e lavorare, di cui P. Matteo Ricci è un grande e insuperato maestro, è il dialogo fecondo tra civiltà e culture. Dopo quattro secoli questa sfida appare ancor più attuale, soprattutto di fronte ai segni di un certo declino dell’Occidente mentre emergono sempre più le potenzialità economiche, culturali e sociali dell’Oriente. Davanti a questo nuovo scenario l’insegnamento di P. Matteo Ricci sprona tutti noi ad essere concreti continuatori della sua opera. Sulle sue orme dovremmo fare di Macerata un luogo esemplare dello scambio tra l’Europa e la Cina. In questa prospettiva la Diocesi, oltre a proseguire, nelle forme che saranno possibili, le giornate dell’amicizia con i cinesi che sono in Italia, ospiterà alcuni sacerdoti cinesi, studiosi di teologia e filosofia, che costituiranno a Macerata un centro di coordinamento per gli studenti cinesi che si stanno formando nelle università europee.

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3. In terzo luogo, non renderemmo adeguata giustizia alla figura di P. Matteo Ricci se non ponessimo in evidenza la sua spiccata sensibilità caritativa, un aspetto spesso dimenticato o poco sottolineato. Portando con sé quel senso di onestà e di solidarietà che contrassegna il carattere della gente marchigiana e facendo suo il carisma del nostro santo patrono San Giuliano, che è, non dimentichiamolo, un santo della carità, P. Matteo Ricci è stato anche un amante e difensore della giustizia e un testimone operoso della carità verso i poveri secondo l’insegnamento evangelico divenuto per lui ragione di vita. Se Macerata vuole davvero essere la Città di P. Matteo Ricci non potrà non seguirne l’esempio anche su questa strada della solidarietà e della giustizia, dell’accoglienza dei più poveri, di una carità umile e operosa.

4. Da ultimo, ma in senso evangelico, e cioè in quanto aspetto primo e più rilevante, P. Matteo Ricci ci insegna il vero spirito missionario e ci invita a rinnovare la nostra fede. Nel suo slancio missionario si è speso senza riserve e senza risparmiarsi in nulla per questa grande impresa, spinto solo ed esclusivamente dal desiderio di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo all’amato popolo cinese. Un missionario nel senso più forte e pregnante del termine. Le ultime parole consegnate sul letto di morte ai confratelli e ai fedeli presenti “Vi lascio su una soglia aperta a grandi meriti, ma non senza molti pericoli e tribolazioni” sono di grande attualità anche per i nostri giorni.

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Ci auguriamo che questi quattro punti possano farci da bussola nel valorizzare il grande patrimonio spirituale e culturale lasciatoci da P. Matteo Ricci e speriamo che possa essere proclamata presto e pubblicamente quella santità di cui erano consapevoli e assolutamente convinti i suoi contemporanei.

Cari maceratesi avere P. Matteo Ricci come concittadino è per noi tutti un onore e un privilegio, ma anche una grande responsabilità. Non avvenga che si debbano applicare a noi quelle parole del Siracide ascoltate nella prima lettura: “Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti” (Sir 2, 12). Speriamo pertanto che il suo ricordo oltre ad essere impresso nel nostro cuore possa essere ben visibile in questa Città che gli ha dato i natali e che lui, nelle sue lettere dalla Cina, ricordava con grande affetto. L’occasione del quarto centenario della morte ci offre una opportunità unica e irripetibile per dotare Macerata di opere artistiche e museali in grado di presentare a tutti, residenti e visitatori, anche per il futuro, una memoria viva di questo nobilissimo figlio della nostra terra.

(Foto di Guido Picchio)

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